Una finestra sulla piazza

Intervista a un inattivo ex anziano

Sappiamo che in passato sei stato impegnato in molti aspetti organizzativi e importanti iniziative dei tdG. Come mai un fratello così occupato in tante attività è diventato inattivo?

Le tante attività ti portano a conoscere più da vicino i meccanismi che ruotano all’interno dell’organizzazione. Paradossalmente più conosci l’interno e più domande ti poni.

Vorresti dire che il modo di gestire le congregazioni ti ha condizionato negativamente? Il fattore umano ha quindi prevalso su Geova e la sua verità?

Non è così come sembra o come ti vogliono far credere. Molti fratelli non scelgono l’inattività, diventano inattivi per circostanze avverse, come le malattie, una disgrazia, decisioni sbagliate, incomprensioni, lutti, scoraggiamento e abbattimento. Incominci a capire queste cose più da ex anziano che da nominato.   

Non è che stai iniziando a “sparare” sugli anziani ora che non lo sei più?

Dipende, anche se di ragioni ne avrei tante per farlo. Comunque, ora non mi sembra il caso.

Vorrei sapere da te cos’è cambiato rispetto al passato?

Essere inattivo non vuol dire perdere i contatti con i fratelli. In un modo o nell’altro mi arrivano di tanto in tanto notizie di prima mano. Rispetto a prima, grazie anche a Internet, si sanno più cose del CD, di aspetti organizzativi e di problemi interni. Il sito JW.org ha aperto canali impensabili fino qualche decennio fa. So che il sorvegliante di circoscrizione, grazie alle deleghe dall’alto ha più potere rispetto al passato, anche se in alcuni casi, troppo potere non viene usato per paura di sbagliare. Così molte cose rimangono come prima se non peggio. Questo perché non tutti i sorveglianti hanno il coraggio per prendere di petto certe situazioni scomode. Ho l’impressione che la predicazione non è più come quella di una volta. A quel tempo si andava veramente di casa in casa e il progresso era evidente.

Come si riconosce un’autorità buona da una cattiva?

Gli anziani e i sorveglianti non devono avere un atteggiamento distaccato dai bisogni dei proclamatori e nemmeno del loro incarico. Quando i nominati non godono di buona reputazione si crea un vuoto tra loro e la congregazione. Da quello che so sembra  che diversi fratelli dirigono senza la giusta responsabilità. Quando manca la cultura di collaborazione tra sorveglianti e corpi di anziani, tra anziani e servitori di ministero, tra nominati e proclamatori, è come se ognuno andasse per conto proprio. Una buona guida coinvolge i  fratelli al conseguimento di certi obiettivi e ne condivide i valori spirituali.

Ci saranno pure degli anziani  responsabili?

Sicuramente. Spero che siano in tanti. Molti nominati devono comprendere cosa implica una tale responsabilità. Non è la dialettica o il saper parlare dal podio a rendere spirituale un cristiano. Dopo un po’ di tempo, esiste il pericolo che ci si abitua a certi compiti o ci si dimentica che il vero scopo è quello di servire con tutto il cuore la congregazione. I giovani nominati anziani devono portare una rinfrescata di entusiasmo senza lasciarsi assorbire da una mentalità datata. Quando si viene meno a un requisito o ci si comporta in un modo non cristiano, non si dovrebbe commettere l’errore di pensare che una volta nominati anziani lo si è per sempre. Ci sono nominati che non sono consapevoli di venire meno a dei requisiti.

Ti è capitato di servire con anziani di questo genere? E perchè continuano a essere anziani pur venendo meno al loro ruolo?

 Mi è capitato, eccome. Non è una novità. Sono nominati che amano più la popolarità che il popolo, piace sentirsi qualcuno. Forse prima di conoscere i tdG erano frustrati, forse nella loro vita non hanno mai avuto l’opportunità di occupare posti di comando. Ad esempio, quando ero anziano, ho visto che diversi nominati non avendo un concetto equilibrato delle loro forze e delle loro capacità, consideravano un fallimento rassegnare le dimissioni o essere rimossi.

Eppure, in questi ultimi anni sono state istituite diverse scuole per addestrare e qualificare i fratelli.

Così come sono strutturate queste scuole servono a poco. Io stesso sono stato istruttore in alcune di queste scuole dove hanno partecipato centinaia di anziani e servitori di ministero. Dopo l’entusiasmo iniziale, molti si dimenticano quanto è stato detto. Le congregazioni non traggono nessun beneficio. Solo ai partecipanti viene data l’opportunità di esibire sul loro curriculum teocratico un simbolico “attestato” di partecipazione. C’è un’idea sbagliata della meritocrazia. Molti hanno incarichi e privilegi soltanto perché hanno frequentato queste scuole. All’atto pratico o nel momento del bisogno rivelano la loro inesperienza. Ci sono invece fratelli e sorelle molto capaci che sono messi da parte. Ho saputo che in una di queste ultime scuole non si è parlato altro che di disposizioni e di comitati giudiziari. A detta di alcuni, più che una scuola sembrava un tribunale.

Che scuole servirebbero per formare uomini e donne capaci?

Nessuna scuola. Con la veduta negativa che si ha dell’istruzione, parlare di scuola tra i tdG è un paradosso. Un’idea sarebbe quella di incontri regolari con assegnazioni delle parti senza schemi prestabiliti. Ognuno di questi insegnanti propone un tema in base al suo incarico: il pastore parla di cura pastorale, l’evangelizzatore di predicazione, il maestro di qualità oratorie, e così via. Chi è capace ed esperto nel suo campo, pone e propone liberamente temi e soluzioni con la Bibbia. Un insegnamento standard a livello mondiale non sempre è profittevole. Il problema in un posto potrebbe essere irrilevante in un altro. Un’istruzione standardizzata per tutti, dove tutti devono ripetere le stesse, anche dove il problema non esiste, è poco pratico. Per dirla come Paolo: “ai giudei divenni come un giudeo, a quelli sotto la legge divenni come sotto la legge, a quelli senza legge divenni come senza legge, ai deboli divenni debole, son divenuto ogni cosa a persone di ogni sorta, per salvare a tutti i costi alcuni”. (1 Cor.9:20-23) Nelle scuole tradizionali, l’insegnante di matematica non si occupa di geografia, quello di italiano non insegna educazione artistica, quello di educazione fisica non istruisce i ragazzi in inglese. Nell’organizzazione bisogna assegnare a ognuno l’incarico in cui si è specializzato o affidargli dei compiti in base ai doni che ha ricevuto dallo Spirito cercando di capire dove è stato posto in congregazione da Dio. (1 Cor. 12:28,29)

Fratelli giusti che ricoprano ruoli giusti per svolgere con abilità e al meglio i loro incarichi… 

Abbiamo ottimi fratelli che raggiungono l’eccellenza, così come ci sono anche buoni proclamatori che diventano pessimi nominati. Se non si ha la giusta vocazione per certi incarichi, è meglio lasciar perdere. Ci sono nominati che si trascinano senza più provare gioia. A questi si deve avere il coraggio di rimuoverli, perché diventano un peso per gli altri anziani, le congregazioni, le loro famiglie e per se stessi. Un vero anziano è in grado di prendere decisioni difficili e affrontare questioni spinose, agendo nell’interesse della congregazione e non del proprio. Questi fratelli sanno esprimere il loro ottimismo sulla propria attività e sul futuro, dimostrano un alto grado di maturità spirituale. Quelli mediocri si riempiono la bocca di belle parole, comportandosi come passacircolari.

Una giusta vocazione è sicuramente il miglior punto di partenza. Ma è fondamentale anche una preparazione scritturale e una buona conoscenza della realtà.

Quello di servire come anziano è un duro lavoro, non sempre percepito per quello che vale. Troppi pensano solo all’efficienza. A volte si devono prendere decisioni impopolari, dare consigli energici anche ad altri nominati, richiamare la congregazione a comportamenti spirituali e produttivi. Chi esita a far questo indebolisce ancor di più se stesso e gli altri. Troppi anziani sono sconnessi fra loro, troppo isolati dal resto della congregazione. I veri leader costruiscono relazioni per rafforzarsi, non agiscono per conto proprio. I veri anziani sono vicini ai fratelli, stanno con i fratelli. Sono disposti ad investire parte del loro tempo a conoscere veramente i fratelli e a costruire relazioni basate sulla fiducia e sulla trasparenza.

Troppi incarichi fanno male?

E’ normale che col tempo si ricevano ulteriori privilegi. Il successo dipende dallo spirito con cui si accettano o si declinano questi privilegi. Nessuno è obbligato ad accettarli. Il problema è che un eventuale rifiuto è visto in modo negativo. Tanti perciò si sovraccaricano di incarichi e alla fine scoppiano. Se si accetta un privilegio è fondamentale farlo con serietà, affidabilità e senso di responsabilità scritturale. Il problema è che alcuni cercano i privilegi ancor prima di prendere consapevolezza di quale sia lo scopo del privilegio stesso.

Cosa pensi della generazione nata tra il 1980 e il 2000, i cosiddetti Millenials?

Già ora sono una parte importante della fratellanza. Presto saranno loro a gestire le congregazioni. Il CD deve trovare strade migliori per coinvolgerli abbandonando i vecchi modelli. Visto l’ultimo orientamento del CD sugli investimenti tecnologici, mi pare di capire che questa generazione avrà il suo bel da fare. Sono giovani che hanno competenze elevate e specifiche, influenzati fortemente dal rapido sviluppo tecnologico. Un universo alquanto sconosciuto tra i tdG e che pone innumerevoli sfide. Per la prima volta nella storia i corpi degli anziani si trovano a dover guidare una generazione di giovani che condivide ben poco con il loro passato e la loro cultura. Pur diversi nella mentalità, gli anziani dovrebbero essere in grado di inculcare i valori spirituali dandone l’esempio e sfruttando in positivo la loro straordinaria conoscenza. Questi giovani sono abituati a leggere la realtà attraverso le valutazioni dei loro coetanei e a compiere così le proprie scelte. A loro piace orientarsi verso nuove forme di collaborazione e di dialogo. Il loro mondo è quello della condivisione rapida. E’ il mondo del “non mi interessa la carriera”. Essi desiderano fare la differenza, ecco perchè non devono essere ingabbiati, anzi vanno impegnati lasciandoli liberi di esprimere i loro talenti. Standardizzarli e omologarli significa svuotarli delle loro capacità. Come giovani sono troppo diversi e più preparati di molte altre generazioni di giovani.

 Il CD ribadisce spesso ubbidienza e sottomissione all’autorità teocratica. Cosa ne pensi?

A furia di ripeterlo spesso i fratelli si stancano, soprattutto se notano che gli anziani “dicono ma non fanno”. Lavorare con gli anziani presuppone coinvolgimento, impegno, condivisione. E’ difficile dare il proprio contributo a un cattivo leader. E’ difficile ubbidire e sottomettersi a guide che non hanno empatia e creano non pochi problemi ai fratelli. Un anziano riflessivo deve chiedersi di tanto in tanto, se la congregazione è migliorata da quando lui è stato nominato o da quando ha iniziato a servire in essa.

Cosa pensi delle varie iniziative del CD riguardo agli inattivi, come quella con l’opuscolo Ritorna a Geova?

Mi piacerebbe conoscere i risultati di queste campagne. Spero che un giorno pubblichino una statistica di quanti sono rientrati e di quanti invece ogni anno diventano inattivi. Mancando i risultati ufficiali di quest’opera è difficile dare un giudizio obiettivo.

Non pensi mai di ritornare a Geova?

E chi si è mai allontanato da Geova. Questo dovrebbe riguardare chi si è allontanato e perso. Io non mi sento né l’uno né l’altro. Anzi, tutt’altro. Mi sento come una finestra sulla piazza dei tdG che spalanco quando ho necessità di farlo e chiudo quando vedo cose storte. Forse, un giorno chiuderò la finestra in maniera definitiva per raggiungere i miei fratelli nella piazza. Ma solo quando ci saranno i cambiamenti necessari e sperati. Allora sarò felice di farlo. Al momento non credo proprio. Il problema di fondo non è la gestione di una o più congregazioni, ma è la gestione della maggior parte delle comunità mondiali che non funziona più. Certe vedute sono impraticabili.

 

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