Gli ingrati di Geova / 1^ parte

Che cos’è «la sindrome rancorosa del beneficato» che colpisce diversi testimoni di Geova attivi e inattivi, inclusi anche gli ex tdG?

È la mancanza di riconoscenza elevata al massimo grado. Gesù quando disse che “c’è più felicità nel dare che nel ricevere”, con ogni probabilità mise in conto anche l’ingratitudine, non solo nei suoi confronti, ma anche nei confronti di Geova, del suo popolo e in generale verso chi mostra generosità senza nessun tornaconto. (Atti 20:35)

Chi soffre di questa sindrome non vuole “dipendere” dal suo benefattore. Dopo aver ricevuto, quando aveva bisogno, aiuto e benefici di vario genere, ora si rivolta contro e cerca ogni modo per fargli pagare questo debito morale.

Si tratta di persone egocentriche, che soffrono questo senso di inferiorità nei confronti di chi li ha aiutati. Questa sindrome risale al Giardino di Eden, quando i nostri primogenitori si mostrarono ingrati e si rivoltarono contro il loro Grande Benefattore, Geova Dio.

Dover chiedere aiuto a qualcuno, a volte, dà fastidio, perché ci si sente in debito e si prova un senso di impotenza distruttiva, e questo crea un disagio profondo che porta a rimuovere il benefattore dalla propria memoria calunniandolo. Tutti sono soggetti a questa sindrome, perché ognuno è debitore dell’altro, soprattutto con il Creatore che ci ha donato la vita e che ci permette di vivere nonostante tutto. C’è chi apprezza e ringrazia sinceramente, qualcun altro fa di tutto per sdebitarsi, c’è chi riceve e fa finta di ringraziare, e poi c’è chi prende e nega di aver ricevuto, in alcuni casi offende pure. Nel caso di Gesù lo ammazzarono. E oggi, alcuni di questi ingrati, se potessero farebbero anche questo.

I beneficiari, invidiosi della forza di chi li ha aiutati e valorizzati, possono stravolgere lo spirito del dono ricevuto, la sua realtà e la sua qualità, facendo credere di essersela cavata da soli senza nessun aiuto esterno. Siccome sono diffidenti e sospettosi, non riescono a comprendere lo spirito generoso e altruistico del gesto, pensano che si tratti di un’azione volta a ingabbiarli e a farli sentire inferiori.

Ci sono alcuni che elargiscono doni a destra e manca, vittime compulsive, che per sentirsi giusti e approvati dispensano in continuo amore e volontariato e forse lo fanno per espiare colpe immaginarie o per far risplendere la loro luce narcisistica di cristiani munifici.

Un ex anziano, ora inattivo ci raccontava di essere stato vittima di altri anziani che hanno beneficiato delle sue capacità, del suo tempo, dei suoi sforzi per aiutare la congregazione e in particolare del ruolo che aveva in circoscrizione e in certi incarichi teocratici di un certo rilievo. “Ho sofferto molto questa situazione. Ho dedicato tempo, energie, privandomi di me stesso pur di aiutare i fratelli e sostenere la pura adorazione. Ho mostrato tanto affetto e sinceramente ho anche ricevuto molto sotto questo aspetto. Però ho avuto a che fare con cristiani immaturi, ingrati e irriconoscenti. Non me lo sarei mai aspettato da tdG ai quali ho dato la mia vita per aiutarli e sostenerli, anche nominati con i quali ho collaborato per anni, senza mai accorgermi della loro ingratitudine, fin quando non si sono pubblicamente manifestati. E sempre in presenza del sorvegliante di circoscrizione, mai in privato vis-à-vis.

Mai fidarsi incondizionatamente di persone che non sono all’altezza, che non sanno apprezzare la generosità sincera e che di punto in bianco vorrebbero trovarsi al posto tuo. Ho imparato che ci sono circostanze in cui è giusto condividere con fratelli che sanno apprezzare le tue qualità, i tuoi doni, ma con limiti ben precisi. Bisogna essere generosi ma mai prodighi, in particolare nei confronti di chi non sa riconoscere il tuo spirito generoso. Ero talmente arrabbiato (ora molto meno, ma sono passati diversi anni) che me ne sono andato via sbattendo la porta, ma pensando sempre che né Geova né Gesù (e altri fratelli) meritavano questo. Vivo con questo cruccio, ma con la determinazione di dare il meglio di me stesso comportandomi, per quanto mi sia possibile, nel migliore dei modi. Mi spiace che ho perso lo spirito generoso di un tempo. Ora sono più selettivo e non mi creo più problemi di coscienza se non faccio quello che alcuni ingrati vorrebbero che facessi. Non mi lascio più sfruttare da altri né farmi spremere come un limone. E se dovessi tornare di nuovo in congregazione starei più ‘schiscio’ possibile”.

“Non fare del bene se non sei pronto a sopportare il male che te ne verrà in cambio” è una celebre frase di Luis Buñuel, famoso cineasta spagnolo. Indica un’amara verità, che bisogna essere preparati al peggio, soprattutto da quelli a cui hai dato tanto e che meno te l’aspetti. E’ una frase del retro copertina del libro di Maria Rita Parsi, dal titolo INGRATI, la sindrome rancorosa del beneficato, di cui abbiamo tratto alcune riflessioni riportate in questo articolo.

L’illustrazione di copertina raffigura un cuore infilzato dai denti di una forchetta, simbolo del “cibo” che l’ingrato ha ricevuto e di cui si è saziato fino poi a rivoltarsi contro chi glielo ha donato, infilzandolo nella parte più preziosa dell’animo, facendolo anche sanguinare, come simboleggia bene la goccia di sangue che fuoriesce dal cuore.

«Debbo ringraziare le tante, troppe persone ingrate… sono state e sono i miei veri maestri di vita… ho compreso quanto sia, in ogni occasione, opportuno, accorto, sano, evitare di attribuire anche ad altri, se non dopo ampie dimostrazioni e verifiche, la capacità di capire il valore sacro, che personalmente, attribuisco alla gratitudine. Si tratta, infatti, di un mio personale modo di pensare… improntato ad alimentare con parole e azioni la profonda gratitudine nei confronti di chi ci ha offerto affetto, opportunità e sostegno, in momenti di crescita e di autentica difficoltà… senza chiedere in cambio altro che rispetto, riservatezza, lealtà. Grazie agli ingrati mi sono rafforzata. Ho imparato a lottare, a cadere e poi a rialzarmi; a perdere fiducia nelle persone e nel senso della vita e, poi, a ritrovarli». (Maria Rita Parsi)

(Continua)

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Commenti (1)

  • Anonimo

    |

    D’accordissimo

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