Farsi solo del male

Quando il rancore, per un’amicizia fraterna tradita, si protrae per lungo tempo.

“Il buon senso fa frenare la collera, gran virtù è perdonare un’offesa” (Proverbi 19:11PS)

Può capitare che un fratello ci deluda dimostrandosi un falso amico, specialmente se abbiamo vissuto insieme anni di intensa verità. Nulla faceva presagire che in cuor suo covava invidia per la nostra posizione teocratica, per i privilegi in congregazione, per le nostre virtù e capacità. Aveva anche pensato di ucciderci in senso spirituale. Ci ha fatto del male, è andato via dalla congregazione ed è sparito dalla circolazione. In realtà non è mai andato via, è rimasto come una spada conficcata nella nostra mente, come una brace la cui velatura di cenere continua a bruciare.

Proviamo rancore nei suoi confronti e vogliamo fargliela pagare per il dolore che ci ha causato. Cerchiamo una rivalsa che non arriverà mai. La vendetta tarda ad arrivare, il tempo passa, anzi arriva e siamo più scontenti di prima. Nel frattempo ci siamo consumati e il rancore ha assorbito le nostre energie emotive e spirituali. Ci siamo logorati la mente con un flusso di pensieri negativi simili alle furiose onde del mare che gettano la schiuma quando sono in tempesta.

Il rancore contro il fratello, ha messo radici nel nostro cuore e ora si ritorce contro di noi. I pensieri che lo accompagnano scavano cunicoli circolari e ripetitivi. Incominciamo a dubitare di noi. Pensiamo di aver sbagliato giudizio, mettiamo in discussione la nostra capacità di critica e senza accorgercene il rancore si rivolge contro di noi, contro le nostre scelte. Desideriamo liberarci da ogni sentimento che ci affligge, anche con una punizione simbolica verso chi ci ha tradito, ma quel momento non arriva mai e intanto il livore cresce e con esso anche il senso di colpa. Non siamo più in grado di affrontare la delusione, né di analizzare la nostra situazione in modo da poterci liberare di questi veleni mentali.

Ormai è tardi, siamo vittime di un malessere che ci sconvolge l’anima. Il sussulto interiore che proviamo a ogni ricordo del tradimento è il segno che c’è dell’irrisolto, che inquina ancora i nostri pensieri. Non siamo più lucidi, ci sentiamo avviliti e stiamo rimuginando di abbandonare la congregazione, se non lo abbiamo già fatto da tempo. Prima avevamo quello che ritenevamo un vero amico. Ora abbiamo fatto entrare in noi un vero nemico e gli abbiamo permesso di dominarci. Il suo vero nome è rancore, che significa marcio. Covato a lungo e tenacemente nel nostro cuore, ciò che prima era sano ora si è “guastato”, è diventato marcio.

Se non riconosciamo di avere il problema, sarà dura eliminarlo. Il punto è che diamo sempre la colpa all’altro, riteniamo altri responsabili del nostro dolore. Finché non ci renderemo conto che fa parte della vita convivere anche con il tradimento e le sue conseguenze e che dobbiamo imparare a perdonare, continueremo solo a farci del male. Ci prendiamo a schiaffi e pensiamo che il dolore lo provi chi ci ha fatto del male.

 

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