Fratelli che si sono autoingannati

L’autoinganno è visto come una sorta di “anestetico psicologico” per proteggere l’autostima e per non rendersi conto di una realtà che potrebbe provocare disagio o una sofferenza mentale insopportabile. Quando la realtà viene percepita in maniera diversa da come si immaginava, nella mente si sviluppa una realtà alternativa falsificata che ha lo scopo di ridurre il livello di indesiderabilità e quello di raggirare la censura offrendo false motivazioni in modo da minimizzare o giustificare certi comportamenti.

“Uomini malvagi e impostori progrediranno di male in peggio, sviando ed essendo sviati”. (2 Timoteo 3:1, 13)

Non è una novità che diversi tdG si sono lasciati ingannare da se stessi o da altri. L’inganno e l’autoinganno sono due delle cause importanti per cui alcuni si sono allontanati dalla congregazione. “Colui che inganna, troverà sempre chi si lascerà ingannare” sosteneva Niccolò Machiavelli.

Anche l’apostolo Paolo avvisò i cristiani del pericolo di lasciarsi ingannare: “State attenti che qualcuno non vi porti via come sua preda per mezzo . . . di un vuoto inganno”. (Colossesi 2:8) Perciò, oltre a non farci ingannare dagli altri, non dovremmo farci ingannare da noi stessi.

Questa tendenza umana all’autoinganno è particolarmente sfruttata da Satana. “Il cuore è più ingannevole di qualunque altra cosa ed è difficile da correggere” (Geremia 17:9). “Ciascuno è provato essendo attirato e adescato dal proprio desiderio”. (Giacomo 1:14) Il cuore ingannevole può giustificare un serio difetto della personalità, scusare un comportamento discutibile o un grave peccato. Non sempre ci si può fidare della propria coscienza, soprattutto quando si smette di educarla secondo i principi biblici.

Chi inganna se stesso inventa spiegazioni rassicuranti sul proprio comportamento. Inoltre, nasconde evidenze note agli osservatori esterni. La natura dell’autoinganno non è mai intelligente, anche quando può sembrare la soluzione migliore. L’autoinganno è sempre una menzogna verso sé stessi. Tutti mentiamo, nonostante mentire sia un processo difficilissimo. Chi dice una bugia non riesce a controllare ogni aspetto del suo comportamento. Comunque, bisogna riconoscere che chi mente è bravo a controllare le sue parole e le espressioni facciali, e per questo motivo riesce spesso a farla franca. Se ci fate caso, le menzogne fanno pochi riferimenti a persone, luoghi o eventi, mentre si servono moltissimo di termini generici o spostano l’attenzione su un contesto differente.

Per giustificarsi, il cristiano che si inganna tende a valutare come ingiusto tutto ciò che i suoi confratelli (o ex) fanno, specie quando non coincide con le loro idee. Alcuni si ingannano pensando che la felicità dipenda dal cambiamento che gli altri e non loro devono fare. Spesso puntano l’indice contro costoro ritenendoli responsabili delle loro disgrazie. Onestamente, c’è da ammettere che anche parecchi tdG fissati di possedere la verità assoluta, si chiudono ottusamente a ogni dialogo diverso. Una cosa è credere in maniera ragionevole che si appartenga alla verità così come descritta nella Bibbia e un’altra è vivere la verità in maniera equilibrata, senza forma alcuna di fanatismo e di integralismo. Si può credere nella verità ma non viverla come verità. Anche questo è autoinganno. Questo non giustifica la scelta di allontanarsi dalla congregazione solo perché in essa convivono alcuni tdG che si auto-ingannano. Allontanarsi perché alcuni non vivono la verità come dovrebbero è una forma per ingannare se stessi e per giustificare tale scelta.

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