Già e non ancora

Dove ti ci vedi adesso: nella continuità del già e non ancora o soltanto in quella compiuta del già?

L’avverbio già ha diversi significati. Ne riassumiamo alcuni: posto davanti a un verbo indica che nel momento in cui si parla, o di cui si parla, un fatto è ormai compiuto o sta compiendosi o è accaduto da poco. Altre volte sottolinea una situazione in atto o rafforza l’idea del tempo trascorso.

In frasi esclamative o interrogative, esprime la meraviglia, la contentezza o il rammarico che un fatto avvenga, sia avvenuto o stia per avvenire prima di quanto ci si aspettasse. Isolato, esprime assenso o conferma. (Per approfondire vedi on line: Già, in Vocabolario Treccani).

L’avverbio ancora («di là fino a quest’ora») indica la continuità nella durata di un’azione, di un fatto, di una situazione. Può indicare una ripetizione di atti.

Per i cristiani, si tratta di un atteggiamento di attesa e di speranza, una tensione tra il “già” e il “non ancora”, tra la prima e la seconda venuta di Cristo. Anche se questo sistema di cose è già stato condannato, i singoli individui non sono ancora stati giudicati.

Il regno è stato già insediato nei cieli ma ancora non è intervenuto per eliminare la malvagità. Implica un’azione già avvenuta ma non ancora completata. Il tempo è dunque quello dell’attesa: siamo per così dire a metà dell’opera.

Questo modo di dire è molto usato nella Bibbia, ad esempio  in Marco 1:15  si legge: “Il tempo stabilito è arrivato e il Regno di Dio si è avvicinato”. Ciò indica che il tempo del Regno è arrivato con la venuta di Gesù sulla terra (già), ma oggi, dopo duemila anni si è ancora di più avvicinato alla sua realizzazione completa, cioè all’eliminazione della malvagità e al ripristino del Paradiso originale (vedi illustrazione in alto).

A proposito della Parola di Dio, in Isaia 55:11 si legge quanto segue: “Così sarà la parola che esce dalla mia bocca: non tornerà da me senza risultati, ma certamente realizzerà ciò che desidero, e di sicuro raggiungerà lo scopo per cui l’ho mandata”. Dal punto di vista di Geova alcune delle parole pronunciate da lui è come se si fossero già avverate anche se ancora non si sono del tutto adempiute.

“La fede è la certezza [già] che quello che si spera [non ancora] si realizzerà” (Ebr. 11:1a)

Che dire dei fratelli lontani che in passato hanno già dedicato la loro vita a Geova per sempre? Quell’evento (il battesimo) è già avvenuto tempo fa, ma l’impegno di tener fede per sempre a questo passo continua ancora o è già venuto meno? Vivi nel tempo del già (passato)? O in quello del già e non ancora (presente e futuro)?

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