Gesù: “Chi dicono gli uomini che io sia?” I suoi discepoli: “Tralasciamo gli epiteti come bestemmiatore, ciarlatano, falso profeta e perfino pazzo, alcuni dicono…”

All’incirca fu questa la risposta, anche se i discepoli non furono così espliciti. In effetti Gesù era considerato un ciarlatano, un impostore (Matteo 16:13, 14; 27:62-66).

Anche Paolo fu accusato dagli epicurei e dagli stoici di essere “un chiacchierone”, o “un corvo che raccattasemi” (Atti 17:18).  Insinuavano che era un ciarlatano, uno che raccoglieva e ripeteva solo frammenti di conoscenza. Asserivano che Paolo parlava a vanvera riguardo a cose che non capiva veramente.

Un ciarlatano maligno fu Diotrefe, un cristiano del I secolo, che diffondeva in congregazione discorsi malevoli sugli apostoli (3 Giovanni 1:9-12). Letteralmente, agiva “chiacchierando di noi con parole malvagie”.

Chi è realmente un ciarlatano?

Un tempo era chi, sulle piazze, cavava i denti o vendeva rimedi che decantava miracolosi. Oggi è riferito a chi si spaccia per quello che non è, un impostore.

Il Ciarlatano, Bernardino Mei

“Ciarlatano” è un’opera di straordinaria ironia. Dal quadro emerge imponente la figura di un povero ciarlatano che visto dal basso, accentua la grandezza e un modo di atteggiarsi da sembrare il Padre Eterno. Egli è seduto sopra un palco di legno attorniato dagli attrezzi del mestiere, boccette e ampolle contenenti pozioni dalle improbabili virtù terapeutiche. L’ambiente sullo sfondo è quello della città di Siena.

La lunga barba e la folta chioma fluente ricordano il grande scienziato Leonardo da Vinci. Occhi profondi e sguardo penetrante, gesti indicativi di chi non ammette discussioni contrarie. La folla raccolta ai suoi piedi, lo circonda e lo guarda soggiogato con timore e ammirazione mentre viene rapita dalle sue parole.

Qualcuno tra i presenti non si lascia facilmente abbindolare. Un uomo a destra, viene ripreso con una mano nella fronte, mentre con l’altra tiene la fiala che sta annusando per verificarne l’efficacia. Le solide braccia del ciarlatano sono distese, le mani chiuse e in una poggia una piccola bottiglia contenente una soluzione miracolosa. In basso a sinistra si trovano delle ampolle con l’olio del filosofo di Straccione, posizionate sopra una fattura che ne attesta con il timbro la miracolosa alchimia.

Il suo abito è vecchio e pesante, legato da una fascia blu, le scarpe nere un po’ consumate, simbolo del tanto peregrinare di città in città dove far mostra dei suoi talenti. Lui non guarda la folla ma il visitatore che guarda il quadro, vuole assoggettarlo, convincerlo delle sue abilità.

I toni scuri dello sfondo contrastano con l’abito più chiaro del ciarlatano, lo evidenziano ancora di più, lo rendono possente nella sua apparenza.

Per smascherare un eloquente ciarlatano che sfoggia senza compenso le sue pozioni miracolose per ogni tipo di problema, occorre un esperto a pagamento. E siccome non tutti possono permettersi un obolo da pagare e nemmeno hanno voglia di studiare in profondità l’alchimia in oggetto, come tanti citrulli abboccano alle fesserie che sentono.

Ad esempio, perché nel web tanti sono vittime delle sue fandonie, delle sue assurde interpretazioni? Perché costoro hanno bisogno di sentirsi dire quello che vogliono. Non hanno le idee chiare e la loro vita non va al di là dell’ovvietà e della mediocrità. Non sono abituati al ben noto avverbio interrogativo “perché”, che richiede sempre una risposta, una spiegazione soddisfacente.

Non sono addestrati a farlo e quindi non si pongono il problema. La vita per loro non ha bisogno di soluzioni, definizioni, chiarimenti, interpretazioni, precisazioni, giustificazioni, dimostrazioni, delucidazioni. Troppo complicato per un cervello in disuso. Alcuni hanno bisogno che qualcuno tolga le ragnatele nelle parti interne del loro cervello.

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