Ero scomparso nella vita reale per diventare attivo in quella virtuale

Ci chiamano «inattivi», in realtà alcuni di noi sono fantasmi che spariscono senza lasciare tracce. Nel ghosting ero diventato uno spettro, mentre in Rete mi ero trasformato in un anonimo molto attivo.

Chi, come me, scompare all’improvviso, pensa solo a sé stesso. Il concetto cristiano di altruismo sparisce con la persona. Pensavo così tanto a me stesso, che non mi rendevo conto di quanto male avrei causato a coloro che mi volevano bene.

Lasciarli all’improvviso, senza un saluto, senza un perché, era come se gli altri non valessero più nulla. Pensavo che andarmene in sordina, senza dare nessuna spiegazione fosse la cosa migliore. Credevo che questo fosse un modo efficace e indolore per cambiare vita e abitudini.

Avevo scelto di dare un taglio netto al mio passato. Forse, in questo modo avrei evitato il dolore delle separazioni e le emozioni che ne subentrano. Avevo scelto la fuga come una scorciatoia per evitare di crearmi una sofferenza che non ero preparato ad affrontare di persona. A volte penso di avere fatto una vigliaccata.

Per evitarmi una sofferenza ne causavo altre a chi mi voleva bene. E quando ci pensavo la minimizzavo, cercavo di non soffermarmi sulle conseguenze delle mie azioni. Adottare una tattica passiva ha causato dolore e sconcerto nei miei familiari e amici, che si sono sentiti svalutati, non ritenuti degni nemmeno di un saluto fraterno.

In realtà non volevo affrontare nessuno e non desideravo raccontare le mie emozioni e i miei sentimenti. Quello che provavo era mio e non volevo condividerlo con nessuno. Uscire dalla vita degli altri, da un giorno all’altro, senza spiegazioni è stato traumatizzante.

Non mi rendevo conto che il mio silenzio, senza motivi e spiegazioni, è stato un duro colpo nei confronti di chi mi stimava e mi voleva bene. Ero sparito all’improvviso anche per non confrontarmi con il dolore degli altri. Mi era difficile tener testa a tutte le reazioni, inclusi i miei sensi di colpa.

Pensavo più al mio tornaconto che mettermi nei panni degli altri. Man mano che diventato sempre più attivo nel mondo digitale, dimenticavo più in fretta i lati buoni della mia esperienza spirituale. Spesso mi lasciavo trascinare in interminabili discussioni con alcuni che ce l’hanno a morte con l’organizzazione.

Non mi rendevo conto che lo scopo di questi diverbi e ciò che scrivevano sui testimoni di Geova era tutt’altro che edificante. E’ incredibile il numero dei testimoni di Geova attivi che si azzuffano in queste dispute contro il corpo direttivo, sia con i disassociati, con altri inattivi e fra di loro. Spesso mi sono lasciato andare anch’io in accuse, a volte vere altre volte esagerate.

In Rete puoi interrompere la comunicazione con un semplice clic. Puoi apparire come vuoi, dire quello che vuoi, tutto senza filtri. E quando non riesci più a gestire la comunicazione, smetti di rispondere, si silenzia la chat e si va offline.

Una modalità che avevo adottato nella vita reale. Non rispondevo più ai messaggi, alle telefonate, al citofono e quando incontravo qualcuno, facevo finta di non vederlo oppure cambiavo strada. Non avrei immaginato di diventare così.

In Rete puoi andare avanti all’infinito con questo tipo di vita, ma nella realtà prima o poi dovrai scontrarti con essa. E così è successo. Immaginavo di fare la guerra a chiunque mi si fosse avvicinato per parlarmi di un rientro.

Invece, è successo che nessuno mi diede un motivo per scontrarmi, anzi i loro sorrisi, le parole dolci e comprensivi, l’incoraggiamento sincero e soprattutto mi ha spiazzato il fatto che nessuno di loro ha mai voluto parlare del mio passato.

Ho iniziato a frequentare le adunanze di mia spontanea volontà e la cosa che mi soprese di più fu quando due anziani mi visitarono e non vollero sapere niente del mio passato. A loro interessava il mio futuro spirituale. Erano sicuri che se ci fosse stato qualcosa di storto nella mia vita ne avrei parlato io al momento opportuno.

Si fidavano di me. Erano certi che, se sono ritornato da solo un motivo serio ci doveva essere. Hanno rafforzato la mia fede, sono usciti in predicazione con me, e non hanno mai mancato di incoraggiarmi. Hanno visto le mie buone qualità e non si sono concentrati su quelle negative.

Sapevano chi ero e tutto ciò che avevo passato. Incredibile! Non so se in altre congregazioni succede questo. Con me è successo. Ora sono di nuovo un proclamatore della buona notizia.

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