Far crescere i fratelli con autorevolezza

Conoscere i fratelli, scegliere collaboratori fidati, gratificare i meritevoli, valorizzare le diversità, motivare per crescere, insegnare ed esortare sono le caratteristiche di chi ha autorevolezza.

Quando in congregazione i corpi degli anziani manifestano le qualità descritte sopra, non solo forgeranno proclamatori maturi e spirituali ma eviteranno che i fratelli diventino inattivi.

Conoscere i fratelli. Ogni proclamatore ha i suoi pregi e i suoi difetti. Il compito degli anziani autorevoli, oltre a occuparsi della congregazione in generale, devono aver cura dei bisogni di ogni singolo Testimone. Il concetto aziendale di leadership non prevede che il capo si occupi delle debolezze di chi lavora in azienda. La congregazione non è un’azienda che si occupa di numeri e di produzione. Essa è formata, non da dipendenti stipendiati, ma da persone che hanno accettato volontariamente di servire Geova.

I corpi degli anziani sanno bene che ci sono fratelli che non raggiungeranno mai certi obiettivi. Pur consapevoli di non raggiungere certe aspettative, questi fratelli umili e modesti che non mirano a carriere teocratiche, provano un certo pudore persino a parlare dei loro limiti. Eppure, da questi fratelli si ottengono informazioni preziose su come gestire certi bisogni dal basso. Non sempre un’intelligenza superiore, una conoscenza organizzativa o una nomina teocratica diventano sapienza e longanimità. Se certi anziani invece di fare continue osservazioni, sapessero vedere “lungo”, forse ci sarebbero meno inattivi nella loro congregazione.

Scegliere collaboratori fidati. La congregazione è suddivisa in piccoli gruppi in modo che ogni anziano sia messo nella condizione di prestare la debita cura a ogni membro del suo gruppo. Prima di fare le assegnazioni è bene che il corpo degli anziani evidenzi il ruolo del sorvegliante e i bisogni del gruppo, nonché quello di valutare se l’anziano proposto sia idoneo per questo incarico. Ci sono gruppi allo sbando, pecore senza pastore e sorveglianti che non sorvegliano. Altri invece vanno all’eccesso nel controllo e nelle pretese. In tali contesti ci chiediamo quanti membri dei vari gruppi scelgono l’inattività? E’ vero che ognuno è responsabile delle sue scelte, ma quanti di questi fratelli se dovutamente assistiti sarebbero diventati inattivi?

Gratificare chi merita. Una volta c’erano meno anziani e le congregazioni erano ben assistite. Oggi ci sono tanti anziani, più del necessario, eppure non riescono a stare dietro ai bisogni dei proclamatori. In alcuni casi dove gli anziani pullulano sembra che ognuno scarichi le sue responsabilità sugli altri. Addirittura, in questi corpi, vengono assegnati altri anziani che si rendono disponibili per aiutarli. A lungo andare i risultati diventano peggiori di prima perché questi anziani, che dovrebbero risolvere i problemi, mancano di autorevolezza e non sono in grado di gestire le varie situazioni. Il bello è che il sorvegliante di circoscrizione li premia pure assegnandogli parti e privilegi alle assemblee. Alcuni anziani lamentano la difficoltà a rimuovere chi gode delle stesse garanzie. Siamo a conoscenza di ex anziani che si sono “scontrati” con altri anziani e il sorvegliante di circoscrizione per queste situazioni paradossali. Col tempo alcuni di questi fratelli sono diventati inattivi.

Valorizzare le diversità, insegnando ed esortando. L’identità rende unico ogni individuo. Non è semplice assegnare ruoli diversi in base alle capacità di ognuno. Laddove le assegnazioni e i privilegi sono standardizzati ed uguali per tutti, si crea una rigidità nelle mansioni e nei ruoli. Quando i compiti sono ripetitivi c’è il pericolo di “spersonalizzarsi”. La spersonalizzazione delle proprie responsabilità conduce alla disattenzione, alla superficialità, alla demotivazione e alla negligenza nell’agire. E’ il primo passo che conduce all’insoddisfazione e all’inattività. A volte si sovraccarica chi non è in grado di sopportare certi pesI, forse non è adatto a quell’incarico, ma non perché è debole e poco spirituale, semplicemente perché è diverso. In un altro incarico, consono alle sue caratteristiche, probabilmente darebbe molto. Tali errori di valutazione scoraggiano e deprimono. L’intelligenza spirituale degli anziani autorevoli e dei sorveglianti viaggianti si manifesta nel sapere assegnare compiti diversi alle persone giuste. In questo modo si evitano disastri.

Un ultimo appunto che riguarda i lamentatori e i criticonzoli.

Nelle congregazioni ci saranno sempre questo tipo di individui. Il molto parlare, si sa, induce in “peccati di lingua”. Chi ne è affetto difficilmente esprime valutazioni positive. Chi è abituato a lamentarsi non sa collaborare, né ubbidire, anzi esegue i suoi compiti con riluttanza e nel peggiore dei modi. Per motivare queste persone gli anziani devono usare lo stesso strumento dei mormoratori: la parola. Essi devono aprire la mente dei lamentatori e di chi subisce le lamentele. A volte è sufficiente eliminare le occasioni che inducono a lamentarsi. Se necessario ricorrere anche alla correzione fraterna. In questo processo, gioca un ruolo importante la capacità di saper comunicare. L’anziano deve saper parlare al cuore. Se reagisce stizzito al lamentatore il risultato potrebbe essere peggiore delle stesse lamentele. In questi casi, purtroppo, ci sono fratelli che nonostante siano inattivi o disassociati, continuano ancora a lamentarsi più di prima.

(Autorevolezza – fine)

 

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