Fra le braccia di Geova

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“Col suo braccio radunerà gli agnellini e li porterà nel suo seno” – Isaia 40:11.

Che tenera espressione di compiaciuta sicurezza mostra l’agnellino raffigurato fra le braccia del pastore. Come deve sentirsi al sicuro avvolto fra le pieghe della sua veste. Questa toccante scena della vita pastorale è un’assicurazione della promessa di Geova riportata in Isaia 40:11 “Col suo braccio radunerà gli agnelli e li porterà nel suo seno [le pieghe superiori della veste]”.

C’è un altro brano della Bibbia che descrive un quadro meraviglioso della vita pastorale. E’ il conosciutissimo Salmo 23, una melodia che il re Davide compose usando un’analogia a lui molto cara, quella del pastore. Una figura che esercitò una profonda influenza su di lui: prima da ragazzo, quando conduceva le pecore presso le alture di Betleem e poi quando diventò la guida del popolo di Dio.

Non fu casuale il racconto fatto con tatto e vigore del profeta Natan quando riprese il re Davide illustrandogli l’attaccamento quasi filiale tra la pecora e il suo padrone. Nel capitolo dodici del secondo libro di Samuele, si narra di un uomo povero che aveva soltanto un’agnella piccola. Essa cresceva con lui e i suoi figli e giaceva nel suo seno e gli divenne come una figlia. E l’agnella ricambiava l’affetto del suo padrone come fa un figlio col padre, fin quando non giunse in quella casa un ricco proprietario di pecore che volle sacrificare per sé l’unica pecora del povero pastore. Questa storia drammatica, spinse Davide a esprimersi inconsapevolmente e senza preconcetti su un’azione di grande peccaminosità che lui aveva commesso.

pastore protegge

In questo simbolismo, il pastore è rappresentato non soltanto come un proprietario ma anche come il compagno continuo delle pecore. Il gregge è parte della sua famiglia e il pastore sa bene che le pecore non sono in grado di badare a se stesse, anzi sono vulnerabili come lo è un bambino lontano dai suoi genitori. Per sopravvivere hanno bisogno della sua guida e della sua cura.

E’ difficile che le pecore lasciate a se stesse trovino un luogo verdeggiante dove pascolare o un pozzo d’acqua dove dissetarsi. Potrebbero morire di fame o di sete, oppure sbranate da bestie feroci. Per questo motivo le pecore hanno completa fiducia nella forza delle braccia del pastore e fin quando lui sarà con loro nessun pericolo potrà intimorirle. Un termine, quello di pastore, che esprime tenerezza ed è molto appropriato quando è riferito a Geova, perché lui conosce l’indole delle pecore e le qualità del buon pastore.

Per chi ci crede, Dio è il Creatore, perciò l’uomo appartiene a Dio, così che uno è per l’altro come il pastore lo è per le pecore. Nel Salmo 23, l’uso del pronome possessivo al singolare, usato nella frase: “Geova è il mio pastore”, indica in questo caso, che Dio “mi appartiene”. Dio diventa proprietà esclusiva di Davide. Può stare con lui quanto vuole e può parlargli notte e giorno certo che lo ascolterà sempre e comunque. I due si appartengono e nessuno potrà mai dividerli. Entrambi considerano esclusiva questa relazione fra loro.

Inoltre, Dio è anche il datore di cose buone e dà a tutti generosamente. Perciò, Geova non farà mai mancare nulla di buono al suo gregge: dagli erbosi e ben irrigati pascoli ai luoghi di riposo. Anche l’apostolo Paolo espresse questa convinzione: “Il mio Dio soddisferà pienamente ogni mia necessità” (vedi Filippesi 4:19). L’esclusiva appartenenza con Dio è uno dei concetti più straordinari e più teneri della Bibbia.

Un pastore muto o sordo non è un pastore ideale. Le pecore conoscono la voce del loro pastore, ma se il pastore è muto e non le chiama per nome come faranno a riconoscerlo? E se le pecore chiamano il loro pastore, ma lui è sordo come potrà riconoscere la loro voce? E’ rincuorante sapere che la voce di Geova è sopra vaste acque, scava con le fiamme di fuoco e fa contorcere con tempeste di sabbia il deserto. La sua voce è poderosa e splendida. Si ode in ogni luogo e sono chiari i suoi richiami. Com’è rassicurante per le pecore udire così da vicino una voce da così lontano (Salmo 29).

Si racconta che un uomo molto capace recitò così magistralmente il Salmo 23 che al termine ci furono scroscianti applausi. Dopo di lui, un secondo uomo, molto vecchio, iniziò a recitare lo stesso Salmo. Al termine non si udirono applausi né grida di giubilo. Gli spettatori piangevano commossi. Allora, il primo uomo si alzò e fece notare la differenza tra loro due: “Io conosco bene il Salmo, mentre il mio vecchio amico conosce bene il pastore’”. Si conosce la Bibbia quando essa ci conduce alla vera personalità di Dio.

La tenerezza esprime l’attaccamento istintivo di un essere a un altro. Questo sentimento, secondo l’origine semitica del termine, ha sede nel seno materno. La madre che porta in sé il bambino è l’atto più tenero che possa esistere. Farsi stringere fra le braccia di Geova è provare la tenerezza materna di Dio, la stessa sensazione di calma e di quiete che prova un bambino appena svezzato dal seno di sua madre, la cui piccola anima assetata è stata rinfrescata e la sua fame saziata (Salmo 131:2). In modo simile, Geova saturerà l’anima stanca, e sazierà ogni anima che è deperita. (Geremia 31:25).

pecora fasciata

Il pastore porta sempre con sé due bastoni, uno per guidare e l’altro per proteggere le pecore. Egli li usa con vigore e delicatezza per garantire alle pecore guida, sicurezza e conforto. Gesù, “il pastore eccellente” ha in sé queste caratteristiche. Egli rassicurò le sue pecore, dicendo: “Venite a me voi, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò” – Matteo 11:28.

La pecora mentre pascola può ferirsi sul terreno accidentato o graffiarsi con le spine appuntite dei rovi. Al termine della giornata quando il pastore le conta sulla soglia dell’ovile e le esamina attentamente, se ne trova una ferita, la fascia e la cura amorevolmente.

Geova farà di più: “Io stesso ricercherò la smarrita, e ricondurrò la dispersa, e fascerò la fiaccata e rafforzerò la malata” – Ezechiele 34:16. Come sono vere le parole di Giobbe 5:18 “Le sue proprie mani guariscono”. Non esiste posto migliore dove stare se non fra le braccia di Geova.

L’attributo a Geova di “Pastore” è fra quelli che esprime più tenerezza. In effetti, non esiste immagine più tenera come quella raffigurata nel Salmo 23, dove si coglie il senso di appagamento, ristoro e sicurezza: un gregge che giace tranquillamente e nell’abbondanza.

pastore e pecora insegnante

Geova è un rifugio sicuro, una potenza protettiva. E’ suo desiderio proteggere le pecore e averne cura. Le parole che compongono il Salmo 23 sono fra le più amate, recitate e cantate in tutte le religioni cristiane, nonché in quella ebraica. Queste espressioni, particolarmente ricche di affetto e di tenerezza, sono state imparate a memoria da molti credenti che le ricordano nei momenti più tristi della loro vita.

Sono versi ricolmi di sentimenti e significati profondi. Il sostegno che Geova può dare non ha limiti. Il linguaggio figurato usato da Davide nel Salmo 23, ci permette di conoscere meglio ogni aspetto della personalità di Geova. La somiglianza con l’immagine vivida del pastore e delle pecore riesce a trasmettere molto più di tante parole. Capire il linguaggio figurato non solo illumina la mente ma tocca anche il cuore.

Come un pastore è consapevole dei bisogni di ciascuna pecora – nonché degli agnellini che non riescono a stare al passo col resto del gregge – così Geova comprende i limiti di ognuno. Inoltre, quale tenero Pastore, dà l’esempio ai pastori cristiani sul modo di trattare le sue pecore: con tenera cura e amorevole sollecitudine.

Essendo Geova “il Padre delle tenere misericordie” non ci farà mai mancare il suo conforto nei momenti di grandi prove o d’insolita difficoltà. Egli prova verso gli afflitti un profondo e tenero sentimento di compassione, come quello suscitato dalla vista della debolezza o della sofferenza di chi ci è caro o ha bisogno del nostro aiuto.

Caro inattivo, Geova non ti dimenticherà perché la tenera compassione che Dio prova per i suoi fedeli è inesauribile. E’ immensamente più forte del più tenero sentimento naturale che si possa immaginare. La tenerezza sospinge l’uomo a compiere azioni forti, perché la tenerezza nasce da Dio ed è legata all’affetto. Geova è talmente legato all’uomo che la sua tenerezza vince sulla giustizia. La tenerezza di Dio ci raggiunge nell’abbraccio del suo grande amore.

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