ELOGIO DEL VERO SERVIZIO

Rapporto di servizio o rapporto con Dio?

Molti pensano che il servizio sia esclusivamente il tempo che ogni proclamatore dedica alla predicazione della Buona Notizia. Nel tipico linguaggio dei testimoni di Geova esistono parole ricche di significato, che nel modo comune di parlare diventano col tempo logore e vuote. Una di queste è “servizio”. Una parola fondamentale nel senso biblico da usare con una certa serietà e che invece si è trasformata in una parola che è sulla bocca di tutti e che dice tanto e nulla.

“Servizio” si sente maggiormente a fine mese quando ogni proclamatore è tenuto a consegnare il suo rapporto di servizio. Servizio di che cosa? Servizio a Dio, agli uomini o servizio per non rimanere “inattivi”? Servizio, in origine, si riferiva alla condizione di uno schiavo. Nell’uso moderno questo significato indica la dedizione, l’impegno incondizionato nei confronti di un ideale, una fede, una comunità di persone. In senso biblico è un impegno totale e volontario, senza riserve, in favore di Dio.

Prima che un servizio, la dedicazione a Geova è un rapporto personale con Lui e la congregazione e configura il modo di essere di ogni Testimone, non solo di fare. Servire è uno stile di vita che nasce dal profondo di sé stessi e si oppone alla logica di farsi servire. Il servizio accompagna il cristiano ovunque e non solamente quando si dà testimonianza alle persone. Se ciò non si verifica, allora il servizio è divenuto qualcosa di formale. Il vero servizio è responsabilità verso il prossimo e i fratelli. Quando un nostro conservo è in difficoltà non si può far finta di niente. Con quale spirito si va in servizio per predicare la Buona Notizia se allo stesso tempo abbiamo chiuso gli occhi di fronte alle sofferenze dei nostri fratelli? È un’illusione credere che Geova ci possa benedire.

Il servizio non si improvvisa, ma si costruisce attraverso una struttura etica e morale. Ci sono forme di servizio che piacciono a chi serve, ma del tutto inutili per chi si vuole servire. Serve a poco una certa efficienza per soddisfare alcuni bisogni in congregazione se poi si trascurano le persone. Persone e bisogni vanno a braccetto. Non si può trascurare l’uno per l’altro. Il servizio non è un dovere da adempiere. Ci sono passi scritturali dove si raccomanda che il servizio a Dio e agli uomini sia disinteressato, quasi invisibile, senza alcuna rivendicazione. “Ma tu, quando fai doni di misericordia, non far sapere alla tua mano sinistra quello che fa la destra, così che i tuoi doni di misericordia siano fatti in segreto; allora il Padre tuo che vede in segreto ti ricompenserà (Matteo 6:3,4).

Servizio è una delle parole più abusate e spesso viene usata per dire il contrario di ciò che significa. Oggi si fa molta retorica in proposito. Nella Bibbia il termine servitore è uno dei più belli e ricopre un’importanza fondamentale per la vita cristiana. Chi si fa servitore liberamente lo fa solo per amore, per rispondere a una missione. Il servizio non ha nessuna pretesa di ricompensa, di premio, di privilegi. Il servizio è un dono di Geova, questo è il premio.

 

Servire Dio è bene, ma servirlo bene è meglio.

 

A PROPOSITO DI PREDICAZIONE…

La Buona Notizia è ancora il tema della predicazione? La prima reazione di chi ascolta i testimoni di Geova quando predicano dovrebbe essere quella di vederla nel volto e nelle espressioni di chi la predica. Alle adunanze la Buona Notizia si dovrebbe palesare nell’attento ascolto e in una edificante partecipazione attiva e non nell’annoiata sazietà delle cose ascoltate e nel linguaggio languido e stereotipato. Se la Buona Notizia perde la sua nota di “lieta” notizia o si indebolisce nella sua umanità non è più Buona Notizia. Anzi, si corre il rischio di diventare incapaci di trasmettere speranza a favore di dottrine e regole.

La Buona Notizia è la via che l’uomo cerca per la soluzione dei suoi problemi, l’appagamento alle sue inquietudini. Essa mette in gioco il senso della vita, non anzitutto una fatica per raggiungere ulteriori incarichi e privilegi in congregazione e alle assemblee, ma una pienezza di umanità, un distaccamento dal tutto per concentrarsi su ciò che più importa a Geova. La Buona Notizia non è tempo predicato da segnare su un pezzo di carta ma da scrivere nel cuore di ognuno che la proclama. Se la si appiattisce diventa un dovere, pura formalità.

Il tempo, al di fuori della predicazione, come viene chiamato?

Il vero servizio non ha tempo né è condizionato da esso. Non inizia nel momento in cui si dà testimonianza alle persone del territorio e non finisce quando si cessa di parlare con loro. Il vero servizio a Dio è 24 ore su 24 ed è ovunque e se mai si dovesse rendere conto di ciò che viene fatto, allora è a fine giornata che ciascuno deve rendere conto solo a Dio del suo operato. Giorno dopo giorno, verbalmente, in un rapporto unico con Dio basato sulla sincerità di cuore.

Tags: , , , ,

Trackback dal tuo sito.

Lascia un commento

inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

Built by TANOMA