Come gestire i sentimenti feriti

Tra i tdG argomenti come dolore, sofferenza, persecuzione, morte e altre problematiche non sono mai stati un tabù. Certo, una cosa è trattarli alle adunanze o leggerli nelle pubblicazioni, un’altra è saperli applicare alle circostanze. Nonostante la mole di conoscenza, quando ci sentiamo feriti facciamo fatica a dimenticare. Perché?

Ognuno, nella vita, sperimenta in prima persona le ferite dell’anima – sia quelle inferte da noi, sia quelle inferte da altri. Alcuni abbandonano la congregazione, altri preferiscono mettersi tutto alle spalle, altri rimangono perplessi.

La reazione alla sofferenza è qualcosa di personale

E’ un fatto assodato che nessuno in congregazione è immune dalle ferite emotive, dal dolore e dalla sofferenza. Non esiste nemmeno un criterio di valutazione per determinare la gravità o l’intensità di tali fattori. Può capitare che un evento all’apparenza modesto colpisca profondamente un fratello, mentre un altro rilevante provochi in determinate circostanze un dolore sopportabile. Anche le reazioni sono estremamente diverse fra loro. Ad alcuni, un’offesa può sembrare insignificante, altri invece ne soffrono terribilmente. Inoltre, le ferite interiori, in qualcuno lasciano profonde cicatrici, in altri nessuna traccia. Dal modo come reagiamo decidiamo di lasciare che il dolore si dissolva oppure potenziarlo.

Capire chi soffre è complicato.

Alcuni sostengono che la soluzione migliore sia quella di agire in maniera pratica. La Bibbia attribuisce allo spirito un valore più elevato del corpo. Questa visione può generare in alcuni una certa confusione e lo si nota quando i sentimenti vengono ignorati in quanto incomprensibili. I sentimenti sono diversi dai ragionamenti, proprio per questo si chiamano sentimenti e non ragionamenti. I sentimenti si sottraggono alla logica dell’aut-aut e possono essere anche contrastanti. Per comprendere i sentimenti altrui dobbiamo ricorrere ad altri sentimenti e non ai ragionamenti che molti non sono in grado di cogliere.

Gli esseri umani hanno bisogno di calore e di sicurezza per vivere bene la loro esistenza. I sentimenti esercitano un forte potere e una certa diffidenza, tanto che alcuni li combattono con simulazioni, sminuendoli e negandoli. Lo fanno per non sentirsi legati e per poter decidere senza condizionamenti. Tuttavia, pur negandoli, essi continuano a esistere e a produrre il loro effetto. Ignorare un fratello è sufficiente per ferirlo nei sentimenti.

I sentimenti sono diversi dalle emozioni

I sentimenti e le emozioni ci forniscono importanti indicazioni sulla nostra appartenenza, sull’apprezzamento che hanno altri di noi e ovviamente sul nostro benessere. A volte i sentimenti sono condizionati da diversi fattori (percezione della realtà, influenza negativa della ragione, l’importanza che attribuiamo ad essi, il contesto sociale cui viviamo, quello religioso di appartenenza, ecc.). Ecco perché, ci sono spesso fraintendimenti tra fratelli. I sentimenti sono stati d’animo, mentre le emozioni sono i sentimenti che esprimiamo. Noi comunichiamo non solo con le parole, ma anche attraverso sentimenti ed emozioni, che riescono a loro volta a suscitare altre emozioni e sentimenti.

In congregazione alcuni hanno disimparato a percepire dovutamente i sentimenti degli altri. L’uniformità che regna sovrana nell’organizzazione di Geova ha spento le emozioni che si dovrebbero provare di fronte al dolore e alle sofferenze. Credere che si debba aspettare il Regno di Dio per la soluzione finale dei propri problemi ha indotto molti cristiani a rimandare al Padre Eterno i problemi piuttosto che alleviarli al presente. Come dire: “Abbi fede nel Paradiso, dimentica i tuoi problemi e non rompere!” A questo punto per molti iniziano i problemi. C’è una censura in atto da parte degli anziani che seleziona, secondo loro, ciò che è importante e ciò che va trascurato. E’ evidente che costoro mancano di una vera e propria cultura del sentimento, anche se dal loro punto di vista ciò sembra avere una logica: ignorare i sentimenti impedisce di provare il dolore.

Chi tende a ignorare la sofferenza a livello interiore sviluppa una maggiore percezione del corpo: i dolori fisici ricevono in generale maggiore attenzione e si ritengono degni di ricevere cure a livello medico. Quando questo accade, la psiche trascurata si ribella e decide di far sentire sempre di più la sua voce aumentando l’intensità del dolore fisico. Si pensa che una volta che il dolore è curato sparisce automaticamente. Non è così. La psiche, sentendosi ancora trascurata, continua a farsi sentire con più intensità, anche quando il dolore è stato realmente curato. E’ più difficile curare la psiche che il corpo. Ecco perché è facile causare ferite all’anima ed è difficile curarle.

Ferite interiori vere, incomprese e simulate

Le offese che ci colpiscono nel profondo, spesso non vengono notate da altri, visto che non producono tagli o cicatrici evidenti. Le ferite emotive non risultano comprensibili, ecco perché qualcuno può esagerare o addirittura simulare una ferita emotiva per trarre un qualche tipo di vantaggio dalla situazione.

I sentimenti servono a rafforzare l’unità della congregazione. Fanno capire a ciascun componente quanto è amato, stimato e apprezzato. In caso contrario, i sentimenti gli trasmettono qualcosa che non funziona. Lo spingono a cercare più contatto, a fornire un maggiore contributo alla comunità, a curare di più la sua spiritualità, in modo da risultare più gradito e magari ricevere ulteriori privilegi. Grazie a sentimenti come la compassione e l’empatia riusciamo a comprendere aspetti nascosti che altrimenti tenderemmo a ignorare. Queste qualità ci permettono di regolare il legame fraterno che ci unisce. Cerchiamo sicurezza, sostegno, gioia e amore, che ci procurano sentimenti gradevoli, ed evitiamo invece tutto quello che ci infastidisce. Non è forse vero che ci sentiamo soffocare quando siamo a contatto con persone che vogliono monopolizzarci, mentre proviamo gioia quando ne incontriamo altre che ci accettano per come siamo?

In ogni relazione cristiana può capitare che i fratelli si ritrovino in competizione nell’assicurarsi attenzioni e cure. Il desiderio di dimostrarci migliori è sempre presente in noi. Questa competitività può portare spesso a ferite e umiliazioni. Invece, la sana competizione è una prestazione che dobbiamo imparare a svolgere in modo corretto e costruttivo affinché la congregazione sia realmente una fonte di sicurezza. Chi non tiene presente il principio di solidarietà e di volontarietà rischia di ferirsi e di ferire. Chi in realtà infierisce è colui che sfrutta la disponibilità dei fratelli per il proprio vantaggio.

Cosa fare in senso spirituale

Non permettete a niente o a nessuno di mettersi fra voi e Geova. Più a lungo portate rancore, anche per piccole cose, più vi sentite male. Accantonare tutto alle spalle è per il vostro bene. Abbandonate il ruolo della vittima e non assecondate la forte tentazione di giustificarvi. Forse la recente ferita ha riaperto ferite passate, ed è bastato poco. Riesaminate il vostro passato alla luce del presente. Perché certe ferite si riaprono? Siete ipersensibili? Non permettete che l’orgoglio sia più forte del vostro amore.

Se ti sei allontanato perché qualcuno ha ferito i tuoi sentimenti, tornare a Geova è assolutamente la cosa migliore che puoi fare. Anche Geova ha dei sentimenti, e le nostre azioni influiscono su di lui. La porta del cuore non ha una maniglia all’esterno. Si può aprire solo dall’interno. Fuori dalla porta c’è Geova che ti aspetta. Solo tu puoi aprire quella porta e farlo entrare di nuovo nel tuo cuore.

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Quando a essere ferità è anche la dignità. Vedi:

Dignità ferite

Quando gentilezza e mitezza convivono, ogni relazione fraterna diventa calorosa, genuina, gioiosa. Quando mancano, la sofferenza è inevitabile. L’articolo propone alcuni spunti che aiutano a evitare che si ferisca la dignità altrui.

 

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