È meglio litigare con Dio che diventare inattivi

Giona fu talmente contrariato e infuriato con Geova che voleva morire. (Giona 4:1-3)

L’attento lettore della Bibbia sa che il litigio con Dio non è una novità. L’intera Parola di Dio è attraversata da episodi di tal genere.

Contendere con Dio, pur se paradossale, è una dimostrazione che chi litiga ha un rapporto intimo e confidenziale con lui, che nasce da una relazione assidua. In genere, le liti sono comuni tra coniugi, fratelli, familiari, amici.

  • Giacobbe ha lottato con Dio (in quell’occasione un angelo lo rappresentava). Dopo quell’episodio il nome Giacobbe fu cambiato in Israele “perché ha conteso con Dio”. (Genesi 32:28)
  • Giobbe, durante la sua sofferenza, voleva discutere della sua causa addirittura al cospetto di Dio. (Giobbe 13:3,15)
  • Il profeta Abacuc di fronte alla violenza e all’ipocrisia del popolo, lancia il suo grido di dolore, perché non riesce a capire il silenzio di Dio. (Abacuc 1:2)

I litigi con Dio sono quasi sempre il risultato di uno stato d’animo angosciato dei suoi servitori, mai come atto di ribellione. E Dio? Talvolta cede alle richieste, come nel caso di Giacobbe, altre volte risponde caso per caso.

Ma accetta comunque le provocazioni, le discussioni, perché a fargliele sono sempre i suoi figli più cari. Con Geova non si finisce mai di litigare, siamo sempre pronti a rinfacciare, a far valere le nostre ragioni, a prendercela con la sua persona. Lui ci ascolta con pazienza e amorevole bontà, perché sa che siamo fatti di carne imperfetta.

Litigare con lui significa riconoscerne la sua esistenza e le sue qualità. Per crescere è necessario confliggere e imparare in positivo.

Se un giorno decidessimo di smettere di litigare con Geova, sarà perché lo abbiamo escluso dalla nostra intimità. Perciò, caro fratello non scegliere l’inattività, piuttosto continua a litigare con Dio come fa un figlio con il padre amorevole, almeno questo è un modo per stare ancora in casa e in contatto con lui.

Le nostre frustrazioni o i nostri presunti diritti manifestati in preghiera o nei momenti di sconforto sono un modo per aprirsi a Dio.

Ogni stanza è collegata all’altra per mezzo di una porta. A volte, senza rendercene conto apriamo una porta interiore verso uno spazio impensabile. Fare rimostranze a Dio o litigarci è come aprire una porta a uno stanza sconosciuta ma accogliente.

Si apre una circostanza favorevole e ci si trova davanti una soluzione insperata. Lo spirito di Dio è come il vento, lo senti addosso ma non sai da dove viene né dove va.

Litigare con Dio è sempre meglio che non averci niente a che fare.

Naturalmente, questo articolo non incoraggia a litigare con Dio per motivi futili e scriteriati né per inveire nei modi peggiori bestemmiandolo. Semplicemente vogliamo far riflettere sulla natura “umana” di Dio come Padre amorevole, che è disposto ad ascoltarci anche quando siamo arrabbiati sinceramente con il mondo intero.

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