Ecco cosa fa un buon pastore

Non tratta la pecora di Cristo curandola per quello che è successo in passato. Piuttosto, cerca di curarla per le ferite che si infligge al presente o che lei causa ad altri. In questo modo, il buon pastore si adegua al presente della pecora smarrita, per essere in grado di dare l’aiuto di cui necessita al momento e lo fa con premura. Il passato non è la cosa necessaria di cui interessarsi al presente.  

Per insegnare ai suoi ascoltatori come Geova considera quelli che si sono sviati, Gesù fece due brevi illustrazioni. In una parlò di un pastore che perse una pecora, nell’altra di una donna che smarrì una moneta in casa sua e che entrambi cercarono immediatamente fin quando non ritrovarono ciò che cercavano (Luca 15:8-10).

Sia il pastore che la donna, dopo la perdita della pecora e della moneta, pur possedendo, uno novantanove pecore e l’altra altre nove monete, reagirono come se non ne avessero avuto altro, perché ciò che era stato smarrito continuava a essere prezioso per loro (Luca 15:4-7). E lo hanno fatto con premura, con sollecitudine.

Dopo l’immediata ricerca, nessuno dei due scandaglia il passato o le cause che hanno fatto smarrire la pecora o la moneta. In entrambi i casi erano loro i proprietari e dunque i principali responsabili dei loro beni. Qualunque cosa fosse successa era una loro responsabilità non perderle.

Dopo averle cercate con premura e dopo averle ritrovate fanno festa, preoccupandosi di quello che al momento è il bisogno opportuno. Quando succede un disastro la tempestività di un soccorso è determinante per salvare vite umane. Se si presta soccorso dopo molto tempo, forse mesi o anni, forse è troppo tardi per recuperare un fratello lontano.

Pastori, quando trovate una pecora smarrita è inutile e controproducente parlare del passato. Ciò che serve è la cura al presente. Il passato è passato, mentre il presente è il momento del ritrovo non della perdita. E poi, parlare del passato per cosa? Preoccupatevi del presente e dell’aiuto che da quel momento potreste offrire.

Perciò, un buon pastore si preoccupa con premura del presente e non del passato. Anche se si dovesse occupare del passato, c’è sempre e comunque una sua responsabilità nella perdita di ciò che Gesù gli ha affidato. Preoccuparsi di scavare nel passato della pecora smarrita non esime il pastore dalle sue responsabilità. Questa è la morale delle due illustrazioni di Gesù.

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Commenti (2)

  • Aurelio

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    Cosa penso del ruolo di pastore. Sentire voci fuori dal coro sugli anziani mi porta a una riflessione. 1 Pt 5:3 dice che il servizio come sorveglianti va fatto non spadroneggiando ma come esempi per il gregge. Non esiste una divisione come i cattolici tra popolo e clero. Gli anziani sono uomini nominati per stare INSIEME alla congregazione non SOPRA.

    L’unico pastore è Cristo, anche quando a pascere il gregge sono pastori umani. Anch’essi sono chiamati alla pari, come le pecore, ad ascoltare la voce dell’unico Pastore. Questi pastori, che sono anche pecore, devono ascoltare attentamente quello che Gesù dice alle pecore, perché se non lo fanno vengono meno al loro incarico.

    Per essere anziani approvati devono continuare a essere pecore approvate. Anzi lo devono essere ancor di più visto che per i maestri comporta un grave giudizio se non lo fanno bene. (Gc 3:1) L’anziano che pensa di essere superiore alle pecore si mette fuori dalle disposizioni di Cristo. Non esiste l’anziano che comanda e la congregazione che deve per forza ubbidirgli, solo perché è anziano. Allora uno si chiede che differenza c’è tra laici e clero delle altre religioni?

    Gli anziani non svolgono incarico di rappresentanza, come fanno i politici o i sindacati. Tutti sono alla pari con un unico scopo di fare unitamente la volontà di Dio. L’anziano-clericale non deve pensare che l’autorità è un predominio sui fratelli. L’anziano non è come in un film, dove si crede di essere l’attore principale e il resto dei fratelli come spettatori paganti in un cinema.

    Se poi è anche immaturo diventa più rigido, perché l’insicurezza lo porta a essere inflessibile e incomincia a non ragionare più. Mi capita anche di vedere anziani paternalistici. In congregazione siamo tutti fratelli e sorelle non padri e figli. A volte ci trattano come dei bambini o i ritardati che fanno fatica a capire. Anche certe adunanze sono trattate in maniera scolastica, con rimbrotti o domande e risposte che normalmente si fanno ai bambini dell’elementare.

    Alcuni sono andati all’opposto. Non più severità, consigli diretti e specifici, né moniti, ma un buonismo alla grande. Nel mondo l’atteggiamento buonista lo hanno quelli che si credono gerarchicamente superiori. Per fortuna che la maggior parte dei pastori sono pastori come Dio comanda. Perché se fosse per questi, Gesù e Geova passerebbero tutto il loro tempo a cercare le pecore sviate.

    Aurelio

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    • inattivopuntoinfo

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      Aurelio sei un grande. La battuta finale è celestiale.

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