FAMA

La dea Fama è la personificazione della voce pubblica, che rapidamente si diffonde in lungo e in largo.

Presso i Romani era una divinità annunciatrice, immaginata come una donna con le ali piumate cosparse di occhi, bocche e lingue, in continuo movimento, che suona una tromba da cui escono verità e menzogne, notizie buone e cattive, a seconda dei casi.

Ovidio pone la sua casa sulla cima di un monte con molte porte e finestre sempre aperte, intenta a ripetere le ciance udite. Vi abitano la credulità, l’errore, la letizia, il timore, la seduzione, i sussurri.

Non è propriamente felice per gli uomini, essa è adirata con gli dei, ma combatte la sua battaglia nel mondo degli uomini. Virgilio, riguardo alle voci che diffonde, la descrive come una figura dal piede veloce, che tutto vede e che cresce man mano che procede: “(Fama) cresce nel muoversi e acquista forze andando; / inizialmente piccola e timorosa, ben presto s’innalza nell’aria / e sul terreno cammina e ha il capo fino in mezzo alle nubi”.

Fama interferisce nelle attività umane, cogliendo fatti e interpretandone le vicende, i peccati e le disgrazie. Inoltre, si serve delle passioni umane, facendole parlare dalle loro stesse bocche. Riferita all’uomo, la fama è la reputazione o l’opinione largamente diffusa e accolta di una persona. Se la fama è buona diventa famosa, se è cattiva diventa infame.

Nei secoli, la fama, operando azioni onorevoli, si è trasformata in reputazione. Una reputazione rovinata dalla calunnia non colpisce soltanto l’individuo, ma anche la sua famiglia, gli amici, la città, la religione e i suoi aderenti. Nei casi religiosi, coinvolge l’intera associazione mondiale di appartenenza.

La reputazione macchiata di un singolo può gettare biasimo su una intera congregazione, riducendo il rispetto dell’opinione pubblica. Il danno provocato a un’immagine si ripercuote per anni, anche al Dio che si adora, la cui onorabilità viene infangata senza averne nessuna colpa.

Ogni essere umano, durante la sua vita, cerca di affermarsi in qualcosa. La storia è ricca di uomini che hanno raggiunto una notorietà mondiale, contribuendo positivamente o negativamente sulla gente. Un tempo il concetto di fama si riferiva ad artisti, scienziati e filosofi, che attraverso le loro opere hanno lasciato un’impronta importante. Oggi, nella società dell’immagine, non ha più alcun peso un credo o un pensiero religioso. Oggi ciò che conta è saper vendere la propria immagine, saper apparire anche per breve tempo.

Andy Warhol, predisse che ogni individuo potrebbe avere l’opportunità di glorificarsi anche per pochi minuti. Forse non immaginava l’impatto dei social nella vita della società odierna. Con il telefonino a portata di mano, basta poco per riuscire ad ottenere un briciolo di vanagloria: un post, una foto, una news, un video, un evento straordinario di cui si è testimoni per caso.

La fama che dura nei secoli appartiene a coloro (pochi) che si sono distinti per aver cercato di creare un mondo migliore. Anche se Gesù è l’esempio più conosciuto della storia umana, lo scopo principale della sua vita fu quello di dare gloria al Padre suo. Lasciò ai suoi seguaci un modello da seguire.

«Chi ha uno spirito umile otterrà gloria»

(Proverbi 29:23)

Nella Bibbia, la fama può significare anche gloria, che significa “pesantezza”, nel senso che la persona acquista un certo peso o imponenza. Come servitori di Dio siamo esortati a fare “ogni cosa alla gloria di Dio”. (1Corinti 10:31) La gloria di Dio è resa manifesta dall’onore o dalla lode che gli sono tributati. Il comportamento di qualcuno può indurre altri a ‘dare gloria a Dio’. (Matteo 5:16; 1Pietro 2:12)

Cosa spinge i veri cristiani a ricercare assiduamente la notorietà nella congregazione? Invece di chiedersi cosa guarda Dio negli uomini, alcuni si lasciano ammaliare dal potere, dalla posizione o dal prestigio di un fratello. Questo fa crescere il desiderio di voler apparire a ogni costo e a volte si è disposti a tutto pur di arrivarci.

 

La «fama vola» è riferito a colui che ha una meravigliosa prospettiva di carriera, ma ne tace, non si vanta e tuttavia la notizia del suo progredire si diffonde lo stesso.

Vengono in mente le parole di Proverbi 27:2 «Ti lodi qualcun altro, e non la tua bocca; lo facciano altri, e non le tue labbra».

 

I nominati devono guardarsi dal ricercare la lode sperticata di altri (1 Tessalonicesi 2:6). Devono stare attenti a non ergersi monumenti mentali (1 Samuele 15:12). Spesso, il modo in cui reagiamo interiormente alle lodi rivela quale gloria desideriamo (Proverbi 27:21). Alcuni, nell’ansiosa ricerca di essere “qualcuno” in congregazione, sono rimasti delusi dal fatto che nessuno abbia riconosciuto le loro presunte capacità e abilità. Questo senso di insoddisfazione li ha resi “inattivi”.

Inoltre, il timore di non essere “nessuno” o uno dei tanti invisibili, può indurre alcuni, pur di ricevere una parte, una dimostrazione, anche solo una preghiera a un’assemblea a non considerarle come una prova della benedizione di Geova ma come un merito personale dove incensare sulla vetrina del palco un’apoteosi illusoria.

Avere un’identità forte e distinta in un mondo di anonimi è più difficile di quanto sembra, soprattutto per chi frequenta Internet, un mondo virtuale sovraffollato di sconosciuti, che ha moltiplicato all’ennesima potenza il desiderio di una celebrità effimera. Ci sono circostanze in cui è da insensati dare tanta importanza in Internet all’opinione di chi non ha più una buona relazione con Geova.

Il virtuale è spesso allettante. Ti concede l’occasione di essere qualcuno, anche con un piccolo post. Purtroppo è anche il desiderio di tanti che ce l’hanno a morte con i tdG: diventare influencer, complottisti, profeti, apri-occhi e stura-orecchie, cerchiobottisti, svelatori di segreti, intrighi e sopraffazioni. Gente che cerca fama, gente morta di fama.

«Egli [Geova] ripagherà ciascuno secondo le sue opere:

darà vita eterna a quelli che, perseverando nel fare il bene,

cercano gloria, onore e incorruttibilità» (Romani 2:6)

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