«Gli resistei faccia a faccia»

Ossia, opporsi a viso aperto quando c’è ipocrisia

Pietro è in compagnia dei cristiani gentili ad Antiochia di Siria. Quando arrivano certi ebrei da Gerusalemme, per timore degli uomini, Pietro si separa dai non ebrei, contraddicendo la direttiva dello spirito: per Dio non esistono distinzioni carnali. Coraggiosamente Paolo riprende pubblicamente Pietro, poiché il suo comportamento nuoceva al progresso del cristianesimo. — Gal 2:11-14.

Questi due uomini, diversi per temperamento ed estrazione sociale, avevano un modo molto diverso di concepire l’apostolato che era stato loro affidato da Cristo. Nonostante ciò, il rapporto fra i due non fu mai incrinato. Paolo pur riconoscendo il ruolo di Pietro quale “colonna” della congregazione (Gal 2:9) non esita a contestare una decisione pastorale ambigua e comunque discutibile.

Pietro è un uomo attento a salvaguardare gli equilibri interni della nuova congregazione cristiana; Paolo è più esplicito, più radicale, insofferente ai compromessi e alle sfumature. Pietro prima mangia con i giudei osservando le norme alimentari della Legge, poi quando è solo con i cristiani di matrice pagana segue altre regole.

«Resistei faccia a faccia a Cefa»

Scrive Paolo ai Galati. Denunciò quello che ai suoi occhi non era diplomazia o sensibilità, ma ipocrisia. Ubbidienza sì, alle “colonne”, ma anche coraggio di dire la verità. Allo stesso modo, si può essere sottomessi all’autorità teocratica ma prendere le distanze quando è necessario, così come princìpi cristiani e regole organizzative non si escludono a vicenda quando è chiara la scala dei valori in cui essi si esercitano.

In questa luce, l’episodio di Paolo con Pietro, può essere un esempio scritturale quando è necessario tutelare la sostanza delle fede cristiana, soprattutto quando vi sono diversità di visioni e di opzioni. La congregazione cristiana non è una fredda struttura omogenea, un blocco di pietra squadrato, ma un corpo vivente ove si distinguono membra differenti e doni diversi, tutti comunque ancorati in Cristo. Il confronto sincero e la pluralità di pensare e scegliere devono coesistere senza prevaricazione, purché si armonizzino a vicenda.

Pietro accettò con umiltà la correzione di Paolo. Capì lo sbaglio e fece di tutto per non ripeterlo più, infatti le Scritture non dicono che a Pietro siano stati tolti i suoi incarichi. Anzi, in seguito fu ispirato a scrivere due lettere che furono incluse nella Bibbia. Se Pietro avesse persistito nel suo errore causando sofferenze ai fratelli, le cose sarebbero andate diversamente.

Che dire di quei nominati che oggi continuano ad agire ipocritamente nelle congregazioni?

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