E’ inutile cercare il colpevole, è meglio trovare la soluzione

accusare

Una lettera rivolta a te che sei inattivo.

Cari fratelli vi mando questo scritto perché ritengo giusto che si dia voce anche a chi la pensa diversamente da molti inattivi e non condivide il loro atteggiamento, e non mi riferisco solo a loro. Ho notato che alcuni scrivono sul vostro sito commenti apertamente ostili ai testimoni di Geova. Le mie parole non vogliono essere una critica alle scelte che ognuno fa della sua vita, né desidero aprire una polemica inutile con chi ha pregiudizi nei confronti del Corpo Direttivo.

Mi rivolgo, invece, a tutti gli inattivi che leggono in forma anonima i post e gli articoli che vengono scritti sui vari blog e forum. So che il vostro è un sito rivolto agli inattivi e agli anziani di congregazione, quindi rivolto anche a me. Non trattandosi quindi di un forum né di un blog dove ognuno può scrivere la propria opinione, ho pensato per questo motivo di scrivere a mo’ di lettera il mio pensiero. Spero che mi concediate lo spazio per la pubblicazione.

fordHenry Ford

Per esperienza personale, ho imparato che serve a poco identificare il colpevole dei nostri problemi e dargli addosso senza fare nulla per cercare una soluzione. A volte, come extrema ratio, è necessario guardare all’interno della nostra personalità invece che puntare il dito su quanto succede nelle congregazioni.

Forse non ci rendiamo conto o non siamo del tutto consapevoli che la soluzione è dentro noi stessi piuttosto che cercarla altrove. Non serve piangersi addosso attribuendo ad altri la responsabilità della propria inattività. Credo che la cosa più sensata da fare in questi casi sia quella di trovare nuovi rimedi per risolvere i problemi che assillano gran parte degli inattivi.

I cambiamenti se necessari non snaturano la vita di un inattivo né rinnegano le scelte fatte in passato. L’errore sta nel rifiutare le alternative giuste che esistono nelle congregazioni.

Caro fratello che in maniera inappropriata sei etichettato come “inattivo” non rifugiarti in un concetto di tradizione che ti tiene prigioniero di eventi del passato. C’è il rischio di rimanere intrappolato in tormenti mentali e sensi di colpa inutili e controproducenti.

Non limitarti a porre dei paletti mentali alla tua libertà di scelta decidendo di stare lontano dalla congregazione. Sei sempre libero di scegliere anche di non rinunciare alla sana fratellanza che pur sempre c’è ancora nelle congregazioni.

Non è una novità che la nostra fede sia “scossa” all’interno della congregazione da chi invece ha la responsabilità di accrescerla. Tali cose sono sempre successe nelle migliori famiglie cristiane sin dall’inizio del cristianesimo.

Purtroppo, queste esperienze che lasciano il segno furono una caratteristica anche al tempo di Gesù: E così avete reso la parola di Dio senza valore a causa della vostra tradizione. Ipocriti, Isaia profetizzò appropriatamente di voi, quando disse: ‘Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è molto lontano da me. Invano continuano ad adorarmi, perché insegnano come dottrine comandi di uomini’”. Egli chiamò quindi a sé la folla e disse loro: “Ascoltate e afferratene il significato: Non ciò che entra nella bocca contamina l’uomo; ma ciò che esce dalla bocca, questo contamina l’uomo”. (Matteo 15: 6-11).

Ciò che esce dalla nostra bocca può diventare un fattore contaminante. Certi fatti, per quanto contaminanti, non dovrebbero farci perdere l’autostima o farci venire “il mal d’esistere”. Anche Giacomo ribadì che la lingua nessuno la può domare. Con essa benediciamo Geova eppure con la stessa malediciamo gli uomini fatti a somiglianza di Dio.

Dalla stessa bocca umana escono benedizioni e maledizioni e questo è un controsenso perché dalla stessa bocca non può sgorgare sia il dolce che l’amaro. Nonostante ciò queste cose succedono oggi come allora.

lampadinaCaro fratello, lo sai bene che esistono parole che aprono le porte alla sfiducia e altre che rafforzano. Dipende da noi quali scegliere nella nostra vita. Più si usa un linguaggio che scoraggia e defraternizza tanto più crescerà l’insicurezza e la disistima.

Visto che in questo momento mi stai leggendo dentro Internet, ricordati che siamo ciò che leggiamo o scriviamo. Spesso la soluzione sta nell’avere più fiducia in se stessi, piuttosto in quello che altri pensano e scrivono.

“E’ tutta colpa degli anziani”. “Se mi sono ridotto così è per colpa dell’Organizzazione”. “In congregazione non c’è vero amore, nessuno mi ha aiutato quando ero nel bisogno”. “Tutto ciò che insegna il Corpo Direttivo è sbagliato e anacronistico”.

Frasi di questo tipo ti allontanano più che avvicinarti a Geova e al suo popolo. Troppi giudizi negativi equivalgono a giudicare se stessi in maniera negativa. Se dai eccessivo peso alle cose passate rischi di rovinarti non solo il presente ma anche il futuro.

Arrendersi facilmente a una piccola sconfitta significa farti sentire un fallito. Un servitore di Dio non può essere sconfitto nelle sue convinzioni dai problemi degli altri, anche quando si tratta di anziani e sorveglianti viaggianti. La fede in Geova è sempre maggiore degli sbagli degli uomini.

I problemi per quanto gravi non dovrebbero cambiare in peggio la propria vita. Se vuoi tornare a “casa” devi prima far tornare a “casa tua” la fiducia in Geova che hai smarrito in te stesso. Chiunque può cambiare in meglio o in peggio la propria vita. Tutti possono cambiare se lo vogliono. Sono stato “abbattuto” dagli anziani?

Si ricomincia… Sono diventato inattivo… si ricomincia. Si può sempre ricominciare daccapo. Non hai potuto contare sull’aiuto di altri? Fa niente. L’importante è che gli altri possano contare su di te. La coscienza ti stimola a rivedere le tue vedute? Ascoltala e fallo, c’è sempre tempo per tornare a Geova.

Fatti trovare quando ti cercano a casa o almeno provaci. Poi si vedrà. Non ti aspettare parole importanti da chi ti cerca. Se ci tieni a queste parole dille prima tu a te stesso. Non mettere un bavaglio alla voce della tua coscienza. Ascoltala e cambia atteggiamento, è una scelta vincente.

torna-a-geova

Hai discusso animatamente con gli anziani e gli hai detto tutto quello che avevi dentro? Va bene, se questo ti è servito a rasserenarti e a fare i passi per ritornare a Geova. Nessuna situazione è tale da non poter essere modificata. Non preoccuparti dei giudizi altrui e non farti condizionare da essi perché possono distogliere la tua attenzione dalla vera soluzione dei problemi.

Se non lo hai ancora fatto, individua l’anziano giusto e amorevole e parlane con lui. Trova un anziano che ti sappia ascoltare. Non tutti hanno questa capacità. Ricordati che esistono ancora nelle congregazioni fratelli amorevoli e capaci. Usa le parole giuste che alleggeriscono le tue ansietà e non quelle che appesantiscono la tua mente.

Non soffermarti sull’etichetta di inattivo, in questo modo amplifichi il giudizio negativo degli altri. Tu sei una creatura fatta a immagine e somiglianza di Dio. Questo è ciò che conta. Ricordati di parlare anche con Geova oltre che con te stesso.

Elimina quelle parole che ti fanno stare male ogni volta che ci pensi. Chiediti quali siano le cause della tua inattività. Forse le ragioni che attribuisci al tuo malessere possono essere sbagliate. Sei convinto di conoscerle? E se in realtà non fosse proprio così? Non perdere troppo tempo a scervellarti sulle cause o a trovare i responsabili delle tue scelte.

Più cerchi o più credi di saperne e più ostacoli il tuo processo di crescita. Smetti se ti è possibile di credere a ciò che vedi nel mondo esteriore e vedi ciò che non riesci a vedere nel tuo mondo interiore. Puoi tornare a “casa” solo se guardi i problemi con “occhi nuovi”. Non potrai mai risolvere i tuoi problemi se li guardi con gli stessi occhi che li hanno visti generare. Sinceri auguri di cuore per un tuo ritorno a “casa”. Lo meriti.

P.d.B.

Riceviamo e pubblichiamo

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