Ho preferito la felicità alla giustizia/ seconda parte

Ai bambini capita spesso di giocare e litigare. Pensano di avere ragione e per qualche minuto non si parlano. Dopodiché iniziano di nuovo a giocare come se nulla fosse. Lo fanno perché preferiscono la felicità alla giustizia.

Anche tra cristiani capita di litigare, ma a differenza dei bambini che non si fanno paranoie, la cosa va avanti per troppo tempo e alla fine, se la questione non viene risolta, si sceglie l’inattività. È un po’ quello che è successo a me.

Mi è capitato spesso di ricordare le occasioni in cui mi sono sentito ferito e deluso. Non mi è stato concesso – a dire il vero, anche io non l’ho permesso – il diritto di essere umani, fragili, deboli e perché no anche smemorati. Troppo tardi mi sono reso conto che non abbiamo alternative, dobbiamo convivere con fratelli imperfetti, anche quando abbiamo ragione sotto tanti punti di vista.

Questo è un errore comune che ripetiamo molte volte nella nostra vita. Attribuiamo alla cattiveria o alla malafede fatti che si possono spiegare con la debolezza e con l’imperfezione. Cercare la giustizia a ogni costo o la vendetta ci isola dai nostri fratelli. Invece la ricerca della felicità ci consente di superare i nostri difetti e di rimanere in contatto con la congregazione.

Provare astio tra fratelli per gli esasperanti difetti altrui è una presa in giro della verità. Invece di comprenderci e di venirci incontro, diventiamo bersaglio, l’uno dell’altro, scagliandoci contro i “dardi infuocati” del Diavolo. Mi sono condannato a una vita di solitudine.

Quando ripenso a tutti gli anni trascorsi da “anziano” e a tutti i fratelli che erano coinvolti in tensioni e problemi, ho notato che il disaccordo era sempre lo stesso, l’amore e l’affetto iniziali erano diventati nel tempo motivo di conflitto. Agli inizi venivamo attratti da chi possedeva caratteristiche che a noi mancavano. Non sempre i tratti della personalità altrui ci completano, non necessariamente siamo fatti per combaciare l’uno con l’altro come tasselli di un mosaico.

Certo, se abbiamo la forza per smussarci e la disponibilità a cambiare o a sopportare, accettandoci e accettando gli altri come persone imperfette, senza sentirci martiri né sacrificati sull’altare della fede, certamente possiamo andare avanti lo stesso, in particolare se vogliamo tenerci la felicità della verità. Rimango convinto che ogni fedele di Geova debba rimanere distinto da un altro suo servitore.

Ognuno di noi ha il diritto di essere diverso dall’altro. Abbiamo esigenze diverse, gusti diversi. Non è necessario amare lo stesso cibo, gli stessi amici, gli stessi vestiti, lo stesso divertimento. Avere divergenze sincere non è un segno divisivo, non porta all’apostasia, né all’allontanamento. Dopo anni di inattività, sono sicuro che qualsiasi divergenza può essere compresa solo tra fratelli maturi e amorevoli. Rivolgersi ad altro non fa che peggiorare la propria situazione.

Solo in un contesto caloroso e confortante, dove ciascuno tende la mano all’altro, si possono superare i problemi. Solo in un posto dove non si nascondono ma sono evidenti i difetti e si perdona si può trovare ciò che manca. Pensiamo troppo ai nostri bisogni e dimentichiamo quelli degli altri. La solitudine ci rende egoisti. Preoccupati delle nostre ragioni e di trovare conferme ai nostri interrogativi affossiamo sempre più quell’amore elevato che sana le fratture.

Amare i fratelli è un atto di grande coraggio, e tuttavia di estrema necessità per il bene di tutti. Siamo come l’acqua e il fuoco, diversi, ma entrambi necessari alla vita. Se vogliamo ritrovare il nostro equilibrio interiore dobbiamo imparare a convivere con il nostro opposto. La felicità e non la giustizia ci riporta alla presenza di Dio, perché lui per primo vuole la nostra felicità, perché lui per primo passa sopra ai nostri difetti, perché lui per primo rinuncia alla giustizia per vederci felici di amarlo. 

Non esiste la perfezione nella nostra vita. Quando capiremo questo saremo felici. Ed io l’ho capito, certo a modo mio, ma l’ho comunque capito. Per questa ragione ho preferito la felicità alla giustizia e sono ritornato a Geova e alla congregazione. Nessuno ci chiede di essere perfetti, nemmeno Geova. Lui ci ama in virtù della nostra imperfezione, non ha altri motivi per non amarci così come ci ama.

“Ritroveremo il Paradiso perduto soltanto se mostreremo coraggio da amare, forza per perdonare, felicità per la felicità altrui e saggezza per capire che l’amore di Dio è abbastanza per tutti”.

un ex inattivo

Tags: , , , , ,

Trackback dal tuo sito.

Commenti (2)

  • una pecora qualunque

    |

    Anche di questa parte condivido tutto.
    Citazione:”Ognuno di noi ha il diritto di essere diverso dall’altro. Abbiamo esigenze diverse…”.
    E’ vero. Aggiungerei anche “intendimento diverso”.
    Circa 35 anni fa affermai ad un anziano che l’intendimento sulla “generazione del ’14” non mi sembrava calzante…. Venni amorevolmente corretto ed incoraggiato a fidarmi dello schiavo.
    Oggi posso dire che avevo ragione.
    Nel tempo sono stati imposti altri “intendimenti dello schiavo” sui quali ho manifestato perplessità scritturalmente e bereanamente sostenibili, ma a differenza della prima volta, la riprensione che ho avuto da anziani più giovani è stata più severa e incisiva e NON basata sulle scritture, ma su intendimenti correnti, sebbene il Corpo Direttivo abbia ripetutamente affermato di non avere più intendimento di un cristiano maturo delle altre pecore.
    Voi che siete anziani ragionevoli (dai vostri post ne traggo evidenza) veicolate, vi prego, ai giovani sorveglianti l’incoraggiamento ad essere meno “sceriffi del comportamento” e più pastori di pecore.

    Reply

    • inattivopuntoinfo

      |

      Caro fratello tu non sei «uno qualunque» ma uno dei tanti che purtroppo soffrono certe situazioni per colpa di alcuni giovani “sceriffi del comportamento” (insieme ad alcuni “vecchi” sono comunque una minoranza che purtroppo fanno danni spirituali). Ti ringraziamo per l’attenzione che hai verso i nostri articoli. Le questioni dottrinali e le loro interpretazioni ci interessano poco o niente, ma l’aspetto umano no, questo ci riguarda tanto. E i commenti se fatti in modo propositivo e rispettosi nei contenuti li pubblichiamo volentieri.

      In quanto a «veicolare» certe informazioni sugli «inattivi» e gli anziani è uno dei nostri obiettivi e continueremo a farlo. Per quanto riguarda mettere in pratica ciò che scriviamo non abbiamo questa presunzione induttiva tantomeno è lo scopo principale della nostra vita spirituale. Tutto ciò che succede nelle congregazioni dipende da quello che si mette in pratica della Bibbia, da come ci si lascia guidare da Gesù quale Re e da quanto apriamo il cuore allo Spirito santo di Dio.

      Reply

Lascia un commento

inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

Built by TANOMA