FRATERNITA’

Il paradosso del fratello che odia suo fratello

Com’è possibile odiare il proprio fratello? Si odia perché si nega l’amore per la fraternità. Quando non si cerca più Dio cresce intorno a sé la solitudine e il risentimento.

Un cristiano, pur intrattenendo rapporti con i fratelli, può sentirsi solo. Se non è vicini a Dio è facile diventare preda dei ladri di affetti. La solitudine e la mancanza di comprensione non saranno mai compensati dalla Rete. Anche quando con un click ci si ritrova nella bulimica rete di informazioni e conventicole senza Dio.

Invece di guardare la pagliuzza del fratello, rifletti sull’esperienza concreta del tuo stare nel mondo e nella congregazione. Cristo ci ha insegnato che l’amore fraterno passa attraverso situazioni scomode e persone nella loro diversità. Una fede che non tiene conto di questo rischia di cadere nel legalismo.

I molti amici digitali non compensano il vuoto interiore.  

La fraternità è collettività, mentre l’individualismo scioglie i legami fraterni. Quando si è concentrati sulla sovranità di Geova c’è meno eccesso di protagonismo. Molti abbandonano la fraternità perché hanno perso di vista la rivendicazione del nome di Geova.

Hanno iniziato a concentrarsi sui loro problemi allontanandosi dall’essenziale. Si sono fatti condizionare dagli influencer e dalle community antagoniste all’organizzazione di Geova, luoghi di scontro dove è difficile praticare l’autentica fraternità.

Se le cose sono fatte solo per dovere cristiano è logico aspettarsi una erosione della fede. Un tale sgretolamento distrugge la comune appartenenza e la verità scade nell’ideologia e nelle opinioni personali.

Scagliarsi contro la fratellanza è paradossalmente un bisogno di quella fraternità. Ad alcuni manca la fraternità e lo si capisce da quanto tempo dedicano a parlarne o sparlarne.

Sono disabili spirituali che vagano in cerca di quello che hanno rigettato e non potendolo riavere, in quanto egoisti, hanno come obiettivo la distruzione della fraternità.

Da lontano non sentono più le voci della fratellanza, non leggono le storie e le vite, non riconoscono le ferite inflitte da parole ostili sui volti fraterni. Non somigliano più a loro, si disinteressano tranne quando c’è da criticarli e odiarli.

L’unica risposta alla defraternizzazione, è ritrovare l’autentica partecipazione alla vita comunitaria, guardare al pluralismo delle personalità in congregazione, difendersi l’uno accanto all’altro e aprirsi all’amore fraterno, l’unica dimensione più autentica della fraternità.

«Vi do un nuovo comandamento, che vi amiate gli uni gli altri; come vi ho amato io, amatevi gli uni gli altri anche voi. Grazie a questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore fra voi». (Giovanni 13:34,35)  

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