Geova gli disse: “Torna indietro…”

Il profeta Elia, scoraggiato e sconfortato, fu rafforzato dalla potenza di Geova

Quando Geova ci affida un compito vuol dire che ci è vicino, altrimenti non ce lo avrebbe assegnato. Non c’è motivo di scoraggiarsi se non si riesce a portare frutto. Il più grande privilegio è quello di predicare il Regno e far conoscere il nome di Dio. Questo compito è alla portata di tutti, nonostante la predicazione sia considerata “un’opera strana”. Che dire se attualmente non stai predicando più la buona notizia del Regno di Dio?

Forse pensi che tutto quello che hai fatto in passato sia stato inutile? Le cose sono peggiorate nel corso degli anni e continui a tenerti tutto dentro? Conosci il Salmo 62:8? Ci dice di “aprire il cuore a Geova” in preghiera.

L’apostolo Paolo, con particolare realismo, scrisse che, in alcune situazioni, i cristiani sono incalzati, perplessi e abbattuti, ma non al punto di non riuscire a muoversi, senza nessuna via d’uscita o distrutti. Geova può soccorrere i suoi servitori con una potenza che va oltre la normalità umana (2 Corinti 4:7-9).

Geova è comprensivo. Non si aspetta mai da noi più di quello che possiamo fare. E si rende conto che abbiamo bisogno di tempo per riprenderci sia dallo stress fisico che da quello emotivo. Conosce perfettamente come siamo formati (Salmo 103:13, 14). In un’occasione, si manifestò con straordinaria potenza al profeta Elia che era abbattuto, spaventato e si sentiva talmente un fallito da desiderare la morte.

L’Onnipotente però non la pensava così. Per lui Elia era sempre prezioso; agì quindi per rassicurarlo in proposito. La Bibbia dice che quando il fuoco svanì, cadde il silenzio, ed Elia sentì una “voce calma, sommessa”, che lo invitava a esternare i suoi sentimenti.

Elia lo fece e la cosa lo ha fatto sentire più sollevato. Geova lo rassicurò facendogli capire che non era affatto inutile dal momento che la volontà di Geova continuava a compiersi inesorabilmente in Israele. Fatto significativo, Dio diede a Elia nuovi incarichi, che questi accettò. Elia fece tesoro dell’aiuto divino e riprese la sua attività di profeta con rinnovata energia (1 Re 19:1-15).

Un atteggiamento negativo quasi sempre ci induce a fare valutazioni sbagliate. Ciò che importa davvero è come ci vede Geova (Romani 14:4). Egli tiene in gran conto la nostra devozione e la nostra fedeltà, e non ci giudica in base ai risultati che conseguiamo. Inoltre, come nel caso di Elia, è possibile che tu abbia fatto per lui più di quanto pensi. Probabilmente, ti dimentichi che ci sono fratelli su cui hai avuto un’influenza positiva, e persone che forse sono venute a contatto con la verità grazie ai tuoi sforzi.

Se attualmente non sei più un proclamatore, evita di fare paragoni con quello che eri un tempo. Oggi potrai fare cose diverse da allora. Dopo mesi o anni in cui non si allena più, un corridore non può ricominciare subito a correre come faceva prima. Deve iniziare ponendosi piccoli obiettivi che gli permettano di riacquistare forza e resistenza.

I cristiani che non predicano da tempo e che ora hanno deciso di ritornare, sono un po’ come i corridori. Si allenano gradualmente e regolarmente, con un chiaro obiettivo in mente (1 Corinti 9:24-27). Ad esempio potresti frequentare un’adunanza di congregazione. Chiedi a Geova di aiutarti a raggiungere questo obiettivo. Man mano che riprendi le forze in senso spirituale, ‘gusterai e vedrai che Geova è buono’ (Salmo 34:8). Ricorda che qualunque sforzo fai per Geova, per quanto piccolo possa sembrarti, lui lo considera prezioso (Luca 21:1-4). Fai un passo alla volta.

Una sorella inattiva pregava continuamente Geova per aiutarla a ritrovare le forze spirituali per ritornare da Lui. La sua partecipazione a un’assemblea le fece provare le sensazioni di un tempo. Ora è di nuovo una proclamatrice. “Non potevo farcela con le mie sole forze” – racconta – sono davvero felice che ci sia stato ancora tempo per tornare a Geova”.

Elia considerava la sua esperienza fallimentare. E’ degno di nota il fatto che Elia non lascia fuori dal suo atteggiamento negativo Geova. Il deserto in cui si trovava Elia si trasforma da luogo di fuga in luogo di ricerca e di incontro con Dio stesso. Dopo i segni della potente manifestazione di Dio, gli viene detto di uscire dalla caverna in cui si era rifugiato.

Gli viene chiesto di “staccarsi” dalla sua precedente esperienza religiosa, in quanto sua (non dall’esperienza di Dio, ma dal suo modo di capire Dio). Deve rendersi disponibile e aperto, cioè capace di riconoscere Dio dove e come egli si rivela e non soltanto dove e come lui stesso è abituato a riconoscerlo.

Deve affinare la sua esperienza di fede, non identificandola con i tratti della propria passata esperienza religiosa.

Ora, Elia deve semplicemente rifare l’itinerario già fatto, ritornare e continuare la sua missione. “Torna indietro…”. Dio è più grande dell’incarico che ricevette Elia, egli è in grado di continuare l’opera di Geova. L’intervento di Geova non consiste nel cambiare le cose, ma nel cambiare le persone con cui ha a che fare.

Il profeta capisce che deve reinventarsi. Il cambiamento rappresenta un’altra opportunità di fede, un ulteriore cambiamento, un profondo rinnovamento.

Elia torna indietro nello stesso luogo ed è in grado di vedere possibilità che prima non vedeva. Alcuni non esternano a Dio i loro sentimenti. Quando un cristiano affronta difficoltà e vuole gestirle per conto proprio, egli di fatto esclude dalla sua relazione con Dio un tratto della sua vita. E’ come se dicesse, in questo aspetto della mia vita Dio non c’entra, perché ci penso io. Vogliamo vivere come se Dio in quella circostanza non esistesse, come se lui non ci riguardasse. Si tratta di una vera professione di ateismo. Ho un problema e devo risolverlo soltanto io. Elia non ragionò così.

Se iniziamo a tralasciare Dio nelle piccole cose, piano piano lo faremo anche nelle grandi cose, al punto che Geova non entrerà più nella nostra vita. Elia permette a Dio di parlargli. E Dio si rivela potentemente. Non è Elia a determinare il rivelarsi di Dio, però ha l’orecchio attento a quella “voce calma e sommessa” che gli parla.

Di nuovo ravvivato da questo incontro con Dio, Elia non fugge più, non si chiude in se stesso e non rimane nascosto nella caverna. Ora si rende disponibile per altri compiti.

Quando Geova ci parla attraverso la sua Parola, dobbiamo renderci disponibili ad accogliere quanto ci dice in maniera sommessa, anche quando ci suggerisce qualcosa di nuovo o di “strano”. Elia si confessa a Dio per quello che è, ma lascia che sia Geova a spiegargli chi è realmente e come può essere la sua vita. Dio potrebbe parlarci in modi e parole diverse da quelle cui siamo abituati. Dipende da noi prestare attenzione a cosa ci chiede per tornare un uomo nuovo.

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