Fratelli complicati

I fratelli difficili, in particolare i nominati, possono essere un vero tormento in congregazione. Possono ostacolare il vostro progresso spirituale, mettervi in situazioni imbarazzanti o crearvi problemi inutili e complicati. Quali atteggiamenti manifestano e in quale modo potete influenzarli a collaborare senza che essi se ne accorgano?

Dalla nostra esperienza e dai commenti che riceviamo possiamo identificare alcune caratteristiche che li contraddistinguono. Prima però ci teniamo a precisare che questo articolo – come tutti gli altri di inattivo.info – non hanno mai avuto la pretesa di avere la soluzione a ogni problema. Sono sufficienti i consigli della Bibbia a cui vi rimandiamo per una consultazione.

Tuttavia, ci sono alcuni appunti di cui potete prendere nota. Per alcuni in congregazione, questi fratelli «complicati» sono un’anticipazione della futura grande tribolazione, da cacciare via senza tanti ripensamenti, visto i danni che stanno causando. Avete provato invece a cambiare strategia inducendoli a comportarsi in maniera equilibrata? Se Geova li sopporta, qualche indizio di miglioramento pur ci sarà, non vi pare? E se il loro vero problema dipendesse dalle difficoltà che hanno a trasmettere il meglio di sé stessi? Magari ci provano, anche se poi i risultati sono disastrosi.

Anche se speriamo nella vita eterna, oggi la vita è troppo breve per passarla a litigare con i fratelli «complicati», anzi c’è il rischio che per colpa loro, possiamo pure perderla.

Quali sono alcune peculiarità dei fratelli complessati da accontentare? Vediamone alcune:

  1. L’anziano che vi fa diventare pazzi
  2. Fratelli antagonisti
  3. Il fratello egocentrico
  4. Gli annoiati
  5. Quelli che si lamentano pure di Geova
  6. Quello che ne sa sempre più di voi

Fate attenzione a considerare gli altri “strani”, forse potreste essere voi quelli che non sono in sintonia con la congregazione. Anche se può apparire sconvolgente per alcuni di voi che state leggendo, la cruda realtà è che non tutti si preoccupano di voi, anzi ad alcuni non gli importa proprio nulla. Per quanta riguarda i fratelli difficili, ricordate che sono prevedibili e si comportano così con tutti, perciò non fatene una questione personale. Piuttosto siate preparati ad affrontarli. Usate il cervello e non le emozioni. Non ricambiate con la stessa moneta, serve a poco prendere le cose di petto.

Più che un articolo ci vorrebbe un’intera enciclopedia per diventare un esperto nel trattare con i tipi enigmatici. Proviamo a sintetizzare alcuni punti.

  • L’anziano che vi fa impazzire. Alcuni sono simili a un carro armato: vi bombardano con discussioni continue e logoranti fino a farvi diventare deboli. Altri, invece, sono più raffinati a impallinarvi come un cecchino. Senza che ve ne rendiate conto vi mettono in una situazione in cui siete un facile bersaglio da centrare. Ci sono poi gli anziani “bomba”, quelli che iniziano con una discussione calma per poi farsi esplodere con tutta la loro rabbia non appena li contraddite. E danno la colpa pure a voi per averli fatto arrabbiare! Il loro scopo è di coinvolgervi emotivamente, e spesso ci cascate. Non discutete con loro e non cercate di zittirli. Per impedire di spararvi addosso, organizzate incontri regolari con gli altri nominati per discutere di questo problema. Coinvolgete altri anziani, se necessario anche il sorvegliante prima che lo facciano loro. Fate capire che agite sul serio.
  • L’antagonista. Pur di avere privilegi vi farà la guerra fino a distruggervi. Dietro la sua negatività c’è la convinzione di sentirsi più capace di voi. È sempre lì ad aspettare il momento opportuno per prendervi in trappola’. È solito rilevare contraddizioni nelle vostre argomentazioni. Non commettete l’errore di punzecchiarvi, soprattutto durante le adunanze degli anziani o con il sorvegliante. Discutetene fuori. Siccome è un infelice si nutre delle vostre gioie e dei vostri privilegi. Tenete in mente che molti sono in antagonismo persino con sé stessi. Esponete le vostre ragioni in maniera decisa e chiara, forse tenderà ad abbassare le difese e sarà messo nelle condizioni di ascoltarvi.
  • Il fratello egocentrico. È cieco. “Se vi mettete uno a fianco all’altro e vi guardate allo specchio, lui vedrà solamente se stesso” (Roy Lilley). La congregazione riconoscerà il vostro valore se persevererete nelle vostre buone azioni. Se volete aiutarlo fate leva sul suo ego: chiedete un pizzico del suo aiuto. Se proprio siete costretti ad ascoltare le sue vanterie per il suo godimento, fatelo, a patto che poi vi atteniate ai soli fatti. Se volete sgonfiare lentamente la sua ostentazione, chiedete cifre, fatti e risultati. Manderete un segnale forte e chiaro che non vi interessano le chiacchiere ma i fatti. Comunque, se volete aiutarlo, ogni tanto fategli un sincero complimento, magari con una pacca sulle spalle.
  • Gli annoiati. Alcuni fratelli diventano quasi inattivi perché le cose che inizialmente facevano con zelo ora cominciano ad annoiarli. Si può diventare inattivi per la natura di ciò che si sta facendo. Lo si capisce dal ritardo con cui si muovono nelle attività teocratiche. L’errore che commettono alcuni anziani è quello di iniziare a contestare il loro modo di fare. Non vedono le difficoltà ma la trascuratezza, la mancanza di spiritualità. Invece di concentrarsi su come aiutarli a venire fuori dalla loro apatia iniziano a togliere i privilegi e a metterli in disparte. Invece di porre delle mete o il raggiungimento di alcuni traguardi, credono che la punizione agisca meglio dell’incoraggiamento. Di fronte alla loro apatia, se chiedete spiegazioni in forma accusatoria, i quasi inattivi si irriteranno e vi tempesteranno di scuse. Concentrate le vostre energie in una sola direzione in modo che essi vi diano risposte positive. Siate coinvolgenti e avvicinabili. La colpa è spesso di chi guida in maniera scadente le congregazioni: se i quasi inattivi non capiscono le vostre istruzioni perché mancate di chiarezza e di coerenza, che cosa volete aspettarvi da loro?
  • Quelli che si lamentano pure di Geova. A volte fanno ridere: esistono veramente i critici costruttivi o creativi? Se in congregazione avete la fortuna di trovarne uno usatelo. In genere la critica è generalizzata. Chiedete lumi nello specifico: dati e fatti. Alcuni confondono le opinioni con le critiche. Piuttosto accettate le critiche e tenete lontane le opinioni. La critica deve concentrarsi su ciò che è da migliorare e deve essere circoscritta al fatto specifico e non generalizzata. Se le critiche vanno a destra e manca senza una logica, troncate immediatamente il discorso, perché chi parla non sa criticare in senso positivo o vuole soltanto calunniare. Stare con i criticoni, persino le giornate sembrano più lunghe. Se volete aiutare chi critica o accettare le sue vedute (a volte giuste), potreste dire: “Caro fratello, apprezzo le tue osservazioni, farò tesoro delle tue parole, perché sono sicuro che mi aiuteranno nelle mie attività spirituali”. Vi siete fatti un ammiratore!
  • Colui che ne sa sempre più di voi. È il classico tuttologo, di quelli che si vedono nelle trasmissioni televisive trash. Qualsiasi argomento toccate lui è un esperto. Gradisce i riflettori puntati su di lui. Ve ne accorgete in congregazione o in servizio perché interrompe sempre le conversazioni, mette in discussione i fatti e racconta storie incredibili. Abbondano nel web. Bisogna ammettere che alcuni che si credono esperti, in genere, sono degli insicuri e sentono il bisogno di dimostrare la loro conoscenza. A volte ci azzeccano. A volte sono delle risorse. Se diventano invadenti o passano il segno, ringraziateli dei loro consigli, ma teneteli a distanza.

I problemi si risolvono collaborando e non facendosi la guerra

Ci sono altri aspetti che caratterizzano i fratelli difficili. Li esamineremo in altri articoli. Un’ultima, breve, riflessione: ogni conflitto prevede uno sfogo emotivo. Sforzatevi di capire la differenza tra emozioni e argomentazioni. Bisogna sempre rinunciare a qualcosa per risolvere il conflitto, inoltre si devono accettare da entrambe le parti i bisogni di ciascuno. Continuare a combattere solo per rivendicare i propri interessi a discapito della congregazione porterà solo a una sconfitta e alla perdita della propria pace interiore.

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