Guarda le pecore e saprai com’è il pastore

pecore e pastore

“Pascete il gregge di Dio affidato alla vostra cura, non per forza ma volontariamente, né per amore di guadagno disonesto, ma premurosamente” (1 Pietro 5:2).

La Bibbia fa spesso riferimento alla figura del pastore per insegnare importanti lezioni. Non c’è da meravigliarsi se Gesù e i suoi discepoli si servirono di questa figura come modello per i sorveglianti cristiani: “Pascete il gregge di Dio affidato alla vostra cura, non per forza ma volontariamente, né per amore di guadagno disonesto, ma premurosamente” (1 Pietro 5:2).

Nella solitudine, senza contatti con altri esseri umani nelle vicinanze, il pastore e le pecore creano un forte legame di natura emotiva. Quando una pecora si perde il pastore prova molto dolore. Anche quando una di esse si ammala o è venduta, il pastore piange perché perde un’amica cui vuole bene. Il bravo pastore è diligente, fidato e coraggioso. Trascorrendo molte ore con le pecore ha l’opportunità di conoscerle singolarmente, identificando le lente, le mansuete, le paurose, le deboli, le grasse, ma anche le più ostinate. A ogni pecora, il pastore assegna un nome in base alle caratteristiche o all’aspetto fisico. Per il pastore, spesso, è un problema insegnare alle pecore e alle capre a seguirlo e a ubbidirgli. In ogni gregge c’è di solito una pecora testarda. Altre pecore imitano quest’atteggiamento e ciò può diventare un serio problema. Con pazienza, il pastore cerca di disciplinare la pecora recalcitrante, a volte lasciandola sola nel recinto. Se la pecora continua a mostrarsi ostinata con ogni probabilità finirà in cucina.

Champaigne, il buon pastoreIn genere quando il proprietario o i suoi familiari si occupano degli animali, il gregge di solito sta bene. In certi casi chi possiede poche pecore le affida dietro compenso a un pastore che le include nel proprio gregge. I pastori salariati non prestano agli animali degli altri le stesse cure che prestano ai propri. In primavera il pastore porta le pecore a pascolare in alta montagna dove l’erba è più fresca e appetitosa. Per fare questo tragitto impiega alcuni giorni. Altri pastori per accorciare il percorso scelgono una scorciatoia. E’ un itinerario molto pericoloso a causa dei precipizi. Inoltre, è facile incontrare lupi che attaccano il gregge e sbranano le pecore. Nei fertili pascoli di montagna i pastori erigono dei recinti provvisori per proteggere il gregge durante la notte. Il pastore si sveglia molto presto per portarle al pascolo e farle brucare l’erba in tranquillità godendosi la fresca brezza mattutina. Quando il gregge riposa, il pastore controlla il loro stato di salute. Controllando ogni giorno le condizioni del gregge, egli salvaguarda la loro salute e ne garantisce la prosperità. A mezzogiorno le conduce a bere presso pozze di acqua fresca. La sera al ritorno, prima che le pecore entrino nel recinto, il pastore le conta una per una. Se una pecora manca all’appello, il pastore va a cercarla, anche in condizioni difficili. Nulla riesce a fermarlo. Verso la fine della stagione secca, il pastore trasferisce il gregge nelle valli e nelle pianure costiere e poi, con l’arrivo delle prime piogge, le riconduce a casa per farle svernare al caldo. Alcuni ricercatori hanno scoperto che le pecore sono fisionomiste: sono in grado di riconoscere le facce di 50 pecore e di 10 uomini. Riescono a ricordarle per almeno due anni. Non solo, ma sanno anche distinguere le diverse espressioni facciali, e preferiscono gli esseri umani sorridenti agli immusoniti.

Quando il pastore è amorevole, le pecore sono fiduciose. Il vero pastore dà il grano da mangiare e non la pula; le pasce e non le tosa; le guida e non le disperde; non le abbandona ma le protegge; non usa il forcone per contarle, ma adopera il vincastro e non le bastona. Raduna gli agnelli, li porta nel suo seno, li allatta e li conduce con cura. Le pecore non fuggono dal loro pastore. Ci vogliono anni per sviluppare qualità come pazienza, mansuetudine, umiltà, longanimità, mitezza di temperamento e padronanza di sé. Ma sono proprio queste le qualità di cui oggi un pastore ha bisogno per aver cura delle pecore di Dio. “Prestate attenzione a… tutto il gregge”. (Atti 20:28) Nell’espressione “tutto il gregge” sono inclusi tutti i componenti della congregazione. Il fatto che una pecora sia inattiva nel ministero o non frequenti le adunanze non significa che non faccia più parte del gregge. Continua a essere parte di “tutto il gregge” del quale gli anziani ‘devono rendere conto’ a Geova. (W 15/7/1993 p.27) Il vero pastore ha addosso l’odore di ogni pecora. Gesù ha ancora sulle spalle l’odore della pecora inattiva. Così come dai frutti si riconosce l’albero, se guardi le pecore, saprai com’è il pastore.

In alto: J.B. de Champaigne, Il buon pastore, Palais des Beaux-Arts de Lille

Tags: , , , ,

Trackback dal tuo sito.

inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

Built by TANOMA