Empatia che logora

È un disturbo che colpisce chi si fa carico delle sofferenze altrui

Colpisce quegli anziani di congregazione che per indole sono portati ad assorbire gli stati d’animo dei fratelli fino a farli propri.

Un ex anziano, molto impegnato a suo tempo, ci ha raccontato come è diventato inattivo a causa della “fatica da compassione”.

«Sono sempre stato un uomo generoso. Fa parte della mia natura spendermi per gli altri, a volte più del dovuto. La morte di mia madre ha accentuato questa indole. Sono il maggiore di quattro figli e per un certo tempo ho dovuto occuparmi dei fratelli più piccoli.

In quel periodo ho conosciuto i testimoni di Geova e dopo qualche anno mi sono sposato e battezzato. In poco tempo sono diventato pioniere regolare e anziano di congregazione. Ho servito altruisticamente la congregazione per molti anni, facendo rinunce personali e secolari per “stare dietro” ai bisogni della congregazione.

Finché un giorno un evento gravissimo non cambiò radicalmente la mia vita. Le circostanze si capovolsero. Da altruista impegnato a bisognoso di altruismo. Le cose precipitarono e mi ritrovai malato di depressione grave, senza un lavoro e senza più la nomina di anziano. Rinunciai all’incarico perché ero troppo “logoro” per andare avanti.

Con il passare degli anni mi mancarono le forze emotive e divenni inattivo e vi rimasi per parecchio tempo. Ora sono di nuovo un proclamatore regolare della buona notizia.

Non mi sono mai ripreso completamente dalla fatica mentale, anzi la mia salute è peggiorata. Ripensando a quegli anni, devo riconoscere che commisi un errore imperdonabile. Dovevo dire in tempo basta a certi impegni.

Dovevo fermarmi ancor prima che “bruciassi” ogni energia spirituale. Ho saputo che non sono solo nell’universo dei TdG e che sono una delle tante vittime tra i fratelli da fatica da compassione».

Per alcuni, l’empatia è un valore aggiunto, per altri può rivelarsi una condanna. Alcuni vengono lodati per la sincera manifestazione di altruismo, altri invece si rammaricano per la sensibilità con la quale la natura li ha dotati. Guardano con favore le persone che hanno un sano individualismo.

Il problema non è l’empatia o l’indole generosa, ma quello di non sapersi immunizzare in tempo.

Chi ne è colpito è in preda a uno sconforto di cui difficilmente ne viene a capo. Per questo motivo: «Invito i fratelli, le sorelle e gli altri anziani, ad amare questi fratelli altruisti e rendergli la vita facile, perché non vi diranno mai che stanno soffrendo interiormente. Ve ne accorgerete soltanto quando smettono di essere anziani» ci racconta il fratello ex anziano, ex inattivo.

Sorprendentemente, possono essere colpiti dalla “fatica da compassione” anche quelle persone sensibili alle notizie d’attualità. Si tratta di persone che fruiscono di notizie non filtrate. Troppa informazione negativa per fini sensazionalistici, gettata lì senza scrematura, abbassa le difese immunitarie, diminuisce la concentrazione e provoca stanchezza mentale e fisica.

Geova desidera che diamo il meglio, non il di più o il meno

«Mi ricordo quando sul mio conto sentivo affermazioni sbagliate, stavo male per giorni interi. Quando non viene riconosciuto e apprezzato il proprio impegno di anziano, quando vieni travisato, soffri le pene dell’inferno. Perché da fuori puoi aspettarti certi giudizi negativi, ma non dai fratelli a cui hai donato il tuo tempo e le tue energie».

L’empatia logora quando non viene gestita bene. Un’immedesimazione smodata nel prossimo depotenzia. «Ci sarà un motivo per cui Geova ha fatto scrivere nella sua Parola: ‘Ubbidite a quelli che vi guidano e siate loro sottomessi, perché vegliano su di voi e dovranno renderne conto; affinché lo facciano con gioia e non sospirando, cosa che andrebbe a vostro discapito’» (Ebrei 13:17).

Tutti noi dobbiamo farci un onesto esame di coscienza. Cerchiamo di fare tutto il possibile per collaborare con questi straordinari fratelli, con il nostro comportamento e con le nostre parole. Non vorremmo essere uno di noi la causa del logoramento.

Lo “spirito di sacrificio”, così come viene chiamato nella Bibbia, è il contrario dell’egoismo, ed è alla base dell’adorazione che rendiamo a Geova. Non è una caratteristica esclusiva degli anziani, ma di ogni cristiano. Infatti l’amore cristiano, che è una componente fondamentale dello spirito di sacrificio, è il segno distintivo dei suoi veri discepoli (Giovanni 13:34, 35).

“Dunque, fratelli, vi esorto per la compassione di Dio a presentare il vostro corpo in sacrificio vivente, santo e gradito a Dio, rendendogli sacro servizio con le vostre facoltà mentali”, ricorda Paolo in Romani 12:1.

Lo spirito di immedesimazione ben venga tra i TdG, purché sia reso “con le vostre facoltà mentali”, con l’acquisizione di quei strumenti per saperlo gestire, così da non soccombere. Come cristiani possiamo dare agli altri solo ciò che abbiamo. Se ci lasciamo deprivare delle energie spirituali, non abbiamo granché da offrire a coloro i quali ci ripromettiamo di aiutarli.

Il sacrificio cristiano, così come inteso dalle Scritture è una caratteristica onorevole, ma se portato allo stremo dà luogo a un impoverimento spirituale e a una dispersione di energie psicofisiche. Non pretendiamo troppo da certi anziani empatici. Alla fine ci rimetteremmo tutti.

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