Far cambiare opinione è facile!

Le opinioni che pensiamo siano ben radicate, sono più flessibili di quanto crediamo

Il nostro credo religioso orienta qualsiasi opinione abbiamo di noi e degli altri ed è una componente importante della nostra identità. Se vi chiedessero cosa ne pensate delle altre religioni, non vi limitereste soltanto alla risposta, ma vi opporreste fermamente a qualsiasi tentativo di farvi cambiare idea. Se vi chiedessero se quello che credete sia effettivamente la vostra opinione o quella degli altri, la cosa vi sorprenderebbe.

In fondo, siete convinti di aver liberamente scelto voi la religione in cui credete. Siete sicuri che sia andata proprio così?

Si può convincere qualcuno a cambiare opinione o adottarne una completamente opposta? In genere, le nostre convinzioni sono influenzate dall’ambiente che ci circonda e dal clima che si respira; dalla nostra storia e dalle esperienze personali; dagli eventi che vanno al di là delle nostre possibilità e dai momenti che stiamo vivendo.

La realtà non è mai fissa, è dinamica, cambia in continuazione. Lo stesso avviene nella nostra vita. Se cambia quella realtà che ci ha indotto a fare certe scelte religiose può, in alcuni casi, cambiare anche la scelta che abbiamo fatto in passato.

Molti casi di abbandono della congregazione dimostrano questa amara verità. Alcuni hanno accettato di diventare tdG perché in quel periodo vivevano una situazione particolare (malattie, lutti, incidenti gravi, calamità naturali, disorientamento emotivo, gravi delusioni, ecc.) e hanno accettato gli insegnamenti biblici proposti dai tdG perché hanno riscontrato benefici, sollievo, aiuto a superare momenti difficili e a ritrovare quella pace mentale per affrontare con serenità il futuro.

Con il passare degli anni, le motivazioni si modificano e gli obiettivi cambiano. Si accettano e si condividono molti altri aspetti teocratici e spirituali. Il contesto in cui abbiamo accettato la “verità” ora è completamento diverso.

Un altro importante fattore che ha determinato il nostro orientamento religioso è l’identità del gruppo a cui apparteniamo. Nel corso degli anni abbiamo formato la nostra personalità in base al gruppo religioso che pratichiamo e ai principi che professa. Si è riscontrato che le dottrine affini (ma anche quelle più controverse) è più facile discuterle all’interno dell’organizzazione che fuori.

Quando una dottrina viene dibattuta tra gli stessi membri, è più facile rafforzare la convinzione che si ha di essa, perché lo scopo della discussione non è di abbatterla ma di rafforzarla, indipendentemente da quello che potrebbe essere il pensiero contrario di chi è fuori dall’organizzazione.

In questo modo si cerca di proteggere i membri deboli o dubbiosi dai pifferai, ma anche quelli che in apparenza sembrano i più convinti. Sì, perché contrariamente a quanto si creda, non è la convinzione a reggere il confronto tra opinioni differenti, ma la conoscenza profonda e la preparazione sull’oggetto in discussione.

Si può essere convinti senza avere accurata conoscenza, ma tutt’altra cosa è la convinzione, frutto di una profonda conoscenza della dottrina. Anche non saper esporre in maniera chiara una convinzione può creare seri problemi.

Molti conoscono bene le parole di Gesù, riportate in Giovanni 14:16,17, dove si parla del “soccorritore” che sarebbe venuto in aiuto dei suoi discepoli durante la testimonianza del Regno. Lo spirito non può soccorrere chi deliberatamente non fa nulla per rafforzarsi nella conoscenza di Dio. Non si può fare affidamento su di esso per essere preparati ad affrontare opinioni contrastanti o altre prove dottrinali se gli sforzi fatti sono superficiali o nulli. E poi ci chiediamo perché alcuni perdono le loro convinzioni dopo dibattiti e frequentazioni con persone e siti che la pensano diversamente.

Altre volte, si cambia opinione non perché alcuni sono più preparati di noi a livello dottrinale e di conoscenza biblica o non siamo in grado di spiegare in maniera convincente le nostre credenze, si cambia perché ciò in cui crediamo non ci soddisfa più. Si cercano alternative o altre opinioni che più si avvicinano alle nostre nuove convinzioni. Cerchiamo nuove motivazioni, perché le vecchie opinioni non le riteniamo più pratiche, razionali o adeguate ai nostri tempi.

Tutte le religioni guardano con occhio critico e allarmante gli eretici e tutti quelli che iniziano a mettere in discussione gli insegnamenti fondamentali che sono alla base di ogni credo. Lo fanno soprattutto per proteggere gli inesperti, i dubbiosi e gli incauti, i più esposti al convincimento e all’allontanamento. A volte i fuoriusciti ne fanno una questione personale, evidenziando la loro storia personale vissuta all’interno della loro ex religione.

In realtà, la religione madre vuole soltanto proteggere i suoi membri da dubbi e perplessità. Di chi un tempo era un membro attivo, gliene importa fino a un certo punto. Non è il singolo o il gruppo che spaventa, anzi col tempo i loro nomi vengono dimenticati, ma ciò che preoccupa è la debolezza spirituale e la preparazione dottrinale dei suoi membri. Più che guardare fuori, ogni religione si preoccupa di quello che accade al suo interno.

Per questi, e naturalmente anche per altri motivi, si erigono muri, si chiudono i ponti di una eventuale discussione con chi la pensa diversamente. Le polemiche non portano a nulla, se non a incattivire gli spiriti o a creare malumori e divisioni. La barriera è un modo efficace per non far cambiare opinione ai propri membri.

A volte non c’è nulla di personale con chi la pensa diversamente, è l’argomento o la fede in oggetto la cosa più importante da salvaguardare. E ogni religione lo fa con i mezzi che ha a disposizione. Perciò non si può rimproverare nulla se una religione fa di tutto per non far cambiare opinione ai suoi membri. Eppoi, francamente, se uno vuole cambiare idea o religione, non c’è nulla che possa fermarlo.

Alcuni che disquisiscono sui social se una credenza è giusta o sbagliata, tendono a sottovalutare un aspetto. Chi è attaccato nel suo credo si sente molto più motivato a ragionare e a discutere quando si tratta di difendere il proprio punto di vista o quello del suo gruppo. Molte capacità reattive si sviluppano proprio per far questo. Il dibattito, dove ciascuno rimane della sua opinione, invece di portare a conclusioni convergenti spinge gli opposti a polarizzarsi nelle proprie opinioni.

Gli esperti della comunicazione, in una discussione dottrinale, suggeriscono di far credere alle persone, che l’opinione opposta era la loro fin dall’inizio. In sostanza per far cambiare opinione bisogna far credere che l’altro è isolato nei ragionamenti e nelle condivisioni, che la maggioranza non è d’accordo e che è lui a pensarla diversamente, opponendosi a quello che è il pensiero comune della maggioranza.

Ecco perché non ha senso esporre la propria opinione in una comunità digitale che la pensa in maniera completamente differente. Cosa può fare una mosca bianca in mezzo a branco di elefanti, se non dare solo fastidio?

Questo fenomeno è noto come cecità delle scelte o scelte cieche. In un esperimento, dei ricercatori hanno dato ai partecipanti due foto con i volti di due persone e hanno chiesto di scegliere il volto che ritenevano più attraente.

I ricercatori, con un trucco da prestigiatore, hanno scambiato le foto, consegnando ai partecipanti quella che non avevano scelto. Con sorpresa, la maggior parte dei partecipanti ha accettato la foto che non avevano scelto e in più hanno motivato le ragioni di questa loro scelta, che ripetiamo, inizialmente non era quella prescelta.

Il test ha evidenziato una forte discrepanza tra la scelta iniziale e le spiegazioni che hanno dato i partecipanti di una foto che hanno accettata come se l’avessero scelta dall’inizio.

L’esperimento è stato replicato in vari campi, sempre con lo stesso risultato. Provate a immaginare l’impatto ingannevole e le conseguenze che ha sull’opinione pubblica questo falso feedback, utilizzato per ragioni commerciali o politiche.

Ricordate che spesso l’opinione pubblica viene ingannata e indirizzata a fare scelte che si credono consapevoli, e che in realtà sono state manipolate. Dopo che la folla è stata indirizzata, in maniera ingannevole, nella direzione voluta, le viene fatto credere di avere ora libertà di espressione. La gente si convince di avere l’opportunità di ragionare, invece, non fa altro che rafforzare il falso feedback, allontanandosi di più dalla scelta originale.

Di fronte ai falsi feedback (risposta a uno stimolo programmato), le persone si sentono motivate a difendersi o a difendere le loro opinioni dalle critiche esterne. 

  «Per capire meglio il meccanismo in azione, immaginate di aver scelto nell’armadio un paio di pantaloni da mettere a una festa e di averli posati sul letto. Arriva il vostro partner e critica la scelta, dicendo che avreste dovuto scegliere i pantaloni blu invece di quelli rossi. È probabile che vi mettiate sulla difensiva e rivendichiate la vostra decisione, magari convincendovi ancora di più che avete ragione nel preferire i pantaloni rossi.

     Adesso immaginate che il vostro partner, anziché discutere, scambi i pantaloni sul letto mentre siete distratti. Vi girate e scoprite di aver scelto i pantaloni blu. In questo caso dovete riconciliare l’evidenza fisica della vostra preferenza (i pantaloni sul letto) con qualsiasi cosa all’interno del vostro cervello che normalmente vi fa scegliere i pantaloni rossi. Forse vi siete sbagliati o avete cambiato idea e vi è sfuggito di mente. Ma ora che i pantaloni sono di fronte a voi, sarebbe facile metterli e uscire. Guardandovi nello specchio, decidete che tutto sommato vi stanno bene».

MIND  Gennaio 2019  pagina 103

Le persone presentano una notevole flessibilità di opinione quando si eliminano i fattori difensivi. Se le nostre convinzioni non sono più che scolpite nel marmo, è probabile che certe informazioni altri possano cambiarle. Comprendere la natura fluida delle nostre convinzioni, potrebbe ridurre la nostra esposizione sul web di possedere la “verità assoluta”.

Ci sono casi, luoghi e persone in cui è saggio non sbandierare troppo le nostre convinzioni come se sulla testa avessimo le lingue di fuoco della Pentecoste. Gli inganni e i trucchi escogitati per manipolare le nostre idee sono dietro l’angolo nel mondo digitale e mediatico. A volte certi ragionamenti le troviamo a fianco a noi, mentre seduti, ascoltiamo beatamente, ciò che ci viene presentato ingenuamente e senza malizia come oro colato.

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