Essere brutalmente sinceri è scoraggiante / prima parte

A volte quando parliamo con i nostri fratelli o esponiamo un punto di vista personale on line, la nostra eccessiva sincerità potrebbe essere controproducente, avvilente; un eccessivo zelo alla verità può anche ferire.  

Secondo il vocabolario on line Treccani l’aggettivo sincero significa: non mescolato, fatto di un solo elemento, di una sola sostanza, e quindi schietto, vero, retto (in contrapposizione a falso, spurio). In senso figurato è riferito a persona, che nel parlare e nell’agire segue ed esprime ciò che sente o pensa, senza simulazione o finzione e senza reticenze. L’espressione voglio essere sincero, è una premessa, quasi una scusa preventiva a notizie e giudizi che non riusciranno graditi alla persona cui ci si rivolge. E’ riferito anche a parole o comportamenti, detto, fatto senza alcuna falsità o doppiezza, senza doppi fini, seguendo ciò che realmente si pensa e si sente. Ha come sinonimi: autentico, genuino, naturale, schietto.

Paradossalmente, l’onestà intellettuale di chi parla può scioccare più dell’inganno stesso. Vale la pena essere “sinceri a ogni costo”? Il problema quando si interloquisce è l’atteggiamento di chi vede tutto “vero o falso”, “bianco o nero”, “intelligente o stupido”, “bene o male”. In italiano, il termine tecnico per descrivere questo tipo di attitudine è pensiero dicotomico, cioè bipartito, duale, bipolare, che presenta due modalità. La realtà è che la vita presenta molte sfumature. E dover essere intellettualmente onesti, sinceri a tutti i costi può diventare un limite più che una risorsa.

Il tatto spinge il cristiano a usare discrezione riguardo a ciò che dice, a quando lo dice e a come lo dice, così da non offendere gli altri. Se usate tatto, le persone possono essere più inclini ad ascoltarvi, inoltre vi aiuterà anche a mantenere buoni rapporti con i compagni di fede. Il tatto è la capacità di trattare gli altri in modo riguardoso, senza offenderli. Questo non significa fare compromesso su ciò che è giusto, vero o alterare i fatti.

Il cristiano mosso dall’amore non irrita gli altri, ma si sforza di aiutarli. Chi è benigno e d’indole mite è anche gentile. Chi è pacifico cerca di promuovere buoni rapporti con gli altri. Chi è longanime mantiene la calma anche quando incontra persone dai modi bruschi, evitando che lui stesso diventi aspro, pungente, duro.

Come sarà recepito ciò che dirò? È il momento giusto per trattare una certa cosa? Lodate sinceramente quando c’è l’opportunità per farlo? Non agitatevi se qualcuno la pensa diversamente. Evitate di considerarvi superiori intellettualmente. Scegliete bene le parole appropriate che possono edificare.

A volte, alcuni anziani di congregazione – e non solo loro – hanno uno zelo esagerato per certe disposizioni teocratiche che confondono con le leggi bibliche. Un tale atteggiamento, può essere il sintomo di qualcosa di molto più profondo: un desiderio di punire l’altro usando in modo scorretto le Scritture. Un modo subdolo per regolare i conti. Lo scopo di costoro non è quello di difendere la verità, ma di servirsi della verità per colpire e danneggiare il fratello preso di mira. Sappiamo di nominati che sembravano tutti di un pezzo, rivelandosi nel tempo fragili e immaturi. Ma anche di fratelli e sorelle, convinti di aver subito un torto o di essere stati trattati ingiustamente che si sono serviti della Bibbia per screditare altri e la verità.

Ci sono anche fratelli che non si ritengono valorizzati in congregazione da parte del corpo degli anziani o si sentono calpestati nella loro dignità e reagiscono in modo spropositato, alcuni diventano col tempo persino inattivi o si dissociano. Autoconvincersi di essere le sole persone oneste e sincere, mentre le altre mentono o hanno torto marcio, può diventare una cocente illusione. Ricordatevi che non è la verità a essere punitiva, ma lo sono le parole che si scelgono per colpire chi si ritiene un avversario. Sono le parole che vanno filtrate e selezionate, non la verità in sé.

Un errore comune che alcuni commettono in congregazione è di affrontare certi casi nel momento sbagliato. A volte, alcuni fratelli non sono pronti ad accettare certe verità, non perché disconoscono la verità o certi fatti che le ruotano attorno. Semplicemente non è il momento adatto. Ogni cosa a suo tempo. Bisogna mostrare pazienza e concedere il tempo necessario per assimilare certe verità. E’ inutile e dannoso insistere. La verità può essere scomoda per alcuni ed è quella, e non va modificata per piacere agli altri. Però possiamo cambiare il contesto, rendere l’ambiente sereno, mettere il prossimo a proprio agio, usare un tono pacifico e amichevole.

 

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