Da ogni fallimento si può rinascere

«A cosa mi servono i piedi se ho le ali per volare?»

Le parole riportate sopra sono di Frida Kahlo, famosa pittrice messicana. Una vita difficile e breve la sua. Da giovanissima ha avuto il corpo straziato da un incidente stradale. Da allora, ha per così dire, ingaggiato una lotta “corpo a corpo” con la morte.  “Sono nata con lo scroscio della pioggia battente – racconta Frida – e la Morte, la Pelona, mi ha subito sorriso, danzando intorno al mio letto. Ho vissuto da sepolta ancora in vita, prigioniera di un corpo che agognava la morte e si aggrappava alla vita”. Dipingeva per sconfiggere il dolore. Per lei ciò che contava nella vita erano le emozioni. Artista di grande talento, è stata capace di trasformare la sua grave disabilità in una ispirazione artistica, sconfiggendo le sofferenze con i suoi quadri, plasmandoli di una forza in grado di sfidare con coraggio le avversità.

Nella foto in alto, una scena del film Frida (2002). La pittrice è interpretata da Salma Hajek, mentre dipinge su una sedia a rotelle, unro dei quadri più famosi La colonna rotta

La spina dorsale è uno squarcio profondo nel corpo dell’artista ed è raffigurata da una colonna di un tempio antico, spezzata in molti punti e sorretta da un busto ortopedico che la imprigiona. Le altre parti del corpo sono martoriati da chiodi conficcati nella carne. Anche se il viso è costellato di lacrime, lo sguardo è fiero e dignitoso, comunica lo spirito di una donna che non si arrende di fronte alle avversità. Lo sfondo desolato e spaccato sembra un riflesso della figura in primo piano, a indicare come la sofferenza è a stretto contatto con l’umanità. Il seno è pieno di vita e di sensualità. Pur non credente, c’è molto cristianesimo in questo quadro di Frida. La veste bianca ricorda le bende con le quali fu avvolto il corpo di Gesù, mentre i chiodi simboleggiano una parte degli strumenti di morte con i quali venivano uccisi i martiri cristiani, primo fra tutti Gesù. Frida vuole rappresentare il martirio del suo corpo non come sacrificio ma come ricordo della disabilità e delle sue sofferenze. Le colonne, in senso figurato, sono simboli di sostegno vigoroso e di valido appoggio. La congregazione è chiamata “colonna e sostegno della verità”. Di Giacomo, Pietro e Giovanni viene detto che “sembravano essere colonne” della congregazione primitiva. In Proverbi 9:1 la casa che rappresenta la sapienza di Dio viene intagliata e poggia su sette colonne. La colonna pur spezzata può con il giusto sostegno reggere ed espletare pur con mille difficoltà la sua funzione. Siamo un sostegno gli uni con gli altri, a prescindere dalle avversità? La colonna spezzata non è un ostacolo alla bellezza della vita.

Come cristiani non siamo esenti da difficoltà, ingiustizie, incidenti, soprusi, malattie, lutti. Si vivono momenti così angoscianti che la nostra anima può diventare prigioniera dello sconforto, mentre il nostro corpo a lungo andare si priva di ogni energia vitale. In queste condizioni il futuro ci appare buio e ogni speranza sembra persa. Si vive così male che molti diventano depressi, altri decidono di farla finita. Come comportarsi di fronte a un fallimento così pesante e disastroso?

Normalmente non è la persona nel suo insieme a fallire, ma soltanto un’idea, un progetto, una collaborazione, un rapporto fraterno, la fiducia. Qualunque sia il fallimento, riguarda sempre una parte di noi, non tutto il nostro essere né tutta la nostra vita. E se la soluzione fosse proprio nel fallimento? A volte, è nella caduta che siamo in grado di riconoscere i valori della vita. Valori che non coincidono con la strada che avevamo intrapreso o con la scelta che pensavamo fosse quella più giusta.

Ogni uomo ha la capacità non solo di  resistere ai colpi dolorosi della vita, ma anche di rialzarsi quando cade rovinosamente. Di questa forza interiore, chiamata resilienza, ne avevamo già parlato. (Vedi Più forti di prima; Aumentiamo le risorse interiori; Non arrenderti).

La convinzione in un credo morale o in Dio permette di dare un senso alle prove senza sentirsi vittime del destino. Paradossalmente chi cresce in un ambiente “soffice” o è abituato alla “morbidezza” della vita, quando gli capiterà di affrontare una prova sarà più debole ad affrontarla rispetto a chi è abituato a lottare nella sua vita contro tutti e tutto. La lezione più importante della Bibbia al riguardo è che non bisogna mai arrendersi perché, con l’aiuto di Dio, possiamo affrontare qualsiasi prova e uscirne più forti di prima. (Isaia 40:29-31)

Pochi cristiani hanno attraversato le difficoltà da soli, per questa ragione è determinante avere una rete di amici e di familiari su cui poter contare nei momenti difficili. I fratelli prigionieri nei lager nazisti sono riusciti a sopravvivere grazie al sostegno di altri fratelli prigionieri. Naturalmente tutti gli esseri umani commettono errori. Alcuni di noi, però, trovano difficile rialzarsi dopo una sconfitta. Ripensare ai propri errori non è necessariamente sbagliato, soprattutto se questo spinge a migliorare. Tuttavia essere eccessivamente critici con se stessi è dannoso e controproducente. (Prov 12:25) Un modo per ridurre le possibilità di insuccesso è essere ragionevoli e modesti nel porsi degli obiettivi. Chi è modesto è consapevole dei propri limiti. A volte, però, sono gli altri a nutrire grandi aspettative nei tuoi confronti e ti rendi conto che per quanto ti sforzi non riesci ad accontentarli. Peggio ancora, può darsi che queste persone esprimano la loro delusione con parole che ti irritano o addirittura ti abbattono.

Fallimento di tipo spirituale. Le preoccupazioni ti hanno incalzato in molti modi rendendo inquietanti i tuoi pensieri? Ti senti schiacciato e le tue forze sono venute meno? Qualcuno in congregazione ti ha ferito ingiustamente? Sei rimasto turbato dal comportamento degli anziani e ti sei risentito a tal punto che ora non frequenti più le adunanze? Oppure, il tuo dolore è dovuto a un senso di colpa per un peccato nascosto? Quando sei andato via eri ancora fedele a Geova, avevi una coscienza pura e una certa forza spirituale. Col tempo tante cose sono cambiate e a causa della tua debolezza spirituale stai vivendo un peccato. Qualunque sia il tuo “fallimento” ci si può riprendere. (Prov 24:16)

Anziché pensare di essere un vero e proprio fallimento, metti a fuoco l’errore e perché l’hai fatto. Butta alle spalle il risentimento, farai del bene solo a te stesso. Ricorda che “Geova è misericordioso e clemente . . . Non continuerà a trovar da ridire per ogni tempo”. (Salmo 103:8, 9) Desidera che provi sollievo che deriva dall’avere una coscienza pulita. Lui non si aspetta mai da te più di quello che puoi fare. Ritorna, lui sarà al tuo fianco.

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