Gli anziani, una presenza assenza

nosignalQuella del pastore è un’assenza inaccettabile.

Siamo un gregge senza pastore, una religione di orfani senza «padri». Abbiamo smarrito il senso pastorale e, con esso, la capacità di saper condurre le pecore di Dio come il Pastore Eccellente ci ha insegnato. Il pastore testimone di Geova è oggi emotivamente e spiritualmente assente, confinato in una grigia terra di nessuno, cieco e insensibile ai bisogni della congregazione, alieno in un luogo, dove non può più guardare, comunicare con le pecore, né loro con lui. Quest’assenza è inaccettabile. La figura dell’anziano è, infatti, costitutiva della congregazione, delle sue attività e del suo sviluppo spirituale. Senza una significativa presenza pastorale la congregazione tende a indebolirsi, a perdere alla stessa esistenza.

Aquile spennate

Come un figlio prova nostalgia per la perdita del padre, oggi, noi pecore disperse, proviamo più o meno consciamente nostalgia di una presenza che era molto viva negli anni passati. E’ giunto il momento che il pastore torni a Geova e alle pecore. Ci manca l’anziano direttivo che sappia presiedere con premura, che trasformi le coscienze dei proclamatori di cui è designato da Cristo a dirigere con amorevole cura. Come Dio ha fatto con Israele, quando smarrito nel deserto, lo circondò, lo allevò, lo custodì come pupilla deiaquila-spennata suoi occhi. Come un’aquila che veglia la sua nidiata, girando sopra i suoi nati, spiegando le grandi ali, sollevandoli su di esse. Anziani e corpo direttivo noi vi vogliamo, non con le ali spennate, ma simili a un’aquila dalle penne remiganti, che sappiate svolgere tre precise azioni: sollevare il proclamatore smarrito; vedere la destinazione con i vostri occhi che guardano lontano; e trasportare la congregazione con la forza di Geova. Senza il pastore-aquila dal deserto non si esce.

Oggi, nell’epoca delle assenze, il testimone è amministrato da poteri formali e sconosciuti alla maggioranza, più che da persone amorevoli e responsabili; non è più amato, seguito e curato; e quando sbaglia, è corretto nel modo sbagliato. Il pastore sconosciuto ha condotto il testimone non in un pascolo fertile ma in un deserto, dove reclama a gran voce, come una canna rotta, la presenza pastorale. In cielo e in terra.

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Poca religione molta finanza

La secolarizzazione, una serie di decisioni errate e una delega spropositata e inappropriata da parte di chi guida i Testimoni nel mondo a comitati e sottocomitati, ha tolto all’anziano-pastore quel riflesso spirituale della figura di Gesù, che gli conferisce sia enormi responsabilità ma anche un profondo valore al ruolo che esercita in congregazione. L’anziano e il corpo direttivo sono venuti meno ai loro voti scritturali. Da domestico del cibo spirituale e da economo dei beni di Cristo è passato ad amministratore immobiliare. Non più pecore da curare ma palazzi da costruire. C’è poco cristianesimo tra i proclamatori e molta finanza ai vertici. Le mani sempre più robuste della «WDC» si estendono in tante direzioni. Una serie di comitati, sotto comitati e comitati dei comitati, in una specie di cenobio, si ritrovano sotto i voti di Cristo, per pianificare non progetti spirituali ma progettazione, costruzione e ristrutturazione di immobili, nonché altre forme di operazioni finanziarie destinate a ripagare gravi errori del passato.

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I pastori hanno cacciato le pecore dall’ovile e le hanno spinte a cercare nuovi terreni da edificare; hanno distolto lo sguardo dalle pecore e si sono concentrati non più verso pascoli lussureggianti, ma in mercati obbligazionari. Sono divenuti alberi senza fronde, né frutti; mosche cocchiere; pessimi naviganti sorpresi in un mare in tempesta.

Il tramonto del pastore

Di questo passo, il ruolo del pastore sta giungendo al tramonto, destinato a concludersi con l’oscuramento. Il pastore della tradizione biblica è ormai al crepuscolo. Egli sta morendo di morte naturale, spegnendosi a poco a poco nelle coscienze dei proclamatori, mediante lenta e progressiva agonia. Questi pastori che sono capaci di riempire di gente i grandi raduni estivi per parlare di Cristo, non hanno però il potere di riempire i cuori di amore cristiano.

L’anziano non è più interessato a questioni dottrinali e a discutere sul Verbo. E’ passato da un pezzo il tempo in cui s’infervorava alle adunanze o di casa in casa per le credenze cristologiche. Il tabernacolo è semideserto, l’organizzazione non ha più modelli da proporre e il vertice, abbiamo scoperto, che è muto avendo delegato ad altri la parola scritta. Molti vivono di luce riflessa. Quanti oggi si possono definire veri pastori di Dio? Molte pecore di Cristo non desiderano sbarazzarsi di una radicata formazione biblica e non vogliono né possono più permettersi di far tacere una coscienza critica, accettando passivamente proposte che poco hanno a che fare con il Vangelo, da una Gerarchia che grida ai complotti e che non ha ancora superato il complesso persecutorio.

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C’è un malcontento sommerso e che forse è solo la punta di un iceberg, ormai da alcuni anni alla deriva. C’è una calma piatta, una presenza assenza, quella del pastore e di chi ci guida, sempre più acuta assenza, che a forza di tacere le cose di Dio, chiusi nei sotterranei della teocrazia, e ormai dimenticati, sono dati per morti. Sono divenuti una statua, come il Mosè di Michelangelo e come tale, per farli «parlare» bisogna prenderli a colpi di “martello” giudiziario.

 

 

 

 

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