Fratello Otello

Otello è una tragedia di William Shakespeare che ruota attorno alla gelosia di Otello, un moro, condottiero militare della Repubblica di Venezia, per l’amata Desdemona, che, a causa delle insinuazioni di Iago, viene sospettata di avere una relazione con Cassio. La vicenda si concentra sui tormenti interiori e sui processi psicologici di Otello, che sfociano in fraintendimenti e incomprensioni con Desdemona e che preludono all’omicidio-suicidio finale. Otello è così diventato il prototipo della passione amorosa che, sviata dalla gelosia, conduce all’autodistruzione.

 Nel caso di Otello, ossessionato dal sospetto che abilmente il manipolatore Iago gli ha insinuato, tormentato dal dubbio, senza un giustificato motivo teme che la persona amata (Desdemona) sia insidiata da un rivale (Cassio), giunge così al punto di uccidere Desdemona.

La gelosia mal riposta conduce al disfacimento. Piega le gambe, non fa dormire, rode il fegato, arrovella i pensieri, avvelena gli amori e le amicizie con sospetti e timori. Uccide la dignità con lamenti e trappole facendoti sentire un derubato. Chi è geloso ha paura che qualcosa cui ci tiene tanto gli venga sottratta.

I fratelli di Giuseppe erano gelosi di lui e lo vendettero come uno schiavo

La Bibbia narra diversi episodi che riguardano la gelosia. Ad esempio, Caino era geloso di suo fratello Abele e lo uccise. Cora, Datan e Abiram erano gelosi di Mosè e si ribellarono alla sua autorità. Il re Saul era geloso di Davide e cercò di ucciderlo. Non ci sorprende che la Parola di Dio affermi: “Dove sono gelosia e contenzione, là sono disordine e ogni cosa vile” (Giacomo 3:16). Nell’uso biblico la gelosia può essere uno stato d’animo positivo o negativo. Geova stesso si definisce “un Dio che esige esclusiva devozione”. Nella Bibbia si legge: “Geova, il cui nome è Geloso, è un Dio geloso” (Esodo 34:14). Si tratta di uno zelo o ardore per il suo santo nome. Se ben indirizzata può trasformarsi in una forza  positiva tesa verso la persona che si ama.

La gelosia è un sentimento misto di rabbia e paura non solo verso la persona amata, ma anche verso il rivale e si manifesta in qualsiasi campo e attività. Nasce dal non accettare che altri siano migliori. Non si riferisce dunque solo a due persone che si amano, ma anche tra persone che collaborano insieme. Anche in congregazione si può avere la sindrome di Otello. Da qui nasce l’immagine del “fratello Otello”, cioè colui che si ingelosisce dei privilegi e delle capacità dei fratelli, migliori delle sue. Il fratello Otello vive morbosamente la verità, sembra posseduto dall’incarico cui aspira e che non avrà mai. Primo, perché ci sono altri più qualificati di lui e secondo perché lui non è capace per ricevere quell’incarico o quella nomina. La competizione che deriva dalla gelosia, così comune oggi, è del tutto fuori luogo in ambito cristiano.

Il fratello Otello presenta un carattere ossessivo, soffre ed è in conflitto continuo tra mancanza di fiducia, desiderio di possesso e bisogno di conferma da parte della congregazione. Il fratello Otello potrebbe emulare il vero Otello, non uccidendo letteralmente, ma potrebbe farlo in senso spirituale. Bisogna stare molto attenti, perché, accecato dalla gelosia, agisce in maniera scriteriata. Il risentimento che prova nel vedere che altri fratelli siano preferiti a lui e che ad altri è concesso un affetto o un privilegio che vorrebbe per sé, potrebbe spingerlo ad atti insulsi. E’ un pericolo in congregazione.

Ama ripetere spesso che di lui ci si può fidare. Il problema è che lui non si fida di voi. In privato si tormenta arrovellando i suoi pensieri e rimuginando torti e offese che esistono solo nella sua mente malata. Lavora nell’ombra e agisce con piccoli dispetti, crea problemi là dove non ce ne sono. Se occupa un incarico (forse quando l’ha ricevuto era normale) fa di tutto per tenerselo. Ha paura di essere rimpiazzato. Non immaginate neanche il casino che vi crea dopo che gli avete tolto l’incarico. A suo favore, bisogna ammettere, che come il vero Otello, può essere facilmente ingannato da altri. Può darsi che sia spinto ad agire per fini non suoi, ma di quelli che lo manipolano. Se poi in congregazione ha responsabilità di anziano, immaginate il danno che può venirne fuori.

Otello, eroe e vittima nello stesso tempo, un uomo tramutato in “veleno”, la sua anima consumata dal “mostro dagli occhi verdi”. Naturalmente la vera vittima è Desdemona, ma per un verso o per l’altro è il dramma di Otello a sembrare più imponente e più toccante. Quello che noi oggi possiamo fare di fronte alla gelosia o al fratello Otello è continuare a considerarla un’emozione che non giustifica la violenza e gli abusi nella congregazione, sia di chi è vittima di un manipolatore, sia di chi si lascia avvelenare da questo sentimento. E’ qualcosa con cui tutti noi dobbiamo fare i conti. La gelosia, chi più o chi meno, riesce a fare vittime anche tra quelli che mai nessuno avrebbe immaginato che potessero diventare tali.

Il fratello geloso incolpa sé stesso per aver perduto qualcosa a lui caro. Si affligge in continuazione per la perdita di autostima. Il suo è un atteggiamento persecutorio che vive le sue paure con la forte convinzione che i suoi sospetti siano fondati. In genere sbaglia sempre l’obiettivo. In psicologia scrivono che oltre alla mancanza di autostima, la gelosia è dovuta anche all’impotenza sessuale. La gelosia ha rovinato la vita a diversi fratelli. C’è chi è diventato inattivo per colpa del fratello Otello, ma c’è anche chi come il fratello Otello è stato disassociato. Ricordate: “la gelosia è marciume alle ossa” (Proverbi 14:30). Rende marce anche le ossa del cranio. Per dominare la gelosia è indispensabile l’amore (I Corinti 13:4).

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