Educare o Diseducare?

“Non sono sicura se sia giusto allontanarmi dall’organizzazione, c’è qualcosa in me che mi rende perplessa, anzi mi dice che è sbagliato. Una cosa è certa, sono combattuta se andarmene o restare in congregazione”. Si tratta della nostra coscienza, che è dentro di noi e che ci avverte se una cosa è sbagliata o giusta. Saper scegliere e agire nel modo giusto, dipende molto dal tipo di educazione con la quale abbiamo addestrato la nostra coscienza.

La facoltà della coscienza è un dono difettoso della nostra imperfezione. Per questo motivo può essere distorta e non funzionare bene. Inoltre, fattori esterni, quali l’educazione ricevuta o le usanze locali, le credenze e l’ambiente, possono incidere positivamente o negativamente sulle nostre scelte.

Educazione: prima di tutto l’esempio

Nel lessico quotidiano la parola “educare” è resa con il suo significato di “trarre fuori, allevare, condurre”, nel senso che promuove lo sviluppo delle facoltà intellettuali e morali attraverso l’esempio e l’insegnamento. Ma se ci riferiamo al latino educare, che significa “far crescere”, si intende l’atto dell’educare come il frutto di un processo intenzionale, finalizzato a modificare il comportamento.

Diseducazione: porta sempre su una cattiva strada

La diseducazione è un’educazione fallita. Diseducare vuol dire educare male, pervertire, annullare gli effetti ricevuti di una buona educazione. Ha un effetto negativo o deleterio sul comportamento. Si possono aver imparato delle buone norme morali e col tempo si possono disimparare e peggiorarle.  Educare ha sempre una connotazione positiva, mentre diseducare è sempre un’azione negativa. Il web ha il potere di educare una relazione fraterna o diseducarla.

Sull’educare alle differenze, vedi il sito SCOSSE e l’articolo sul Sole 24 Ore

Un insegnante cristiano ha un potere enorme perché, è in grado non solo di far appassionare la congregazione riguardo all’insegnamento della Bibbia, ma anche di creare quella passione, utile per il progresso e la maturità spirituale dei nostri fratelli. Inoltre, educare i fratelli è l’opzione per garantire una certa autonomia affinché adempiano con equilibrio le varie responsabilità teocratiche. Non possiamo, quindi, vietare l’accesso al digitale, possiamo invece formarli perché lo abitino con competenza curando la propria e l’altrui sicurezza. Compito degli insegnanti cristiani è far sì che i fratelli siano in grado di affrontare con educazione e competenza le sfide della conoscenza digitale.

Le impronte digitali compongono la nostra identità e danno un’idea precisa della nostra educazione

Senza rendercene conto, frequentando con assiduità il web, piano piano formiamo una nostra identità digitale. Ciascun utente ha una sua personale impronta digitale. È come calpestare una gettata di calcestruzzo ancora fresca. L’impronta delle nostre scarpe, una volta asciugato il cemento, rimarrà indelebile e visibile a tutti coloro che passeranno per quella strada. Allo stesso modo dobbiamo aiutarli a comprendere le “strade digitali” che percorrono quando frequentano l’ambiente online. Prima di lasciare un’impronta digitale è indispensabile che riflettano con attenzione. I passi di oggi potrebbero non rappresentarli domani, le impronte digitali disseminate potrebbero costituire un peso o, se lasciate in modo competente, dare loro una spinta per realizzare i progetti che hanno in mente. La loro reputazione digitale è nelle loro mani dal primo accesso online. Ogni impronta concorre a formarla e caratterizzarla.

Per mancanza di competenza, possiamo lasciare impronte sui social senza riflettere sulle possibili conseguenze delle nostre azioni. Pensiamo erroneamente che il nostro agire on line abbia un valore diverso da quello della vita reale. Ciò che non tocchiamo è come se ci apparisse non reale. È un errore che potrebbe costare caro. Sono diversi i fratelli che hanno scelto l’inattività dopo aver iniziato a condividere informazioni sui social e sono diversi anche gli inattivi che hanno scelto di allontanarsi in maniera definitiva dalla congregazione.

Noi di inattivopuntoinfo, com’è nostra abitudine, non condanniamo né giudichiamo tali scelte. La nostra linea editoriale è concorde con quanto scritto in Romani 14:12; Galati 6:5; 1 Tessalonicesi 4:11; Giacomo 4:11, 12; Romani 12:1; Deuteronomio 30:11-14 e cioè: ognuno di noi renderà conto della sua vita a Dio e non agli uomini; non altri, ma ciascuno porta il suo carico di responsabilità, prestando attenzione a farsi i fatti suoi, senza entrare nella vita e nelle decisioni altrui; emettere un giudizio o parlare contro vuol dire prendere il posto del Grande Legislatore e Giudice; ognuno deve presentarsi a Dio con le sue facoltà mentali non con quelle di altri; ubbidire ai comandi di Dio è alla portata di tutti, nessun impedimento può ostacolare la pratica di un suo comando. Comunque, non possiamo esimerci dall’evidenziare quanto scritto in Proverbi 14:15: “L’ingenuo crede a tutto ciò che gli viene detto, ma l’accorto valuta ogni suo passo”. Crescere in accortezza è anche il risultato di una educazione spirituale conforme all’insegnamento della Bibbia.

Non è nemmeno facile cancellare in modo definitivo quanto condiviso. Informazioni e dati possono essere rimossi ma, se già prelevati e conservati offline da altri soggetti, potrebbero ricomparire. È questo il motivo per cui essere in possesso di competenze utili a gestire con spirito critico, autonomia e responsabilità la nostra vita digitale sembra essere l’unica via per essere garantiti. Il primo passo da compiere è guidare i nostri fratelli a proteggere la loro e l’altrui reputazione ed educazione digitale spronandoli a porre grande attenzione a quanto condividono per mezzo degli strumenti digitali. Il cyber bullismo non riguarda solo i ragazzi, ma anche gli adulti. Non è raro essere attaccati nel web per aver manifestato opinioni diverse.

Non facilitiamo la vita ai bulli dello spirito e difendiamo la nostra privacy condividendo con grandissima parsimonia informazioni, fotografie e riferimenti a fatti e persone tdG. Tutti i tdG “digitali” sono chiamati a promuovere l’educazione all’uso consapevole della rete internet e ai diritti e doveri connessi all’utilizzo delle tecnologie informatiche. Non basta vietare le visite ai siti oppositori, dobbiamo fornire le ragioni in modo chiaro dei pericoli insiti. L’ambiente digitale va vissuto con competenza, educazione e accortezza.

Non possiamo rinunciare al potenziale del digitale perché impietriti dal timore di eventuali pericoli. Spirito critico, autonomia e responsabilità sono i mattoni con cui costruire una sana educazione. Internet è un oceano di informazioni, buone e cattive. L’educazione e la diseducazione ne fanno la differenza. Non demonizzazione dei social ma una buona educazione per saper scegliere in maniera saggia e ponderata.

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