Gettarono le pietre dalle loro mani

Dalla Legge alle pietre: quando la morte è legalizzata

L’onda giustizialista della Legge data da Dio a Mosè ne travolse il suo spirito originale fino a demolirne la misericordia e la giustizia, qualità su cui doveva poggiare. Un’ondata di spiegazioni e interpretazioni si riversò per molti secoli sul popolo di Dio con soprusi e derive giustizialiste.

Perché obbediamo alle leggi? Ci sono azioni che compiamo per convenzione e altre per convinzione, altre ancora per abitudine o imposizione. Si obbedisce perché le leggi regolano la vita sociale; sono emanate da autorità riconosciute e accettate; si obbedisce per giustizia. Da tali premesse ne consegue che per la totalità delle persone, chi rispetta le leggi dello Stato è un buon cittadino e chi rispetta le leggi di Dio è un buon adoratore. E’ difficile dimostrare il contrario, poiché chi osserva le leggi non si macchia di nessuna colpa. Questo vuol dire che tutte le leggi sono giuste? Per molti legge e giustizia sono la stessa cosa.

Summa lex summa iniuria

 Una legge osservata alla lettera non sempre reca benefici. Le leggi le fanno i potenti ed è naturale che essi cercano giustificazioni al loro operato. Più un’azione viene compiuta, nonostante sia considerata sbagliata, tanto più si cerca affannosamente una spiegazione accettabile, sia in senso civile e penale sia in senso religioso e biblico. Per quanto riguarda i tdG, il fatto che certi provvedimenti giudiziari e regole comunitarie provengano dal CD o chi per esso, è uno dei motivi per cui si debba obbedire.

Prima di analizzare se una legge sia giusta o sbagliata occorre studiare l’autorità da cui nasce. In genere l’autorità non solo fa una legge ma stabilisce anche cosa sia giusto o sbagliato. In alcuni casi questo può generare confusione tra ciò che dice la legge di Dio e ciò che è ritenuto giusto o sbagliato dall’autorità religiosa o da quella secolare, come è successo recentemente in Russia, con i provvedimenti restrittivi presi nei confronti dei testimoni di Geova.

Nell’articolo Tu che giudichi sei innocente? avevamo argomentato che Gesù ribaltava il vecchio metodo di giudicare, quello che non esplora la coscienza del colpevole ma quello che scandaglia la coscienza di chi giudica, di coloro che tenevano in mano le pietre della lapidazione. Un concetto rivoluzionario questo di Gesù: smaschera gli accusatori mettendoli di fronte alla loro coscienza.

La circostanza è quella della donna accusata di adulterio. Scoperta in flagrante, secondo il Levitico deve essere messa a morte insieme al suo complice. Dell’uomo non si sa nulla. Alla domanda dei farisei se sia giusto condannarla a morte o perdonarla, Gesù non discute, non argomenta, non discetta, lascia che tutto si compia, ovvero che ognuno si prenda le proprie responsabilità.

Egli invita soltanto quelli senza peccato a scagliare la prima pietra, come prescrive la legge sulla lapidazione. Con sorpresa, invece di scgliare le pietre contro l’adultera, i primi a gettare dalle loro mani le pietre per la lapidazione sono gli anziani, uomini autorevoli, e poi tutti gli altri. Gesù congeda la donna con le parole “Non praticare più il peccato”. E lei se ne va, custodendo nel suo cuore il segreto di una legge nuova: quella che invece di punire il colpevole, cerca di cambiarlo. (Giovanni 8:1-11)

Gesù, quindi, non condanna la donna né coloro che l’avevano già giudicata meritevole di morte. Ognuno si assuma le sue responsabilità.

I vangeli non dicono cosa accadde poi all’adultera. Tutto fa supporre che non sia stata processata. Gli anziani autorevoli staccandosi da lei hanno rinunciato all’azione giudiziaria. Gesù le parla con rispetto e compassione, come a una persona e non come a un condannato. Libera così la donna da ogni soggezione che la colpevolizza. Gesù non mira alla condanna ma alla redenzione.

In quel tempo gli accusatori dovevano avere la certezza del reato per scagliare la prima pietra sul condannato alla lapidazione. Farlo era un obbligo e dovevano assumersi la pesante responsabilità fino in fondo. Non lo hanno fatto. Con la semplice frase: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”, Gesù costringe gli accusatori a rivedere il loro concetto di peccato, che non è solo una violazione della Legge ma è soprattutto una mancanza di amore: verso Dio – “Ama Dio con tutto il tuo cuore…” – e il prossimo.

Ciò che conta per Gesù è lo spirito della Legge con la quale essa va applicata. Nasce da qui l’imbarazzo degli accusatori. Un problema di coscienza su quello che doveva essere un cavillo per intrappolare Gesù, coinvolge e manda ora in crisi gli anziani e la folla. Gesù con le sue parole non condanna la Legge Mosaica ma l’interpretazione letterale che ne tradisce lo spirito: non forcaioli giustizialisti ma clemenza per i trasgressori.

Gesù contesta la cosa più importante: essi non sono in grado di giudicare le coscienze degli altri. Questo diritto compete a Dio che conosce la profondità del cuore umano. Una buona legge deve distogliere dal male e indirizzare al bene, garantire la giustizia senza trascurare la misericordia.

La misericordia esulta trionfalmente nei luoghi di giudizio. Perciò, prima di giudicare un inattivo, oppure un fratello o una sorella qualsiasi, e stai per formare un comitato giudiziario o ne farai parte attiva, chiediti se la tua coscienza ti permette di conoscere a fondo la coscienza degli altri al punto da poter esprimere una condanna o una assoluzione, giustizia o misericordia. Sei senza peccato da condannare gli altri? Oppure, getterai dalle tue mani le pietre della condanna e lascerai che sia Geova a occuparsi del giudizio?

Tags: , , , ,

Trackback dal tuo sito.

Lascia un commento

inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

Built by TANOMA