Ghosting: il fratello che scompare

Non è raro che un fratello scompaia all’improvviso dalla congregazione senza aver dato segnali di disagio in precedenza.

Smette di rispondere alle chiamate del telefonino, ai messaggi lasciati in segreteria telefonica, a quelli di WhatsApp e alle e-mail. Inoltre, non si fa trovare in casa e cambia i percorsi abituali. Cura ogni particolare cercando di cancellare ogni traccia di sé. E lo fa con tanta abilità da sembrare di essersi smaterializzato. Sceglie di porre fine alla sua storia di tdG tagliando ogni contatto e ignorando i tentativi di rintracciamento. Evita così di dare spiegazioni a una scelta che sconcerta la congregazione. Il suo unico e definitivo messaggio è il silenzio. Pensa che agendo in questo modo evita scenate con gli anziani, momenti di tensione e atteggiamenti sgradevoli.

In realtà lascia tracce di incertezze e dubbi che non chiuderanno la sua questione in maniera definitiva. Un atteggiamento del genere è come un macigno sui fratelli, perché viene visto come un’offesa alla verità dove non si è degni nemmeno di un confronto diretto, di un commento, di una giustificazione. L’assenza di parole è percepita come un segno di disprezzo, ma anche mancanza di coraggio, che fa nascere mille dubbi e domande. A volte è molto difficile crederci, perché il fratello scomparso era apprezzato e stimato dalla congregazione. Si cercano spiegazioni, si ripercorrono gli ultimi avvenimenti per cercare nella memoria un segnale, una parola, una situazione che potesse presagire quanto accaduto. Nulla. Questa scomparsa è scioccante per alcuni, perché c’è il disconoscimento di una fratellanza, di un’amicizia, di un rapporto spirituale, di esperienze teocratiche vissute insieme con passione e sentimento. Scomparendo in questo modo si nega l’esistenza di un’intera fratellanza con la quale si stava accanto prima.

Si tratta di un atteggiamento immaturo, per alcuni anche di codardia. Probabilmente, si tratta invece di persone che hanno perso ogni fiducia in se stessi e negli altri. Forse anche loro, da piccoli, hanno subito l’esperienza dell’abbandono e sono rimasti traumatizzati, così che non vogliono più ripercorrere le tappe del dolore che certe spiegazioni comportano. Pur non colpevolizzandoli, né giudicando le loro scelte, rimane comunque il calpestamento dei sentimenti fraterni e una mancanza di onestà verso gli altri, ma soprattutto verso se stessi. E questo comprometterà certamente le sue relazioni sociali e religiose future con singoli o con altri gruppi.

Chi sparisce trascura un particolare: non può sparire da Dio. L’uomo è cresciuto, è diventato autonomo e spiega ogni cosa con la scienza. Dio è stato fatto sparire, cacciato fuori dal mondo. Viviamo in una società non religiosa. Di fronte a questa evidenza, molti si convincono che Dio sia un tappabuchi quando serve all’occorrenza. Questo modo di ragionare influisce non poco su chi decide di sparire dalla religione e da Dio. E’ vero che certe religioni hanno forme oppressive e fuori dal tempo, di cui dobbiamo liberarcene con forza. Ma nascondersi per sparire nella massa di questo mondo è solo una dimostrazione di quanto l’uomo sia debole e bisognoso di aiuto che solo Dio può dargli. I cristiani che hanno vissuto o che vivono con un piede in terra nella congregazione e con l’altro piede con Geova in cielo, sanno bene che ognuno è chiamato a confrontarsi con la complessità della sua esistenza, rifiutando ogni via di fuga, perché dall’uomo puoi fuggire, ma da Geova non potrai mai scomparire. Lui ti scorgerà ovunque andrai, perché lui spera sempre in un tuo ritorno.

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Commenti (3)

  • Leo

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    Buonasera, seguo da molto tempo il Vostro sito ed in passato ho apprezzato diversi articoli pubblicati, per la sensibilità e per il profilo colto.
    L’articolo sui fratelli che scompaiono mi ha lasciato perplesso. Li definite codardi e immaturi. E poi: da Dio non si può fuggire.
    Quindi per Voi chi fugge dalla congregazione dei testimoni di Geova fugge da Dio.
    In quanto alla codardia vi rendete conto delle violenze psicologiche che la congregazione riesce a infliggere a chi non vuole più farne parte?
    Per favore non dite che sono esagerato, perchè parlo per esperienza, un’esperienza di diversi decenni.
    Quanto all’immaturità non disse il Maestro: “NON GIUDICATE AFFATTO” ?
    Penso che sarebbe più costruttivo che chi di dovere faccia autocritica per capire perchè la gente se ne va alla chetichella dalla porta posteriore.

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    • inattivopuntoinfo

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      Facciamo chiarezza su alcuni passaggi:
      1) Non siamo noi a definire codardo chi abbandona la congregazione, ma come scritto nell’articolo “alcuni”. Anzi se leggi con attenzione, spieghiamo i motivi che possono indurre a fare questa scelta: “Esperienza dell’abbandono, traumi da bambino, non ripercorrere più queste tappe…”. 2) Come scritto nell’articolo, noi non giudichiamo le scelte e lo abbiamo sempre ribadito, infatti nell’articolo si legge: “Pur non colpevolizzandoli, né giudicando le loro scelte…”. 3) “Da Dio non si può fuggire…” come ribadito nel finale dell’articolo: “Lui ti scorgerà ovunque andrai, perché lui spera sempre in un tuo ritorno”, nel senso che chi fugge in genere sparisce dagli altri, ma non da Dio, che spera sempre in un ritorno, come il padre del figlio prodigo, che rimase sempre in attesa. E’ in senso positivo che intendiamo la frase, non in negativo. La tua esperienza è simile a quella di molti altri di cui noi stiamo facendo conoscere a chi di dovere. Non sei quindi “esagerato” nell’esprimere il tuo stato d’animo. Tutt’altro.
      Ps. Forse il tuo commento continuava ancora, ma il sistema che gestisce i commenti, se sono lunghi li blocca in automatico. Vedremo al più presto di sbloccare questa funzione, lasciando più spazio per i commenti.

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  • Anonimo

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    Devo ammettere di aver avuto le stesse sensazioni di Leo nel leggere l’articolo e andandolo a rileggere tenendo conto della vostra risposta, purtroppo, mi e’ parso ancora più strano il modo di descrivere l’atteggiamento di chi non vuole più essere sottomesso a certe strane regole umane che negli ultimi anni hanno confuso il vero senso dell’amore, cito quello genitoriale genitoriale nel caso abbiano flgli cha hanno deciso di abbandonare JW.org sebbene amino ancora Geova.
    Gli stessi fratelli che vedono l’atteggiameto di chi si mette in disparte ” come un’offesa alla verità dove non si è degni nemmeno di un confronto diretto, di un commento, di una giustificazione. L’assenza di parole è percepita come un segno di disprezzo, ma anche mancanza di coraggio, che fa nascere mille dubbi e domande. A volte è molto difficile crederci, perché il fratello scomparso era apprezzato e stimato dalla congregazione” dicevo questi stessi fratelli spesso alle spiegazioni per cui ci si allontana restano “turbati” al punto di confondere i sinceri sentimenti verso Geova che la persona ferita prova, e si affrettano nel loro turbamento a riferire agli anziani le conversazioni atte a dare una spiegazione di tale scelta, e poi arrivano gli anziani e quando si danno le motivazoni dello scoraggiamento ti accusano di non aver fede nel canale costituito da Geova ed arrivano le riprensioni pubbliche e il divieto di parlare con i fratelli dei nostri turbamenti, arrivando al punto di impedire con una restrizione di stare in compagnia fraterna a scopo di svago.
    Chi ha scritto l’articolo forse non è del tutto a conoscenza dei veri motivi per cui a volte, un fratello, per sopravvivere, debba fare il gamberetto.

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