Gli schiaffi di Satana

In genere, il cristiano devoto è “preso a schiaffi” dopo aver compiuto un’opera gradita a Dio. E’ in questi momenti di eccessiva sicurezza, che viene indotto a permettersi una certa libertà e un certo rilassamento che gli fa allentare un po’ la presa.

A volte, certi schiaffi simbolici, arrivano al cristiano da persone buone o da quelli che gli sono più cari. Chi avrebbe mai pensato che le parole del Grande Tentatore potessero giungere a Gesù per bocca dell’apostolo Pietro? (Mt 16:21-23). Certi “schiaffi” operano per il nostro bene, poiché quelli che li ricevono, sono poi in grado di confortare coloro che si trovano nella stessa condizione. Nessuno può conoscere i trucchi diabolici meglio di colui che ha vissuto queste esperienze e ne è uscito fortificato.

Quando il cristiano cade e piange per aver preso troppi schiaffoni è possibile che questo giochi a suo favore e ne possa trarre un beneficio. Dopo aver rinnegato Gesù, Pietro si rese conto di ció che ha fatto e “pianse amaramente”. Divenne più modesto e non permise che accadesse un’altra volta una cosa del genere. La sua caduta gli spezzò il collo del suo orgoglio. C’è, comunque, una grande differenza, tra il cadere involontariamente e il farsi prendere a schiaffi volutamente.

 

 

 

 

Schiaffeggiare vuol dire colpire una o più volte, con la mano aperta e con una certa violenza la faccia di qualcuno. In genere gli schiaffi sono accompagnati da ira, animosità, derisione, disprezzo (Giob 16:10; Mt 26:67). L’apostolo Paolo parlò di una sofferenza che lo tormentava come una scheggia nel corpo, come un angelo di Satana che lo schiaffeggiava affinché non si esaltasse troppo. (2 Cor 12:7) L’apostolo Paolo costituisce un ottimo esempio su come “saper incassare” bene gli schiaffi di Satana. Egli fece frequenti viaggi e spesso pericolosi. Molti pericoli furono causati da persone della sua razza; da parte di persone delle nazioni; da falsi fratelli; da notti insonni; da lavoro penoso e da una salute cagionevole. Inoltre, patì la fame, la sete e il freddo. Ciononostante nessuna di queste cose mise a tacere Paolo.

Come ci sentiremmo se ci fossimo trovati nelle condizioni di Paolo? Avremmo rinunciato a Geova, a Cristo, ai fratelli e ci saremmo allontanati, abbandonando tutto e tutti? Quando ci lamentiamo delle cose che accadono in congregazione o dei torti subiti dai fratelli, ricordiamoci che anche Paolo ebbe a che fare con super-apostoli, falsi fratelli insidiosi che si dimostravano amici mentre erano sleali e traditori. Il loro scopo era quello di trovare accuse contro di lui. Come Paolo, potremmo essere “perplessi ma non senza via d’uscita; perseguitati ma non abbandonati; abbattuti ma non distrutti (2 Cor 4:8,9). E anche se dovessimo pregare Geova per toglierci la “spina nella carne” e non essere esauditi, possiamo stare certi che ci darà “la pace che sorpassa ogni pensiero affinché custodisca il nostro cuore e le nostre facoltà mentali” (Flp 4:7)

La nostra vita cristiana è un continuo schiaffeggiamento, anche in congregazione. Il problema, non sono gli schiaffi, pur se dolorosi, ma il modo come noi incassiamo questi schiaffi. Tutte le cose peggiori che concorrono al male, anche quelle che succedono con i fratelli finti o veri, al fine di abbattere il nostro spirito, possono, se Geova lo permette, cooperare al bene di ogni suo Testimone. Caro fratello lontano, anche se Dio non ti darà quello che ti piacerebbe avere, stai certo che non ti negherà ciò di cui hai bisogno.

In genere, quando si dà uno schiaffo a qualcuno, gli rimane l’impronta della mano sulla guancia. Geova ama di tutto cuore coloro che fanno parte del suo popolo e non darà mai uno schiaffo a nessuno che possa rimanere impresso sul suo viso. Anzi, al contrario, più che sulla faccia del suo adoratore, Geova lascerà la forma del viso di chi ama “incisa” sulle palme delle sue mani (Is 49:16).

Chi ha abbandonato “il suo primo amore” spegnendolo o intiepidendolo è come un uomo che si sveste dei suoi abiti caldi e pesanti in un giorno di inverno. Uno dei primi segni di deperimento spirituale è di non trovare più piacere in Geova, anche quando si è perseverato e sopportato (Riv 2:3,4). L’amore per Geova deve crescere. E’ questo il segreto per non cedere sotto la forza degli schiaffoni di Satana e dei suoi inviati. I fiori dipinti nei quadri non crescono mai. Ma di questo ne parleremo in un prossimo articolo.

i.i

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vedi anche:

 

«Un po’ d’olio nella giara piccola»

 

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