Esternare le proprie colpe e attribuirle ai fratelli

Esiste una connessione tra ciò che siamo interiormente e il mondo esteriore, quello con cui ci rapportiamo in congregazione. In psicoanalisi, questo meccanismo di difesa, viene chiamato proiezione e si verifica quando una parte interiore di noi, reagisce inconsciamente, negando certe tensioni emotive spiacevoli come proprie, attribuendole a cose o a persone esterne. In pratica, vediamo nei fratelli quanto ci appartiene.

E’ uno dei fenomeni meno conosciuti in ambito fraterno. Abituati alla fiducia, difficilmente si tende a sospettare dell’altro. E’ difficile anche da accettare, perché è un fenomeno inconscio e non sempre si è consapevoli di avere questo problema. Eppure, quella di attribuire le colpe all’altro è antica quanto il mondo. Risale alla prima coppia umana, quando ognuno scaricò la colpa sull’altro per aver peccato: Adamo attribuì a Dio la colpa di avergli dato la donna, Eva invece l’attribuì al serpente. Abbiamo ereditato questo meccanismo alterato di difesa dai nostri primogenitori. Ognuno trasferì all’altro ciò che in realtà era.

“Se provate a indicare qualcuno tenendo la mano dritta davanti a voi, vi accorgete che un dito è puntato verso l’altra persona ma tre sono rivolte verso di voi: questo può servire a ricordarvi che quando denigriamo gli altri in realtà stiamo solo negando un aspetto di noi stessi”. (Debbie Ford)

Un nostro difetto può essere visto nel fratello e lo attribuiamo a lui per nascondere un nostro senso di inferiorità. Vediamo ciò che siamo. Tutto ciò che ci irrita negli altri, può portarci a capire noi stessi. Dal momento che mentiamo a noi stessi riguardo ai nostri sentimenti più intimi, l’unico modo per ritrovarli è vederli negli altri: essi, come uno specchio, ci rimandano l’immagine riflessa delle nostre emozioni nascoste. Una tale ombra della nostra personalità, se non si comprende il fenomeno della proiezione, potrebbe rimanere una parte oscura per tutta la vita. Riconosciamo solo ciò che conosciamo. Quando un fratello ci fa presente un aspetto su cui migliorare e la cosa ci turba, ci sono buone probabilità che c’è in atto una nostra proiezione nell’altro. La proiezione ha luogo quando qualcuno è emotivamente colpito dal comportamento di un’altra persona, positivo o negativo che sia. Di solito la nostra indignazione per il comportamento degli altri riguarda un aspetto irrisolto del nostro carattere. Chi ha questo problema difficilmente si guarda dentro.

Non sono soltanto le qualità negative di una persona a essere proiettate all’esterno, ma in uguale misura anche quelle positive. Il problema è che la proiezione di queste ultime genera una valutazione e un’ammirazione eccessiva e illusoria. Nel senso che esageriamo le qualità (nostre) che vediamo nei fratelli, ammirazione che ci porta a delusioni quando scopriamo che la realtà è diversa. Per arrivare a comprendere il prossimo, dobbiamo imparare vedere prima noi stessi e le nostre oscurità, anche se bisogna ammettere che è complicato che qualcuno veda chiaro quando non vede bene nemmeno se stesso.

In un certo senso (sbagliato) attribuire le colpe a un altro, distorcendo la realtà, può avere dei vantaggi momentanei. Ci si libera dal peso del problema e lasciare che siano altri a portarlo. La proiezione genera negli altri un senso di colpa e permette a chi ha il problema di negarlo. In realtà, il problema persiste in chi ce l’ha, generando ulteriormente altre emozioni negative. Ci sono alcuni che inneggiano a un cambiamento dentro l’organizzazione, senza fare nulla per attuarlo. Sono passivi, attendono lamentandosi che siano altri a fare i primi passi. Non si assumono nessuna responsabilità e poi danno la colpa ad altri fratelli di non fare nulla per cambiare dentro la congregazione.

Alcuni sono come il telegiornale, una continua raffica di notizie dettagliate, di scusanti e di giustificazioni a tutti i loro fallimenti. E il tipico tratto del fratello deresponsabilizzante. Il buco dell’ozono: colpa degli anziani; la fame nel mondo: colpa del Corpo Direttivo; il problema dell’inquinamento: colpa dei sorveglianti di circoscrizione. Non dicono mai che la colpa, ogni tanto, è anche la loro. E se qualche fratello, osa controbattere mettendo in evidenza le sue contraddizioni e le sue critiche malevole, la frustrazione aumenta al punto di trasformarsi in una furiosa aggressività. Dio ce ne scansi!

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