Elogio del punto interrogativo (?)

A differenza del punto escalamativo, molto amato dagli spocchiosi, il punto interrogativo è visto come un fastidio.

Il punto interrogativo è un segno formato da un uncino al contrario e contrassegna una domanda. E’ il simbolo del voler sapere, del conoscere di più. Quando la richiesta è formulata con umiltà e modestia è un segno che attrae, perché cerca il sapere degli altri per imparare. E’ la chiave che apre alla conoscenza. Chiedersi a qualunque proposito “perché”, aiuta l’uomo a interrogarsi sul senso della vita, sul suo comportamento, sul suo agire e parlare.

Non è un caso che il punto interrogativo aiuta a riflettere, mentre il punto esclamativo, spesso indica troppa sicurezza, puzza di dominio, di spocchia, di presunzione, di affermazione ostentata, sembra volere dire: “è così e basta!” non lasciando spazio alle domande o ai dubbi.

Lettere, segni di interpunzione, sono da sempre gli artefici e i custodi dell’umanità, che testimoniano la nostra storia, raccontano le leggende, fissano le conquiste scientifiche, le conoscenze geografiche e le fatiche letterarie: senza di loro non conserveremmo alcuna memoria. I punti di domanda di Gesù escono dal contesto e dai personaggi a cui li rivolgeva. Essi vanno diritto al cuore del lettore, coinvolgono e fanno riflettere. Il punto interrogativo di Gesù non è mai storia morta, le sue domande vivono nel tempo e in ogni generazione.

E’ più facile fare affermazioni che interrogarsi. Spostare un punto interrogativo o trovare una risposta soddisfacente costa fatica. L’uomo non ama interrogarsi né porsi interrogativi. La Bibbia non fa interrogazioni, genera interrogativi. Rilke invita a vivere le domande, a scoprirle, a farle emergere: non domani ma oggi. Incoraggia ad aver pazienza per le cose irrisolte. Forse non è il caso di cercarle al presente, probabilmente non si è ancora pronti, in grado di comprendere e accettare le risposte. “Forse ti avvicinerai poco a poco, senza avvertirlo, a vivere a tuo modo la risposta che cercavi”.

Domande tendenziose. A volte è difficile decifrare il vero motivo di una domanda. Alcuni esperti della comunicazione consigliano sempre di rispondere a ogni domanda per quello che appare, e di considerarla come una vera richiesta di ulteriori informazioni. Anche se può apparire negativa, può darsi che esprima semplicemente un dubbio o l’ansia di chi ci ascolta.

La domanda può essere un modo della persona di chiedere di essere rassicurata. Tutti vanno trattati con tatto e cortesia. L’atteggiamento aggressivo che si nota in Rete quando si dibatte su un argomento controverso è sempre disdicevole. Chi osserva apprezza sempre le buone maniere.

Rimanendo calmi il pubblico, soprattutto quello anonimo, rifiuterà automaticamente l’utente che vuole mettere in imbarazzo, schierandosi dalla vostra parte. Essere educati non vuol dire essere servili. Alcune domande non pertinenti si possono scartare o rimandarle agli interessati.

Per i cristiani è fondamentale l’uso delle domande. Esse servono a incoraggiare la conversazione, per introdurre concetti importanti, per ragionare su un argomento, per far emergere i sentimenti di una persona e per evidenziare l’erroneità di un certo modo di pensare.

Ma siamo sicuri che gli anziani quando visitano gli inattivi usano correttamente i punti di domanda? Ci risulta che in alcuni casi, dopo tanta assenza, siano stati troppo invadenti, troppo presenti, generando ansia invece che tranquillità. Tanta invadenza da rispondere persino a domande mai fatte. Troppo interesse dopo tanto disinteresse manda in confusione.

Non chiedono per sapere come meglio aiutare, non si piegano come lo è il punto interrogativo, loro affermano, comandano, esclamano, sono diritti, tutti di un pezzo come il punto esclamativo. L’ideale sarebbe una giusta distanza e adottare l’atteggiamento migliore valutando quando supportare o lasciar correre. Relazionarci senza causare nevrosi è un modo per volere bene ai nostri fratelli. Capire quando è il momento di non andare oltre.

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