Due mari e un fiume

La Terra Promessa è caratterizzata da due laghi, chiamati Mar di Galilea e Mar Morto. Il primo è un bacino d’acqua dolce e si trova incastonato fra le colline della Palestina ed è anche chiamato Mar di Tiberiade. Il secondo è il più salato, il più basso, il più morto. Tutt’e due i laghi ricevono l’acqua dal fiume Giordano che nasce dal Monte Ermon.

La differenza fra i due è che il Mar di Galilea è vivo perché riceve l’acqua dal fiume Giordano e poi la dona. Il Mar Morto l’acqua la riceve, l’accumula, non la defluisce ma la fa evaporare. L’acqua del Giordano lì muore.

I riferimenti allegorici ai due “mari” della Terra Promessa e al fiume Giordano ci aiutano a capire che si può ricevere acqua e renderla vivificante, ma anche farla morire. E’ u po’ come ricevere lo Spirito Santo di Dio, farlo affluire sulla propria persona e vivere. Ci sono altri invece che ricevono lo Spirito Santo, lo fanno prima evaporare e poi morire. L’acqua viva assume in questa prospettiva tutto il suo valore, a confronto con l’acqua morta dove non può esistere vita.

Tanto più doni, tanto più sei nella pienezza dello spirito. Al contrario, se non doni sei nella pienezza delle cose morte. A quale dei due mari assomigliamo? A quello di Galilea, tanto caro a Gesù per le sue attività o al Mar Morto, privo di vita?

Ciascuno di noi può chiedersi: Che dire delle mie opere, in quei campi che non hanno direttamente a che fare con la predicazione o con le adunanze di congregazione? (Luca 16:10) Ciò che conta non è la fede o le opere, ma i motivi per cui crediamo e operiamo. Non si può ridurre l’acqua vivificante dello spirito a delle belle cifre da scrivere su un rapporto.

Viene quasi spontaneo applicare il Mar di Galilea a tutti i tdG attivi e il Mar Morto agli inattivi e a tutti quelli che si sono allontanati dall’organizzazione. Invece, dobbiamo stare attenti a non giudicare i fratelli inattivi come i morti del mare in questione, perché nessun essere umano può conoscere a fondo i motivi altrui né dove lo Spirito possa arrivare. A volte si può essere vivi fuori ma morti dentro.

Per ciascuno di noi vale la domanda: “Chi sei tu da giudicare il domestico di un altro?”, e l’ovvia risposta è: “Egli sta in piedi o cade al suo proprio signore”. (Romani 14:4) Geova, il Signore di tutti, e Cristo Gesù, il Giudice da lui costituito, ci giudicheranno non solo sulla base delle opere che avremo compiuto ma anche sulla base dei nostri motivi, delle nostre circostanze, del nostro amore e della nostra devozione.

Solo Geova e Cristo Gesù possono determinare se abbiamo seguito o no l’esortazione che l’apostolo Paolo dà a ciascun cristiano: “Fa tutto il possibile per presentarti approvato a Dio, operaio che non abbia nulla di cui vergognarsi, maneggiando rettamente la parola della verità”. — 2 Timoteo 2:15; 2 Pietro 1:10; 3:14.

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Commenti (2)

  • Vito

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    Quello che scrivi, mi piace.
    Vorrei chiederti se posso usare alcuni tuoi esempi come illustrazioni o introduzioni sia per i discorsi e sia in predicazione.

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    • inattivopuntoinfo

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      Va bene, nessun problema da parte nostra.

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