FREGATENE!

Se vuoi che la tua vita diventi più serena e meno nevrotica, quando arriva il momento giusto devi cambiare. Senza se e senza ma. Soprattutto se ti sei speso per gli altri e ti sei fatto in quattro per una causa che, dopo molti anni, ti ha lasciato con un pugno di mosche in mano. Chi l’ha detto che il futuro non può riservarti belle cose nonostante l’amarezza per quanto ti è successo? E se invece la smettessi di fare le cose che non ti edificano più o relazionarti con persone che ti stanno più sullo stomaco che nel cuore?

Ci sono molte cose sulle quali è difficile incidere. Le perdite saranno sempre fonte di dispiacere e nonostante tutto non potremo evitarle. Malattie croniche o inguaribili continueranno a esserci. Inoltre, non possiamo cambiare i nostri familiari o i nostri fratelli spirituali, né trasformarli come vorremmo. Certe situazioni che perdurano da tempo non possiamo farci nulla neanche se ci impegnassimo fino allo stremo. Certe cose vanno al di là della nostra volontà. Bisogna prenderne atto se si vuole cambiare. Il problema è che non ci accettiamo così come siamo, né accettiamo gli altri per come sono.

Crucciarsi di continuo perché la nostra vita è infelice serve a poco. Crearsi sensi di colpa per ciò che si è fatto o si poteva fare, ingolfa la mente di inquietudine e angoscia. Invece di lagnarsi perché le cose non funzionano, rilassati e fregatene! Accetta la realtà anche se è brutta. Anche i bruchi al momento sono brutti a vederli, ma un giorno diventeranno bellissime farfalle. Affrancarsi da certe credenze che invece di rasserenare opprimono è liberatorio. Se fare certe cose in congregazione genera sentimenti negativi, complessi di inferiorità, malumore, fregatene e fai largo ai sentimenti positivi. Pensa alle cose concrete e dacci un taglio. Costringi il tuo cervello a non accumulare informazioni che possono appesantirlo.

Molti fratelli rimangono perlopiù alla stregua di tanti altri sconosciuti. Non rappresentano affatto un problema. E non tutti sono come quelli che conosciamo, forse sono migliori. Se pensate di voler andare d’accordo con tutti, anche con quelli che non conoscete abbastanza, svegliatevi dal sonno. Fregarcene di quello che fanno certi fratelli che non conosciamo forse è più semplice. Ovviamente è difficile farlo con chi conosciamo. E’ facile con chi non si conosce mostrarsi simpatici, allegri, spirituali, insomma per qualche giorno puoi cambiare abito e sembrare un altro.

In genere, i fratelli conoscenti hanno una visione priva di preconcetti. Partono dall’idea che siamo fratelli in fede, che crediamo nello stesso Dio e apparteniamo a un’unica organizzazione e quindi siamo tutti belli, alti, biondi e affascinanti. Fregatene e lascia credere che le cose siano così. A volte certe illusioni servono per farci stare bene. Perché spendere energie inutili per farli scendere dall’astronave dei sogni? Chiunque ha bisogno di credere in qualcosa, anche di irraggiungibile. Se la cosa ti dà fastidio il problema diventa tuo. Vivi e lascia vivere i sogni e le utopie degli altri. Combatterli ti fa entrare in tasca qualcosa? Ti fa star meglio? Non sei obbligato a credere a tutto.

Al leone non importa quello che le pecore pensano di lui

Siamo esseri sociali e non possiamo fare a meno di relazionarci con gli altri. E’ naturale fare di tutto per piacere agli altri. Siamo educati fin da piccoli a fare così. Molti considerano la loro appartenenza a una comunità come una protezione che li preserva dall’essere psicopatici. In congregazione non è difficile trovare alcuni che si sentono come i leoni. Il leone perde il suo coraggio quando gli mancano le forze per combattere o quando incontra qualcuno più forte di lui. Se ti lasci scoraggiare facilmente dalle pecore quando sei convinto di avere il ruggito più forte in congregazione, forse non sei quel leone che credevi di essere se un belato ti abbatte così facilmente.

Il comando che Gesù diede ai suoi discepoli di “amarsi l’un con l’altro come lui li ha amati poiché da questo conosceranno che siete veri discepoli” fu dato in un contesto in cui si parlava anche di amicizia. (Giovanni 15:14) L’amicizia è speciale perché ripara i danni che fa in alcuni casi l’amore umano.

Un giorno l’amore chiese all’amicizia:

“Perché esisti se ci sono già io?”

L’amicizia rispose:

“Per portare un sorriso

là dove hai seminato lacrime”.

Si diventa veri amici dopo molto tempo, invece si può mostrare amore da subito senza rifletterci sopra e farlo anche nel modo sbagliato. Per essere felici, in alcuni casi, sono più importanti gli amici dell’amore. Alcuni in congregazione pretendono amore dagli sconosciuti o dai conoscenti. Il vero amore lo ricevi dai veri amici. Forse, in congregazione hai relazione con conoscenti e sconosciuti e per questo è difficile trovare quell’amore che solo un sincero e fraterno amico potrebbe darti. Conosciamo un sacco di fratelli, ma quanti di questi sono veri amici? Gesù aveva tanti discepoli che lo seguivano prima di morire. Nel momento del bisogno lo abbandonarono, inclusi gli apostoli, i suoi amici. Eppure Gesù non li abbandonò, perché li considerava veri amici anche negli sbagli. Ciò che poi fecero gli apostoli dimostra che Gesù non si sbagliava nel considerarli amici leali.

 

Ti sei mostrato un vero amico con chi ha sbagliato nei tuoi confronti?    Forse non eri un amico, eri soltanto un conoscente.

 

Non conta la folla che vedi alle assemblee, ciò che conta sono gli amici, anche se pochissimi. Sono loro a darti un sorriso dove l’amore semina lacrime e dolore. Per avere amici devi essere per primo tu un amico. Ricordati che non sempre un’idea buona si trasforma in un’opera buona. Non di rado, le migliori intenzioni si trasformano nel loro contrario. Perciò fregatene se questo succede. Non sempre una mano d’aiuto raggiunge il suo scopo. Si arriva a capirlo dopo aver visto il mancato progresso.

Fregatene della sindrome da crocerossina. L’errore che molti commettono quando si vuole aiutare è quello di non pianificare le cose. Si fa e basta. E spesso sono più danni che aiuto. E ci si sente anche in colpa per non esserci riusciti. Si consumano tante energie e i risultati sono deludenti. L’amore da crocerossina, in casi come questi non serve. Ci sono alcuni che credono di gestire meglio degli altri certe problematiche. Anche degli stessi interessati. Si sono verificati casi in cui si è smesso di mostrare uno spirito da crocerossina e le cose sono migliorate. Chi ha un amico che soffre non deve farsi fregare dai sentimenti. Quando non si può fare nulla, un amico può solo cercare di alleviare il dolore.

Se un fratello ti dà i nervi, fregatene perché anche tu puoi dare ai nervi a lui. E’ meglio un amico che dà ai nervi che uno che fa finta di aiutarci. Alcuni hanno la tendenza a puntare troppo le proprie aspettative sui fratelli dimenticandosi di puntarle anche sui propri familiari. La nostra famiglia se è nella “verità” è anch’essa parte integrante della congregazione. In molti casi, quando stiamo affrontando problemi, trascuriamo i consigli dei nostri familiari o li sottovalutiamo. Ci concentriamo troppo sugli altri e meno sui nostri cari. Almeno loro ci vogliono bene più di chiunque altro. A meno che non si vive in una famiglia disastrata.

Ci sono familiari pedanti e a volte ossessivi. Alcuni sono “tossicodipendenti” di verità. Infervorati di religione si sentono addirittura in dovere di richiamare continuamente l’attenzione su questa o su quella scrittura, che a loro avviso è l’unica soluzione possibile. Quando qualcosa riguarda la sfera personale, una simile intromissione dà ai nervi. Ma non per questo dobbiamo smettere di parlarci o di bere un caffè insieme. Fregatene. “D’accordo, capisco quello che vuoi dire, ma io la penso diversamente e adesso non mi va di discuterne, voglio bere con te questo caffè in santa pace. Possiamo farlo?”

Se il problema nasce a causa della tempesta cerebrale degli anziani di congregazione, fregatene. Considerale flatulenze cerebrali. A volte si reagisce in maniera esasperata a queste puzzolenti bolle d’aria e solo a posteriori ci si chiede se sia stata una mossa azzeccata. Forse le riunioni e il lavoro di squadra non fanno parte di te. O ti adegui, cambiando strategia o cambi incarico. Rinunciare a un incarico, se questo vuol dire salvaguardare la propria fede, non è mica un’eresia. Piuttosto che lasciare la verità molla quella responsabilità in attesa di tempi migliori, se mai arriveranno. Non immagini neanche quanti fratelli hanno rinunciato a interminabili riunioni e a incontri che portavano gli animi a esacerbarsi e che oggi sono felici di dedicare il loro tempo ad attività piacevoli. O te ne freghi e continui a fare l’anziano, legando il ciuccio dove vuole il padrone, oppure lasci l’incarico e vivi felice la verità con la tua famiglia e con qualche amico leale.

Perché devi sentirti la causa di tutto? A volte si tratta di malintesi o di incomprensioni. Non ingigantire la montagnetta di sabbia come se si trattasse di scalare l’Everest. Fregatene. Le crociate fanno oramai parte della storia, una storia sanguinosa. Lascia perdere, se ti viene in mente di crocifiggere qualcuno. E se gli anziani o il sorvegliante non ti apprezzano? C’è un esercito di fratelli che si accolla mansioni che non vorrebbero avere, perché non propriamente qualificati o perché fin troppo qualificati. Capita di trovare il sorvegliante o l’anziano che è una vera “carogna”. Non è una novità. Fregatene. Se ti metti a combatterli cosa risolvi? Rimarranno comunque “carogne” e tu forse ti ritrovi fuori dalla congregazione e loro dentro, più forti che mai.

Fregatene delle regole impazzite e assurde. Troverai sempre nelle congregazioni gli “esperti” che ne sanno più di te, anche di coloro che sono realmente esperti in materia. Sono talmente tanti questi esperti quanto lo sono i proclamatori in tutto il mondo. Purtroppo alcuni sono così sempliciotti da credere che questi esperti abbiano la fiammella dello Spirito Santo sopra la testa. La vedono solo loro. Non perdere tempo a convincere chi non vuole convincersi. Fregatene, sono problemi loro. Se ricevi un consiglio sballato da un tossico della verità, fregatene. Fargli credere di acconsentirlo, lo fai felice e lo prendi per i fondelli. Non c’è cosa migliore per chi dà consigli senza senso, cioè convincersi di essere un maestro in questo campo. Se lo combatti scendi al suo livello di cerebroleso. Fregatene. La vita va avanti lo stesso, anche quando siamo consigliati nel peggior modo possibile. Fagli un sorriso e ringrazialo. A lui piacciono i sorrisi ebeti.

Per favore non toccare l’argomento amore nella congregazione. L’autostrada del “me ne frego” è sempre più affollata. Non hai idea quanta gente ti sfreccia a destra e sinistra, ti sorpassa o ti suona il clacson per darti una svegliata e muoverti. Non hai idea quanti si sciacquano la bocca con la parola amore. Fregatene di interpretare i modi come l’amore di Cristo si applica o non si applica in congregazione. Alla fine cosa risolvi? Quante cantonate si prendono per interpretare se sia giusto o sbagliato l’amore che si deve mostrare in congregazione. Fregatene di queste interpretazioni. Se stai dietro a tutto quello che si legge on line, alla fine non ti rimane che tagliarti le vene e sperare nella resurrezione.

Fregatene di capire. A volte è meglio non capire che capire e stare male. Non siamo obbligati a capire tutto. Possiamo però accettare il fatto che alla fine nessuno è perfetto, nemmeno tu. Che goduria mandare ogni tanto qualcuno a quel paese (del Nuovo Mondo) in maniera anticipata, qualcuno che ci sta sullo stomaco. Col tempo non immagini nemmeno quante cose che sembravano serie e irrinunciabili si siano rivelate vere e proprie cavolate. Hai sofferto inutilmente e ora soffri di più perché ti rendi conto che hai sofferto inutilmente. E sinceramente non gliene è fregato niente a nessuno. Se gli altri se ne sono infischiati dei tuoi problemi e dei tuoi sentimenti non si capisce perché tu invece continui a non farlo. Fregatene, lo vuoi capire o no? Perché è così difficile fregarsene? Orgoglio, risentimento, rabbia, senso di colpa e quant’altro di negativo?

 

Se ti sei arrabbiato o risentito per questo articolo, perché, secondo te, ho mancato di rispetto, offendendo le tue scelte e i tuoi pensieri, o forse perché ho rigirato il coltello nella piaga, fregatene, non l’ho fatto apposta o per cattiveria. Volevo illustrati in maniera pittoresca quanto è bello e producente fregarsene delle cose che possono nuocere alla nostra salute spirituale e che lasciarle andare possono renderci felici. Qualunque sia la tua scelta, l’importante che essa ti renda più felice rispetto a prima. Se scegli di fregartene, sbagli a tornare indietro con la mente rimuginando questo e quello. Vuol dire che non hai ancora scelto di essere felice. La felicità non è una fregatura, felice è fregarsene di ciò che non ci rende felici. Di tre cose non devi mai fregartene: Geova, Gesù e la Bibbia. Ricordati, anche se scegli il mondo, non ti illudere che tutto filerà liscio, le fregature le prenderai anche lì.

(un articolista che spesso se ne frega di quello che di storto fanno gli altri in congregazione)

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Commenti (5)

  • Anonimo

    |

    Eccellente.🤔🤔🤔🤔🤔🤔

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  • Cristiana libera

    |

    ..sono senza parole..
    50 sfumature di vita cristiana..

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  • Emy

    |

    Giusto vio che avevo bisogno di sentirme diré e daré soltando che Ben sentendo dentro che dovevo lasciare andaré cioe fregarmene ma avevo un po di non so che a farlo 😶

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  • timoteo

    |

    Grazie “articolista” per i consigli , il voto a questo articolo per me è 10 👍 ottimo . Vivendo in una città che è l’ emblema del menefreghismo in generale non condivido questo comportamento .
    Ma come hai spiegato molto bene , almeno in congregazione serve quello che chiamano “SANO” menefreghismo .
    Si è “sano” , perché ti aiuta a stare bene a livello emotivo così da concentrare i pensieri ( e di conseguenza le azioni ) a cose più belle e costruttive .
    Anch’io dopo tante scottature (o dolori inutili come tu ben li definisci )
    ho iniziato già da qualche anno nella mia congregazione a ” vivere e lasciar vivere ” , senza però mai smettere di servire Geova .

    Centratissimo 🎯l’ esempio ( e la figura ) delle flatulenze cerebrali !!!

    Spero che questo articolo possa essere letto da tantissimi lettori ,
    sono consigli semplici ma anche profondi e pratici che se applicati quotidianamente possono recare sollievo
    specie a chi si trova intrappolato emotivamente nelle situazioni descritte .

    Grazie “articolista” e grazie a inattivo.info , vi ammiro davvero per questo arduo lavoro digitale ( dietro le quinte ) che state svolgendo , non credo sia facile , ci vuole tempo e dedizione ,
    e soprattutto vero amore per chi soffre silenziosamente .

    Penso pure che molte delle cose scritte sono vissute in prima persona
    da chi scrive , prove vissute sulla propria pelle , e questo da più valore a ai consigli che condividete con noi lettori anonimi .

    Il vostro è uno scopo nobile e Chi di dovere lo sa , e sta scrivendo nel Suo libro quanto di buono state cercando di fare .

    Possa Geova continuare a benedirvi

    Timoteo

    Reply

  • Crociato

    |

    Questo articolo mi è stato d’incoraggiamento più di quanto non immaginassi. Di solito sono io quello che cerca di insegnare agli altri di fregarsene, di farsi scorrere le cose brutte addosso come se fossero un improvviso acquazzone che ti coglie senza ombrello.
    Ma stavolta c’ero io e la vedevo difficile. In sala sono sempre stato lo “Yes man”, quello che ogni cosa gli chiedono di fare, risponde di sì. É il mio modo di operare normalmente, senza malizia e senza pensare ad eventuali nomine guadagnate più per ruffianaggine che per meritocrazia. Non sono per me le nomine che ti danno la vita eterna, perché le nomine te le danno semplici esseri umani imperfetti.
    Insomma, chiedevano e la risposta era sì. Poi sono caduto in un vortice. In sala abbiamo avuto per un periodo un gruppo di nuovi fratelli, di quelli che danno una mano dove serve. E si sono chiesti com’ero messo io nella scalata, parlandone con gli anziani storici.
    Questo mi ha messo di fronte a un incontro in cui mi veniva contestato che devo fare di più perché gli incarichi che mi sono stati concessi normalmente li dovrebbe assolvere un nominato… ALT un passo… ma se quegli incarichi li deve fare un nominato, fateveli da soli, no? Io mi sono messo a disposizione volontariamente e voi mi chiedete la perfezione?
    Che bello poter pensare alle flatulenze cerebrali.
    Stavo per scatenare una crociata quando bastava scrollare le spalle e fare la cose migliore: fregarsene.
    Vi ringrazio.

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