Fin dove una persona può entrare nella tua vita?

Il pudore: cos’è mai questo?

È un atteggiamento discreto e riservato. Ha come sinonimi: decenza, compostezza, modestia, purezza, onestà, moralità, virtù, castità, ecc. Si riferisce anche al senso di intimità legato al nostro corpo; alla percezione di un confine morale che non va violato, situato a una certa distanza e difeso dall’intrusione altrui. In psicologia, il pudore viene considerato un meccanismo di difesa dallo sguardo altrui. I cristiani devono badare al pudore, evitando di far inciampare altri.

In una società invasiva come la nostra, costruita sull’immagine e sulla condivisione dei nostri aspetti più intimi, il pudore sta diventando un problema. I commenti personali, le vicende intime, i fatti riservati, e le informazioni circoscritte stanno diventando sempre di più di dominio pubblico. Le distanze psicologiche si stanno assottigliando, mentre i nostri spazi virtuali sono accessibili a molti sconosciuti. La barriera della compostezza, della moralità, della decenza è divenuta un filo sottile. Molti permettono di far entrare nella loro vita di tutto e di più. E crescono anche i ficcanaso digitali.

Si sono oltrepassati i confini del pudore dando spazio ad allusioni, a parole ambigue, oscenità e discorsi senza ritegno e senza nessun riguardo. Si sparano pallettoni di indecenze, soprattutto nel Web. A volte ci sentiamo a disagio perché incompresi o non capiti realmente per quello che siamo. In realtà, il fatto di avere pensieri che altri non conoscono, non è un aspetto negativo. Ci offriamo agli altri in proporzione alla fiducia e all’intimità che stabiliamo con loro. Non tutti entrano nelle stanze della nostra privacy. Filtriamo e selezioniamo, come è giusto che sia. Nel salotto buono, faremo entrare i nostri amici intimi, i nostri familiari, quelli con cui abbiamo un rapporto di stima e fiducia.

Sarebbe irragionevole permettere a qualsiasi estraneo (anche un anziano o un sorvegliante) di entrare in casa nostra e dettare legge. Forse non ci rendiamo conto oppure sottovalutiamo questo punto. Succede che attraverso i social e i vari siti che frequentiamo, diamo l’occasione a certi guardoni di spiarci dal buco della serratura della nostra camera da letto. I nostri stati d’animo non vanno raccontati a degli sconosciuti o a delle anonime presenze digitali e nemmeno a fratelli inaffidabili. I pensieri più profondi, talmente intimi, vanno confidati a qualcuno di cui siamo certi della sua riservatezza e che non li rivelerà mai, nemmeno sotto tortura.

Una persona impudica, che confida a chiunque i nostri sentimenti più profondi, è una persona per nulla seria, che mette in pericolo non solo la nostra reputazione, ma anche la sua. Quando cadiamo in questa trappola, l’intensità della sofferenza è pari alla fiducia che abbiamo mostrato a questa persona. Più investiamo in coloro che crediamo cristiani virtuosi e spirituali, più cocente è la delusione quando viene a mancare la fiducia.

Il pudore è l’arte di capire fin dove una persona va fatta entrare.

Oggi è facile entrare in connessione con altri fratelli e sorelle, ma anche con sconosciuti. Con alcuni restiamo a relazionarci sulla soglia di casa, con altri invece ci rapportiamo nel salotto. Il problema sorge quando qualcuno cerca di forzare le nostre stanze intime per portarle in piazza, per scavare nel privato, sguazzare nelle debolezze e negli aspetti bui della nostra esistenza. Se ho un problema con un fratello che sta sulla soglia di casa mia, dopo un po’ sparisce perché l’ho lasciato fuori di casa. Ma se il problema ce l’ho con un fratello intimo che è stato nel salotto buono o con qualcuno dei miei familiari, la sofferenza è più forte, il dolore più intenso, soprattutto quando la relazione si spezza.

La delusione è bruciante quando arriva da chi non ce lo saremmo mai aspettato. Le attese disattese generarono frustrazione, ansia e rabbia. Il dolore dell’abbandono e della disillusione, è direttamente proporzionale al coinvolgimento emotivo e spirituale che abbiamo dato. Prima di concedere la nostra fiducia più intima a qualcuno che riteniamo degno di fiducia, chiediamoci: è la persona giusta? Quanto ci tiene a mantenere un rapporto fraterno stretto? Lo conosciamo in modo così profondo prima di esporci? Lo abbiamo valutato con equilibrio e obiettività? Cosa ci aspettiamo da lui e lui cosa si aspetta da noi? A volte il nostro desiderio di protagonismo (anche sincero) falsa la giusta valutazione della situazione.

L’effimero raggiungimento di pochi attimi di protagonismo ha causato in alcuni cristiani la perdita di ogni pudore con conseguenze devastanti sulla propria spiritualità, rovinando relazioni fraterne con effetti distruttivi sul corpo e sulla mente. 

Custodite ferocemente la vostra vita privata dagli spudorati e non sbandieratela ai quattro venti. Non esiste su questa terra nessuna persona, nessun sito, nessun blog che possa soddisfare ogni nostro desiderio. Le relazioni tra fratelli, anche quelle più intense, più edificanti, prima o poi svaniscono. Sono solo un passaggio della nostra vita cristiana. La prospettiva dell’eternità allarga i nostri orizzonti. Un’educazione cristiana ci aiuta a vivere meglio e ci fa evitare dolori inutili. E se abbiamo sperimentato una profonda delusione, impariamo ad usare maggiore ponderatezza in futuro, così capiremo finalmente su chi o cosa vale la pena investire i nostri sforzi e la nostra fiducia

Un giorno Noè bevve del vino, si ubriacò e si svestì nella sua tenda. Cam, suo figlio, vide la nudità di suo padre e lo disse ai suoi due fratelli che erano fuori. Allora Sem e Iàfet presero un mantello, se lo misero sulle spalle ed entrarono camminando all’indietro. Così coprirono la nudità del loro padre con le facce voltate, e non videro la sua nudità. Quando Noè si svegliò dopo l’ubriacatura e venne a sapere quello che il suo figlio più giovane gli aveva fatto, lo maledisse (Genesi 9:21-27). È un episodio sul pudore che illustra quanto sia importante il rispetto per il corpo altrui. Quel mantello è come se creasse una distanza, una barriera tra il corpo e lo sguardo degli altri. Pudore non è negarsi agli altri, ma mostrare rispetto per il corpo degli altri e desistere dall’invadere la loro intimità.

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