È tempo di mostrare coraggio

«Dammi più coraggio» è il titolo di una canzone dei testimoni di Geova: «L’ombra del domani non temo più, perché / tu mi guidi con amore in quest’oscurità. / Non avrei speranza se non avessi te… / Io con le mie forze so che non riuscirei… / Dammi il coraggio per non lasciarti mai».

Cari fratelli, quando le forze vengono meno e l’ombra del domani si oscura sempre di più, il fedele implora Dio di avere il coraggio per non lasciarlo. Ci siamo bruscamente accorti che le vicende pandemiche che stiamo affrontando richiedono un atteggiamento intrepido.

Questa situazione sta mettendo in discussione il coraggio di molti. È dunque il momento di chiederci se quello in cui crediamo di credere è quello che crediamo veramente di credere. Gli uomini si sono abituati a dubitare di tutto, convinti di essere logici, razionali e scientifici, a non farsi incantare più dalle favole, a credere in un’entità astratta, fino a quando non sono stati sbalzati in aria con violenza da un microscopico virus.

Ci siamo accorti di essere miseri e nudi di fronte all’impensabile. Nella solitudine delle nostre stanze desideriamo la certezza di poter parlare con qualcuno che ci ascolti, che ci infonda coraggio, che ci dia una speranza. Come gli ebrei del I secolo siamo in aspettazione del Messia, del Liberatore promesso dagli antichi scritti. Un uomo celeste che ci liberi dalla schiavitù del virus, dai flagelli e dai governanti incapaci .

Se c’è fede c’è fiducia, se c’è coraggio c’è speranza. Il Coronavirus ha sollevato per aria le nostre deboli certezze, facendoci sentire fragili, impauriti, soli. Non serve a nulla ridurre la fede in Dio a una consolazione psicologica, momentanea e una volta superata l’emergenza ritornare di nuovo come facevano gli uomini prima del diluvio: “mangiavano, bevevano, si sposavano e non si accorsero di nulla” (Matteo 24:38,39).

Quanti oggi possono dire con certezza che “Dio è per noi rifugio e forza, un aiuto che si può trovare prontamente durante le angustie”? (Salmo 46:1).

La Bibbia è esplicita al riguardo, Atti 14:22 ci ricorda: “Dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni”. Invece di abbatterci, consideriamo le avversità come opportunità per mostrare quel coraggio che si fonda sulla fede nella capacità di Dio di aiutarci.

Purtroppo anche nella nostra fratellanza, al momento, ci sono stati 36 morti per Coronavirus, circa 400 i contagiati e tanti altri in terapia intensiva. Pur nel dolore e nella sofferenza, i loro familiari, i loro amici, i loro fratelli continuano a confortarsi a vicenda. Non hanno ceduto alla disperazione e come Paolo si sentono “oppressi, alle strette, perplessi, gettati a terra, ma non distrutti né abbandonati” (2 Corinti 4-7-9).

Gesù parlò di “pandemie in un luogo dopo l’altro”, ma anche di “non spaventarsi, di sollevare la testa” di fronte a tali sconvolgimenti (Luca 21:11,28). Inoltre, egli disse ai suoi discepoli: “Nel mondo avete tribolazione, ma fatevi coraggio! Io ho vinto il mondo”. (Giovanni 16:33)

Da un nostro collaboratore

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