GLI “INATTIVI”: CREDENTI NON PRATICANTI?

Secondo il cardinale Biffi, il vero problema dei cattolici non è costituito dai credenti non praticanti, quanto dai praticanti non credenti. Molti che si professano cattolici non credono in dottrine importanti insegnate dalla Chiesa. Dichiararsi cristiani non suppone una fede consapevole dai contenuti evidenti.

Si diventa cristiani dopo un’accurata indagine sulle proprie credenze e sull’insegnamento di Cristo. Un credo che influisce sulla propria vita in maniera radicale. Molti credenti e non, sono stati sedotti da falsi ragionamenti e da dubbi che hanno inciso profondamente nella loro vita.

Ciò che conta non è credere in qualcosa o in qualcuno, ma affidarsi completamente a Dio e alla sua volontà. Questo implica una conoscenza sia della Bibbia sia del retto pensare di Dio, che convinca di essere nel vero. Bisogna costruirsi una fede come quella di Paolo in “Colui nel quale ho creduto, e sono convinto che egli può custodire ciò che ho affidato a lui fino a quel giorno”. (2 Timoteo 1:18)

Per chi è già un TdG è fondamentale che di tanto in tanto metta a fuoco i contenuti del suo credo e della verità professata. Altrimenti, il rischio è di indebolirsi spiritualmente a motivo di pratiche abitudinarie prive di passione. Oggi, non si è testimone di Geova per nascita o per volontà divina, ma si diventa nel tempo e ci si rimane tale con perseveranza e dopo molte lotte per mantenersi integro.

Perciò, il punto non è credere e convincersi di essere TdG ma diventare (passare a una condizione diversa dalla precedente, evolversi gradualmente acquisendo qualità spirituali simili a quelle di Dio) e rimanerci tali.

La fede professata deve tradursi in esperienze di vita. Non si tratta di credere o di difendere una dottrina, ma di essere consapevoli che si sta servendo Geova e Gesù con le opere. È la propria vita la dimostrazione in ciò che si crede.

Che dire, dunque, dei TdG “inattivi”, sono anch’essi credenti non praticanti come quelli delle tante religioni della cristianità? Intanto bisogna ammettere che anche tra i testimoni di Geova ci sono “praticanti non credenti”, non nel senso che non credono in Geova, tutt’altro, ma che sono dediti a pratiche più o meno riconosciute e approvate, ma fatte più per dovere e a volte senza il 100 per cento della propria convinzione e consapevolezza.

Molti TdG “inattivi” credono ancora in Dio ma non del tutto nell’organizzazione dei testimoni di Geova. Sembra un paradosso quello di credere più in Geova meno nella sua organizzazione, come se questa fosse di qualcun altro dio, ma è proprio così, a detta anche di molti di questi fratelli lontani. Il punto è capire cosa si intende per “praticare”.

Praticare cosa? Tanti “inattivi” non considerano più praticare le adunanze e la predicazione come qualcosa che Dio richiede. O perlomeno non propriamente così come richiesto dai vertici dei TdG. Si ritengono non praticanti della religione dei TdG ma credenti in Dio. Alcuni si sono convinti di credere più a Dio e a Cristo che a Geova, come se Geova fosse diventato un Dio alieno dopo averlo servito per tanto tempo.

Anche se la formula “credente non praticante” non è conosciuta o definita in questi termini dalla maggioranza dei TdG attivi, è evidente che “l’inattivo” viene considerato una pecora smarrita, lontana dalla congregazione, debole spiritualmente, che necessita di aiuto per ripristinare quelle pratiche di cui non fa più uso regolarmente (adunanze e predicazione). Perciò, l’inattivo è una pecora smarrita che, pur credendo in Geova, si è allontanato dalle consuete pratiche fondamentali dei TdG.

La nostra convinzione è che l’inattivo sia diventato prima un credente in Geova e poi per una serie di cause sia diventato un non praticante dell’organizzazione di Geova. Emersi dalla folla di questo mondo, a un dato momento sono scomparsi e molti di loro sono oramai immersi da tempo nell’anonimato. Praticante o no, pur se con l’etichetta (secondo noi sbagliata) di “inattivo”, questo fratello “lontano o assente” rimane a tutti gli effetti ancora un testimone di Geova battezzato.

È vero che loro sono “assenti”, ma quanti tdG attivi escono per essere “presenti” accanto a loro? Soltanto mutando atteggiamento nei loro confronti, in particolare di questa alterità, può essere individuata la pecora smarrita di Cristo di cui si parla nei vangeli. La pratica religiosa dev’essere coerentemente sostenuta da sani valori spirituali, perciò l’aspetto più importante è cosa si sceglie di diventare o praticare nella propria vita.

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Il punto di vista dei TdG:

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