Frena la lingua

Il conflitto fraterno martella la testa e fa ribollire il sangue. A volte, la lingua si trasforma in un’arma di distruzione di massa. In un tale conflitto non è la causa ciò che conta ma la guerra di parole.

Giacomo paragona la lingua a un fuoco che infiamma la vita e la distrugge come i tanti rifiuti gettati nella Geenna. (Giacomo 3:6). Una bocca del genere può solo vomitare dicerie, falsità, pettegolezzi, imprecazioni e calunnie. E’ da ipocriti pensare di essere un cristiano spirituale senza avere il controllo della lingua. Molti cristiani non si accorgono nemmeno o se si accorgono, non si preoccupano di ciò che dicono quando sono arrabbiati. Proprio nel momento in cui devono frenare la lingua, perdono il controllo e sparano parole al napalm.

Si ascolta poco l’altro e si esagera nel discutere le opinioni altrui, particolarmente quando vogliamo far prevalere le nostre ragioni. Il cristiano intelligente non ha bisogno di parlare sempre lui, ascolta le idee degli altri e pone domande appropriate per capire meglio da un’altra prospettiva i vari ragionamenti, prendendo anche in considerazione l’eventualità che l’altro abbia ragione. Molti hanno la capacità di imparare ascoltando le opinioni differenti dalle proprie e i punti di vista completamente diversi. E’ troppo comodo e per nulla istruttivo cercare chi la pensa esattamente come noi. Chi la pensa in modo diverso può diventare il miglior insegnante, perché permette di cogliere quegli aspetti che sfuggono o che sono da migliorare.

La lentezza nel parlare segue la prontezza nell’ascoltare. Questo significa non essere precipitosi nel dire la nostra opinione e a non voler rispondere a tutti i costi per primi monopolizzando la discussione. Il troppo parlare non esime dalle colpe, né dagli errori. Una lingua senza freni distrugge i rapporti fraterni e può causare conflitti irreparabili all’interno della congregazione. Come il salmista, dovremmo pregare Geova di porre un vigilantes alla porta della nostra bocca, in modo da controllare le uscite delle nostre parole. (Salmo 141:3).

Rispondere a una persona arrabbiata con altrettanta furia, inasprisce la contesa. L’ira si vince con la calma e la mitezza. Le parole taglienti generano conflitti e quelle provocatorie innescano una situazione esplosiva. Lo Spirito Santo non sospinge il credente a fare commenti meschini e offensivi. Non possiamo benedire Dio e nel contempo maledire i nostri fratelli. La battaglia per parlare in modo edificante è lunga. E’ inutile giustificare il linguaggio tagliente e cattivo.

La bocca esprime ciò che si ha nel cuore. Il peccato originale si concretizzò in parole ingannevoli. Spesso i discorsi provocatori distolgono l’attenzione dal vero problema, in particolare quando si discute di aspetti dottrinali e organizzativi. Le provocazioni sono tipiche del linguaggio elettorale, dei politici e dei religiosi fanatici. Le esagerazioni pretestuose sono vere menzogne che distorcono la verità, esasperano le persone e non migliorano la situazione. E’ sconfortante udire le mezze verità e le insinuazioni, che si palesano nel popolo di Dio e soprattutto nel Web. Una volta avviato il fuoco della lingua è difficile spegnere l’incendio da essa provocato.

Molti, nel pettegolare, godono in modo perverso. A ragione, la Bibbia dice che “le parole del calunniatore sono come gustosi bocconi che inghiottiti finiscono dritti nello stomaco”. (Proverbi 26:22). A volte, tra cristiani ci si nutre di pettegolezzi come fanno gli avvoltoi con i cadaveri. Abituati a sentire insulti televisivi e battute di spirito volgare nei film, davanti a un pubblico che invece di condannare applaude a scena aperta, non ci facciamo più caso e spesso adottiamo un tale linguaggio. Dove sono finite le parole gentili, edificanti, veritiere? Eppure le parole rette e sagge calmano gli animi, guariscono le ferite, risolvono i contrasti e uniscono le persone. La calma abbate i ragionamenti più ostici ed ha una maggiore capacità persuasiva.

Può sembrare strano che Paolo parli nelle sue lettere di gentilezza, pazienza e comprensione, e poi nelle leggere la lettera ai Corinti e ai Galati si scopre un linguaggio forte e severo. I corinti, dopo la sua partenza, si erano persi nella sapienza del mondo, mentre i galati si erano lasciati influenzare negativamente da ragionamenti giudaizzanti. In questi casi Paolo usa un linguaggio tagliente in grado di smascherare i nemici della verità. Egli usò parole severe per riportare i cristiani alla realtà e alla luce delle scritture. (Vedi i capitoli 3, 4 e 6 di 1 Corinti; i capitoli 11, 12 e 13 di 2 Corinti e Galati capitoli 2 e 3).

Evita gli irosi, gli iracondi, i bellicosi, gli irascibili e gli stizzosi. Non seguire questi cattivi esempi perché non hanno il controllo delle loro emozioni. Scegli a modello persone che amano Cristo e Geova. Anzitutto non dimenticarti che in congregazione e in Rete, altri ti osservano come reagisci alle provocazioni, dove la tua reputazione e il tuo carattere sono in prima linea. Se agisci come uno stolto adirato perderai il rispetto di molti. Se controlli la tua lingua e agisci con calma e rispetto, gli altri che se ne accorgeranno, ti stimeranno di più e apprezzeranno la tua serietà.

Mordersi e sbranarsi – terza parte

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