Elogio dell’errrore

errarehumanum«Gli errori rendono l’uomo amabile» (J.W. Goethe).

Chi per paura di sbagliare non agisce, commette l’errore più grave: non impara e non vive. «Errore» è una parola che gira spesso nella nostra testa, ma anche sul web dove la maggioranza delle discussioni si concentrano sugli errori altrui. Quando l’errore ci rode dentro allora è diventato una colpa e per giustificarci invochiamo la malasorte, il caso, l’equivoco o attribuiamo ad altri la responsabilità del nostro sbaglio.L’errore si nota di più e prima della cosa giusta. Anche quando un testo è ben scritto, l’errore si evidenzia subito, come avete notato anche voi nel titolo di quest’articolo, dove abbiamo aggiunto di proposito nel sostantivo errore una erre di troppo (errrore). Questo errore nel titolo forse vi ha incuriosito e vi ha spinto a cliccarci sopra per capirci qualcosa o per esprimere un giudizio, del tipo: «Che somari quelli di Inattivopuntoinfo». Siamo figli dell’errore e dell’imperfezione, perciò nessuno è immune, né uomini né organizzazioni.

Spesso percepiamo la realtà dell’errore in modo strano e confuso. A volte siamo convinti di avere commesso un errore anche quando gli altri ci rassicurano che non è successo nulla. Le buone intenzioni non sono sufficienti per non commettere sbagli, né si può credere che basti comportarsi in buona fede per non fare errori. Di solito sbagliamo di più nei nostri confronti che in quelli degli altri e lo facciamo per «debolezza di volontà». Sappiamo che una cosa è giusta e non la facciamo, anzi, spesso ci capita di fare una cosa sbagliata sapendo che non è giusto farla. «Il bene che desidero non lo faccio, ma il male che non desidero è ciò che pratico» (Rom. 7:19). E’ la dura legge del peccato cui tutti siamo soggetti.

giona-imparo-dai-suoi-erroriGiona imparò dai suoi errori

Quando si discutono gli errori degli altri è facile cadere nell’errore. Anche noi di Inattivopuntoinfo commettiamo errori. Se c’è un campo in cui gli uomini sono esperti è quello degli errori. Perciò diamo un caloroso benvenuto a tutti voi esperti in materia. A differenza di altri, noi riconosciamo i nostri errori e accettiamo volentieri chi visita il nostro sito non per giudicare ma per partecipare. In questo modo saprà essere più benevolo, poiché continuare ad affermare gli errori altrui, si finisce spesso per compierli. Gli errori che più feriscono sono quelli che toccano i sentimenti, soprattutto quando si commettono tra fratelli e sorelle spirituali. Questo articolo si propone di chiedere scusa per tutte le volte che abbiamo commesso errori. Detto questo, parliamo ora di errori e verità.

acqua-sul-fuoco Quando si chiede scusa, si getta acqua sul fuoco

Errore e verità

Per scoprire la verità, in genere, si procede «per tentativi ed errori». Attraverso la correzione degli errori si produce un progressivo avvicinamento alla verità e alla conoscenza della realtà. Ad esempio, se in congregazione sorge un problema, spesso ci limitiamo ad accettare la prima soluzione che ci propone il CD o il corpo degli anziani perché la riteniamo soddisfacente. Questo non vuol dire che si devono scartare altre alternative che potrebbero rivelarsi ancor più soddisfacenti. Può capitare di decidere sulla base di una visione incompleta dei fatti. Quando capita, l’importante è aggiustare il tiro, fare tesoro dell’errore e approfondire la ricerca per ottenere risultati più accettabili. Ci chiediamo, senza nessuna polemica: «Come mai i responsabili delle congregazioni, pur commettendo errori, a volte clamorosi, quando glieli fanno notare, si chiudono a riccio invece di chiedere scusa apertamente?». Di solito, le persone intelligenti, apprezzano più un gesto di umiltà che uno presuntuoso. Lo scorso settembre, Svegliatevi! ha pubblicato un bellissimo articolo, dal titolo Quando chiedere scusa, basato su tre versetti chiave, di cui ne riportiamo uno: «Come volete che gli uomini facciano a voi, così fate a loro». (Luca 6:31) Chiedere scusa è una dimostrazione di quanto si amino veramente gli altri. Si chiede scusa con l’obiettivo di creare pace e serenità, e non di stabilire chi ha torto o ragione.

L’errore non è uno scarto della verità, ma uno strumento positivo nel processo di apprendimento della vera verità. Ci sono errori che aiutano a progredire ed errori che allontanano dalla verità. Un bagno di umiltà per ammettere i propri errori è già un buon primo passo. Non sempre si può avere ragione su tutto.  Può succedere che chi è convinto di avere la verità può anche non aver ragione. E chi ha ragione non sempre è dalla parte della verità.

Errore e libertà

Ognuno di noi ha le sue simpatie e antipatie, e la tentazione di liberarci di qualcuno è grande, soprattutto quando non riusciamo a sopportarlo. Secondo noi (possiamo sbagliarci) ciò su cui il CD e gli anziani potrebbero prestare più attenzione è il principio del rispetto quando alcuni affermano in modo differente la loro opinione rispetto alle direttive impartite. Ognuno deve sentirsi libero di esprimere il suo pensiero senza il pericolo di ritorsione o il timore di essere etichettato come un eretico. La vera libertà consiste nel sapersi confrontare nel reciproco rispetto. Non è mica un reato o una vergogna lasciarsi mettere in discussione. Se altri non riescono a capire il perché di una scelta, non bisogna chiudersi nelle proprie convinzioni, considerandoli deboli in senso spirituale e gettarli nel pozzo degli apostati, soltanto perché hanno una sincera divergenza d’opinione. Oppure, quando non si hanno più argomentazioni convincenti, è stancante sentirsi ripetere la solita filastrocca: «Lascia tutto nelle mani di Geova, perché a suo tempo ci penserà lui a sistemare le cose».

Il samaritano della parabola non ha fatto altro che rispondere al reale bisogno del moribondo trovato per strada. Era quello che serviva in quella circostanza. Forse il sacerdote e il levita, pensarono che «forse è meglio lasciare tutto nelle mani di Geova». E passarono oltre. Non il samaritano che si rese conto che quello era il momento di agire, dopo poteva essere troppo tardi. Si tratta quindi di «apertura e disponibilità» all’altro. E’ un principio umano aprirsi all’altro e non una questione dottrinale. La saggezza della Bibbia è una prova che Dio non ama il potere dell’uomo sull’uomo. Si oppone alla pretesa di verità che il potere religioso afferma per legittimarsi. Il saggio «sa di non sapere», ripeteva Socrate. La Verità con la V maiuscola non è di questo mondo e si oppone a qualsiasi pretesa temporale di verità assoluta. Il cristiano saggio ha un rapporto intimo con l’errore. Sa di sbagliare ma sa anche che l’errore lo aiuta a migliorarsi.

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Gli errori altrui possono farti inciampare o migliorare. Dipende da te.

Errore e fede

Il credere per fede ha a che fare con la dimensione religiosa, ma non si esaurisce nel credere in Dio. Il credere sembrerebbe estraneo all’errore. La ragione vive nel dubbio, il credere sembra scartare ogni possibilità di errore. Visitando i vari blog e forum, si riscontra che c’è un’ampia partecipazione di «non credenti». Si tratta di persone che credevano e ora non credono più. Oppure si tratta di persone che al momento non credono, ma che non scartano l’ipotesi che un giorno potrebbero credere. Sono persone non pregiudizievolmente contrarie a un’esperienza con Dio. Checché se ne dica, i dibattiti religiosi hanno il potere di coinvolgere un numero sempre maggiore di persone: credenti, atei e non credenti.

La religione è un fenomeno totalizzante che non contempla dubbi e incertezze. La fiducia in Dio non è mai delusa. La fiducia negli uomini può essere tradita. Si può recitare e fingere quello che non si prova davvero. L’errore incombe sempre sugli uomini. Si può recitare in congregazione e nei social. Paradossalmente, nei social lo si fa non per nascondersi, anzi, per svelare i propri sentimenti anche quelli più profondi. Recitiamo perché mossi dal desiderio di esprimere ciò che siamo servendoci di un nickname o dell’anonimato. Recitiamo per mettere in gioco la nostra verità. Possiamo essere sinceri o insinceri, fare promesse e poi non mantenerle, stabilire legami e poi tradirli, ma quel che è certo, una volta esposti attivamente e per lungo tempo in un blog o in una qualsiasi comunità virtuale, non saremo più come prima. Ci sottoponiamo al giudizio degli altri commentatori e ci giudichiamo non sempre in maniera positiva. Possiamo ingannare o essere ingannati, possiamo fingere anche con noi stessi, ma prima o poi, qualcuno ci presenterà il conto.

La fiducia nell’uomo o nei blog è sottoposta al rischio della menzogna e dell’inganno, ma anche ad errori di comportamento e a valutazioni fatte in buona fede. Il perdono per degli errori commessi, così come il pentimento possono essere insinceri, per convenienza, per evitare condanne severe o per paura di perdere un rapporto di cui si ha bisogno. Chiedere scusa e riconoscere i propri errori è un atto che ci cambia dentro e ci costringe ad ammettere la fragilità umana. Per questo tutti i Testimoni di Geova e i loro rappresentanti, e tutti quelli che si oppongono a essi, inclusi i partecipanti ai blog di discussione, sono obbligati moralmente a chiedersi scusa quando commettono errori gli uni verso gli altri. Purtroppo, dobbiamo constatare che non sempre è così. Nella sua semplicità, chiedere scusa è una delle cose che più costa tanto. Ecco perché abbiamo voluto elogiare l’errore, perché esso, quando è ammesso, riconosciuto e non più ripetuto, ci rende amabili e ci aiuta a crescere nella verità, nella libertà e nella fede.

 

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