Elogio del lamento e della lamentela

Il lamento è un’espressione insistente di dolore spesso mista al pianto, mentre la lamentela è una doglianza, un disappunto, una rimostranza.

Il lamento, inizialmente suscita compassione, ma a lungo andare infastidisce. La lamentela, invece, sin da subito è considerata negativa, qualcosa che va troncata immediatamente, perché potrebbe condizionare negativamente chi l’ascolta o la subisce. Le lamentele assumono le forme più disparate: si va dall’espressione passiva di contrarietà, dolore, pena o risentimento per una certa situazione a un’accusa formale contro qualcuno. Sta di fatto che a nessuno piace stare con persone dall’atteggiamento lamentoso. Tutti i lamenti sono negativi? Si può trasformare il lamento in una risorsa?

Non c’è dubbio che uno spirito cronico di lamentela è nocivo e viene condannato dalla Bibbia. Chi si lamenta per abitudine danneggia se stesso sia fisicamente che spiritualmente e irrita chi è oggetto delle sue lamentele. In congregazione, lo scontento, l’insoddisfazione, il trovare da ridire sul modo in cui si fanno le cose possono essere come una “radice velenosa” che può diffondersi rapidamente e avvelenare i pensieri sani di tanti altri fratelli (Ebrei 12:15). Gesù consigliò ai suoi seguaci, non di lamentarsi della “pagliuzza” notata nei propri simili, vale a dire dei loro difetti, ma di rendersi conto della ben più grossa “trave” che noi stessi abbiamo, cioè delle nostre manchevolezze. (Matteo 7:1-5)

Nonostante l’imperfezione ogni cristiano fa di tutto, non solo per evitare di lamentarsi, ma di servire Dio in pace. Tuttavia, in maniera realistica, la Bibbia ci dice che: “Ciò che è fatto curvo non si può fare diritto”. (Ecclesiaste 1:15) Perciò bisogna accettare il fatto che le lamentele esisteranno finché non arriverà la perfezione. Nondimeno possono sorgere situazioni che danno motivo di lamentarsi e che richiedono che vi si ponga rimedio. Di conseguenza, gli anziani non devono ‘chiudere gli orecchi’ alle lamentele giustificate. (Proverbi 21:13) E invece di criticare i compagni di fede, gli anziani dovrebbero incoraggiarli ed edificarli. (1 Corinti 8:1).

Se gli anziani sono determinati a servire Dio, a spalla a spalla insieme ai loro conservi, non solo si asterranno dal giudicarli, ma prenderanno l’iniziativa di mostrare loro onore. (Romani 12:10) Lo stesso dovranno fare anche coloro che vengono aiutati. A vicenda si cercherà il vantaggio altrui. Ogni nostro compagno di fede è prezioso agli occhi di Geova e abbiamo bisogno gli uni degli altri. Dicono che se uno ha tempo per lamentarsi, ha tempo anche per cambiare i propri lamenti. A volte, alcuni hanno bisogno di tempo per cambiare atteggiamento, in modo particolare quando le cose non cambiano rapidamente.

CAPIRE I MOTIVI DI CHI SI LAMENTA   

Forse siamo scoraggiati, delusi, malati. Potrebbe essere uno sfogo della nostra frustrazione o anche un modo indiretto per dire: “Io saprei fare di meglio!” A volte le lamentele sono alimentate da conflitti di personalità. E ci sono pure lagnanze legittime. Forse un compagno di fede può averci trattato sgarbatamente o ingiustamente. La Bibbia in Colossesi 3:13 dice: “Continuate a sopportarvi gli uni gli altri e a perdonarvi liberalmente gli uni gli altri se qualcuno ha motivo di lamentarsi contro un altro. Come Geova vi perdonò liberalmente, così fate anche voi”. Perciò, anche quando una lagnanza può essere giustificata, le Scritture ci esortano a perdonare. Se il motivo della lamentela non è serio, forse è il caso di passarci sopra.

Che dire se la questione è troppo seria per passarci sopra? In alcuni episodi descritti nella Bibbia, Geova udì il grido di lamento e intervenne. (Genesi 18:20, 21) Anche gli apostoli si diedero da fare in una circostanza (Atti 6:1-6). Allo stesso modo oggi gli anziani cristiani nominati non dovrebbero indugiare a fare i passi necessari quando vengono portate alla loro attenzione questioni serie. Invece di ignorare una lamentela legittima, gli anziani dovrebbero ascoltare con comprensione. Da parte nostra, tutti possiamo collaborare presentando le lamentele serie agli anziani e non andando in giro a parlarne con tutti quelli disposti ad ascoltare.

A volte, il cristiano offeso — magari uno che ha servito lealmente Geova per molti anni — potrebbe quindi agitarsi a tal punto da dire nel proprio cuore: ‘Se le cose vanno così, non voglio far parte della congregazione’. Se l’offensore è un altro essere umano imperfetto, perché prendersela con un’intera congregazione di persone accette a Dio e che lo servono lealmente? Perché uno che si è dedicato a Geova Dio dovrebbe smettere di fare la sua volontà e prendersela in tal modo con lui?

TRASFORMARE IL LAMENTO IN UNA RISORSA

Molte volte il lamentatore ingigantisce il problema. Tuttavia Geova è paziente(1 Re 19:4, 10-12, 15-18). Usando discernimento, gli anziani possono parlare in maniera consolante ai fratelli fedeli, aiutandoli a comprendere il loro ruolo nell’adempimento del proposito di Dio. (1 Tessalonicesi 5:14).

Un beneficio importante è che chi non si lamenta può vedere le cose dal punto di vista scritturale e in modo più obiettivo. È raro che il lamentatore si soffermi a esaminare un problema dal punto di vista di Geova. I lamentatori israeliti dimenticarono che Geova Dio li aveva liberati dalla schiavitù. Se avessero pensato in positivo ricordando la potenza di Dio, la loro fiducia, di fronte al problema si sarebbe rafforzata.

Inoltre la persona capace di valutare obiettivamente i suoi problemi si rende conto quando alla base delle sue difficoltà ci sono i suoi propri errori. È assai meno probabile che ripeta lo stesso errore. Coloro che imparano a pensare e a parlare delle ‘cose degne di lode’ hanno un cuore gioioso, che può anche farli sentire meglio (Filippesi 4:8). Il segreto è nel prestare attenzione alle virtù anziché alle mancanze. Le prove possono essere un’opportunità per raffinare la nostra fede e la perseveranza (Giacomo 1:2, 3).

Se parliamo in maniera edificante, possiamo rafforzare la fede degli altri e accrescere la loro gioia (Atti 14:21, 22). L’amore ci spinge a coprire gli errori altrui, non a evidenziarli. (1 Pietro 4:8) Se Geova non guarda i nostri errori, perché dobbiamo guardarli noi nelle altre creature imperfette? (Salmo 103:13, 14; 130:3) Se tutti cercassimo di imitare il suo esempio, ci lamenteremmo molto di meno.

State attenti agli anziani autocelebrativi che si vantano di non avere problemi in congregazione. Spesso si scopre che la maggior parte dei fratelli sono scontenti per il modo come vengono trattati. Bisogna stare attenti anche di chi si lamenta dei lamentatori. Molti parlano a vanvera o si ergono a maestri di vita, spandendo consigli non richiesti a destra e manca. Sappiamo di corpi di anziani “anti lamentele” che con la scusa di non essere criticati non permettevano il libero fluire di informazioni all’interno delle congregazioni. Perché questi anziani temono le lamentele e le fuggono come peste?

Forse esagerano nelle interpretazioni delle Scritture. Oppure hanno una veduta troppo restrittiva delle giuste lamentele. Non accettano il contraddittorio né che si esprima il disappunto per qualcosa che fanno. Forse non sanno rapportarsi con chi si lamenta e quindi non riescono a gestire in maniera spirituale un confronto. Probabilmente mancano di conoscenza e di esperienza formativa nel parlare e nel dare giusti consigli.

Negli hotel di lusso, periodicamente e in incognito, il personale riceve delle visite da ispettori che si lasciano scambiare per clienti esigenti. Il loro scopo è di verificare se i servizi offerti corrispondono agli standard della società. Ogni servizio, dal momento della prenotazione della camera al momento della partenza viene passato ai raggi x e dato un punteggio di valutazione. Può trattarsi di un “complaining” o di una lode, con vantaggi economici in busta paga per tutto il personale. Collaborare insieme per evitare i “complaining” (lamentele) è un vantaggio per tutti. In tutti i sensi.

Se l’esito fosse negativo e il direttore d’albergo si lamentasse dei suoi collaboratori, anziché dirgli che non approviamo le sue lamentele, possiamo aiutarlo a riflettere sul suo atteggiamento, dicendogli: “Se abbiamo capito bene ci sta dicendo che vorrebbe imparare a gestire meglio i suoi collaboratori… giusto?”. In questo modo, il direttore capisce che lamentandosi non fa altro che trasmettere il messaggio: “Io sono bravo, ma il resto del personale non lo è quanto me”. In realtà comprende che il problema è suo nel non saper gestire le lamentele dei clienti, con relativo danno alla proprietà.

In genere una lamentela corrisponde a un problema reale e chi è in grado di gestirla cerca di conoscerla e di attuare quei mezzi necessari per risolverla. Non serve lamentarsi della lamentela. Tantomeno evitarla o scaricare la responsabilità su altri. Paradossalmente il veicolare di una lamentela permette di conoscerla meglio e di capirne le cause così da poterla affrontare dovutamente e risolverla nel miglior modo possibile. Stoppare la libera circolazione di informazioni, spesso importanti e fondamentali per riconoscerne la causa, non sempre è la strategia migliore per vincere la sfida di trasformare una lamentela in una risorsa per crescere spiritualmente. D’altro canto, condividere e divulgare una lamentela che non corrisponde alla realtà, è deleterio per tutti. Che beneficio si ha nel lamentarsi di cose non vere?

Ricordate che le lamentele dei fratelli considerati “inattivi” non coinvolgono solamente loro e gli anziani, ma l’intera congregazione. Non è cristiano dire che la cosa non ci interessa perché non ci tocca personalmente. Ci tocca eccome. Perciò, invece di infastidirti delle lamentele degli attivi e degli inattivi o qualunque sia il fratello e la sorella, chiediti: “Quanto sono capace di trasformare la lamentela in una risorsa?”

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