Docendo discitur

Insegnando s’impara

Raccontare storie significative e riflettere su di esse accresce la nostra esperienza e si colmano lacune e, quindi, s’impara sempre di più. La conoscenza che educa deve essere stabile e proiettata nel futuro in conformità alle nuove esigenze di un mondo che cambia sempre più rapidamente. Lo scopo della conoscenza biblica ha sempre avuto di mira, sia nel passato come nel presente lo scopo di conseguire e accrescere i principi morali e rafforzare una spiritualità che sia in grado di dare un senso alla propria vita. Un buon maestro dona il suo tempo, la sua presenza, il suo respiro, la sua fatica, le sue energie. In cambio chiede solo attenzione e apprezzamento. Il vero insegnante sa estrarre dalla mente dei suoi discepoli i semi della verità per farli crescere. Il maestro che insegna, alla fine impara anche lui.

Sono stato per molti anni sorvegliante della Scuola di Ministero Teocratico e in tutta onestà non potevo desiderare che un incarico di questo tipo. Un po’ per una mia struttura scolastica (sono un insegnante mancato) e un po’ perché mi piace molto saper comunicare con il prossimo. Sento la mancanza di quegli anni felici. Sono “inattivo”, aggettivo usato dai Testimoni di Geova per indicare i fratelli che non predicano più e non si associano alle adunanze come una volta. Non mi piace questo termine perché assume una connotazione negativa nei pensieri dei fratelli.

Pur avendo trascorso una parte importante della mia vita insegnando in congregazione, sono consapevole degli errori di metodo che ho commesso, per cui non mi piace giudicare o condannare altri che insegnano alle adunanze, anche se ho ragioni valide per farlo. In merito all’articolo La guida dei perplessi, in particolare sul punto I libri che istruiscono aiutano il cervello a crescere, vorrei concludere questa mia riflessione con un pensiero che ho fatto mio in tutti questi anni. Si deve insegnare ai fratelli in modo tale che abbiano l’impressione che non stiamo affatto insegnando loro. Bacchettare i fratelli, seduti sulla cattedra di Mosè, non aiuta a imparare, anzi demoralizza. La conoscenza che trasmettiamo va loro proposta non come un qualcosa che ignorano, ma come se l’avessero dimenticata.

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Commenti (1)

  • Vito

    |

    A bonis bona disce

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