Genialità e idiozia

L’articolo di Sallusti, direttore del Giornale, irrompe sul dibattito se Trump, presidente americano, sia un idiota come tanti affermano o un genio, chiedendosi come mai persone “intelligenti” si siano fatti mettere nel sacco da uno come lui.

«Quando un genio appare in questo mondo lo si capisce dal fatto che tutti i mediocri si coalizzano contro di lui», diceva un filosofo. Sallusti conclude il suo articolo citando Cesare Lombroso: «La comparsa di un singolo grande genio vale più della nascita di centinaia di mediocri».

La persona geniale ha un’intelligenza fuori dal comune. Inoltre ha un’inclinazione talentuosa per qualcosa di creativo, una dote inventiva e un ingegno eccezionale. Spesso un genio si evidenzia non tanto per le sue capacità, che molte volte vengono criticate e giudicate negativamente, ma per il fatto che molti mediocri si coalizzano fra di loro e ostacolano in tutti i modi l’operato della persona geniale. Rosicano perché il geniale fa emergere la loro pochezza.

Una caratteristica importante della persona geniale è che essa è in grado di raggiungere mete che vanno al di là della comune aspettativa e talvolta della stessa comprensione del gruppo di appartenenza. Dalla genialità nascono forme di pensieri nuovi e duraturi che costituiscono un punto di riferimento anche per il futuro.

Il genio va al di là delle regole, non perché è stravagante, ma in quanto creatore. A volte un valore alto di quoziente intellettivo non è sinonimo automatico di genialità. Una cosa è certa: le persone geniali, oltre a suscitare un certo interesse, fanno sempre discutere. Il mediocre cerca sempre di difendere il suo status quo; non è aperto ai cambiamenti e le innovazioni lo mandano in crisi. Difende con le unghie le sue piccole certezze, che riesce a gestire al meglio, in quanto circoscritti e personali. Degli altri non è che sia particolarmente interessato. Non si tratta di una persona priva di qualità o di coraggio o di un incapace. Lui non vuole che il suo piccolo mondo antico sia toccato. Agisce solo per i suoi interessi.

Il mediocre riesce a compensare con una forza di volontà la sua sensazione di inferiorità, che lo porta a volte a diventare aggressivo. Difficilmente porta a casa risultati lusinghieri. Quando si impunta diventa una persona pericolosa, perché nella sua ansia di contrastare il genio che evidenzia la sua nullità, è disposto a tutto.

Nella cultura cristiana c’è oggi una profonda crisi creativa. Sono in molti a chiedersi se la religione cristiana avrà un futuro, a dispetto di tanti religiosi immersi in propositi e convinzioni autoreferenziali, del tutto estranei al contesto sociale in cui vivono. Questi gruppi si esprimono con un linguaggio astratto, ripetitivo e noioso. Sembra di sentire parlare un’altra lingua, parole troppo devozionistiche e logorate dall’uso che se ne fa.

Essere creativi, tra i Testimoni di Geova, significa fare cose nuove, vedere problemi antichi in modo nuovo e attuale o intuire questioni che ancora non sono chiare, per poi trovare soluzioni al di là di tutte le risposte che si conoscono già. Tanto per capirci, il vero creativo non è dunque il ribelle che è convinto di distruggere la propria tradizione e tutto quanto i nostri predecessori hanno fatto fino a oggi, come ad esempio distruggere tutte le pubblicazioni del passato, quasi a voler nascondere intendimenti e ragionamenti che non vengono più accettati né come dottrina né come principi cristiani da seguire. Una cosa è il progresso, un’altra è la storia del proprio passato. No alla staticità, ma no anche alla cancellazione di chi siamo stati.

Il segreto è nel saper coniugare la creatività con la fede cristiana, formando cristiani creativi. Abbiamo problemi formativi con i nuovi nominati che non sono addestrati per rompere gli schemi né sono in grado di inventare soluzioni alternative. Anzi, molto spesso se tra i nuovi anziani c’è qualcuno dall’attitudine geniale, viene quasi subito stroncato. Guai a inventare qualcosa che non abbia l’imprimatur di Warwick o del sorvegliante di circoscrizione. In questo modo molte menti fresche vengono subito invecchiate. Chi non sa riformare se stesso non potrà mai riformare l’intera struttura organizzativa dei tdG. La riforma parte prima da se stessi.

Educare per diventare geniali significa essere se stessi, individui fino in fondo, chiamati a dire la propria parola assumendosi tutti i rischi del caso, anche quando si toccano punti di attrito con la classe di quegli anziani tradizionalisti, che a volte sconcertano con i loro parametri medioevali dell’obbedienza e della sottomissione. Perché è così difficile formare nuovi anziani che siano in grado di mostrare una criticità costruttiva? Perché questo atteggiamento comporta il pericolo di sviluppare attitudini individualistiche, narcisistiche, egoistiche? I pericoli sono inevitabili e vanno corsi. Altrimenti un tale timore paralizza e blocca la creatività. Si deve correre tale rischio. Siamo in una fase di trasformazione e noi tdG non possiamo trovarci ai confini di questi cambiamenti epocali. Dobbiamo uscire dalle retrovie a difendere castelli di sabbia o modi di fare non più attuali.

Modernizzarsi non implica solo l’acquisizione di grandi immobili con un giro di centinaia di milioni di dollari in operazioni di acquisto e cessioni. Prima delle costruzioni di palazzi a scopo organizzativo dobbiamo ricostruirci noi interiormente e spiritualmente. Il colpo di genio non è trovare le occasioni per acquistare a prezzi vantaggiosi immobili per il mondo e nel mondo. La vera genialità sta nel rendere costruttivo ogni singolo cristiano nell’opera della buona notizia e non nella costruzione di “chiese”, “uffici” e innumerevoli “stanze” per dormirci dentro, a carico della collettività. Paolo era una persona geniale e creativa, ma non chiese mai una dracma ai fratelli per mantenersi nell’opera di missionario. Lui lavorava di notte le tende, non chiedeva contribuzioni per costruire palazzi nella via Appia o nei pressi dell’Acropoli di Atene e nemmeno fissava quote in ogni congregazione per far rientrare nelle loro case i missionari di quel tempo.

Conosciamo diversi fratelli capaci messi da parte da una classe di mediocri. Molti di questi non ci sono più: inattivi o disassociati. Che geni certi nominati nell’azzoppare questi riformisti. Che fenonemi! Bravi. Clap! Clap! Purtroppo, non possiamo che constatare, che anche per alcuni tdG, il genio inattivo o disassociato è un idiota per gli idioti.

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