Guardare con uno sguardo puro gli inattivi (e non solo loro)

Quando guardiamo un’opera d’arte cosa c’è dietro ad essa?

Ernst Gombrich è stato uno dei critici d’arte più famosi. La storia dell’arte è il suo libro sull’arte più importante e popolare mai pubblicato, sono state vendute più di 7 milioni di copie. Secondo lui, l’ostacolo maggiore al godimento di un’opera d’arte è la nostra riluttanza a superare abitudini e pregiudizi.

“Gli artisti sono spesso uomini timidi che troverebbero imbarazzante il concetto di bellezza così come viene usato oggi”. L’idea di bellezza e di emozioni da trasmettere tramite un’opera d’arte non rientrava nelle loro preoccupazioni. “Ciò che l’artista pensa quando progetta il quadro o si domanda quando ha finito di dipingere la tela è assai difficile tradurlo in parole”. Ciò che interessa all’artista se alla fine è “tutto a posto”.

Il suo compito è di armonizzare i colori, forme e gusti. Deve sapersi destreggiare tra molti elementi cercando di accordare tutto, di mettere a “posto” ogni cosa. “Forse si tormenterà su questo problema, forse mediterà per notti e notti; starà davanti al quadro tutto il giorno, cercando di aggiungere un tocco di colore qua o là, per poi di nuovo toglierlo, anche se nessuno ne avrebbe notato la differenza”. Non è quindi sulla bellezza o sulle emozioni che l’artista si concentra ma se nella sua tela tutto è a “posto”.

Per esempio, La Madonna del prato di Raffaello è bellissima e affascinante. Ma se si osservano i primi abbozzi noteremo che Raffaello si concentrò sul giusto equilibrio e sull’armonia delle figure. Negli schizzi si possono vedere le diverse posizioni del Bambino Gesù e le differenti posizioni della testa della Madonna che Raffaello cerca di adattare al movimento del bambino. Poi decise di rappresentare il bambino di scorcio con lo sguardo rivolto alla madre.

Sembra che Raffaello si sia spazientito nel cercare di trovare il punto giusto della testa del bambino e del piccolo Giovanni Battista. Infine, raggiunse l’equilibrio che cercava a prezzo di dura fatica. Ci riuscì e tutto appare nella giusta posizione. Infatti se si guarda il dipinto, Gesù Bambino si appoggia alle gambe della madre mentre cerca di tenersi in piedi. Il cugino Giovanni si inginocchia, mostrando rispetto.

La composizione segue uno schema piramidale con al vertice la bellissima testa di Maria, illuminata dalla luce, mentre lo sguardo è assorto in un profondo pensiero. La sua gamba destra distesa lungo una diagonale trascina con sé il manto azzurro dai bordi in oro. Sullo sfondo si staglia luminoso un paesaggio e un lago ammantati da una leggera foschia. La composizione è semplice e naturale, i gesti sono misurati, le forme delicate, i colori pastosi modellano e sfumano i corpi nudi di San Giovannino e del Bambino Gesù.

Tutti questi elementi passano inosservati quando si ammira un quadro, infatti non esistono regole accademiche per fare questo. L’artista lo sente e lo fa. Perciò è impossibile spiegare a parole perché un artista dipinse in quel modo. Le divergenze e le discussioni servono a far emergere particolari e a sviluppare quel senso di armonia che ogni generazione di artisti ha cercato di raggiungere.

“I grandi maestri – scrive Gombrich – hanno dato il meglio di sé in queste opere, ne hanno sofferto, sudato sangue per crearle: il meno che possiamo chiederci è di cercare di comprendere i loro intenti. Non si finisce mai di imparare in arte. Ci sono sempre cose nuove da scoprire. Ogni volta che ci poniamo dinanzi ad esse, le grandi opere appaiono diverse. Sembrano inesauribili e imprevedibili come veri e propri esseri umani”.

Quando scrisse il suo libro, più volte riveduto nel corso degli anni, Gombrich si poneva come obiettivo di “aprire gli occhi piuttosto che sciogliere le lingue” e ha sempre raccomandato “di vedere un quadro con sguardo vergine [puro, pulito, immacolato] e avventurarsi in esso in un viaggio di scoperta. Nessuno può prevedere con che cosa, da un simile viaggio, farà ritorno a casa”.

La percezione visiva. E’ il processo di elaborazione delle informazioni che provengono dal mondo esterno attraverso gli occhi ed elaborate dal cervello che le traduce in informazioni per comprendere la natura del soggetto. 

In uno dei nostri primi articoli (Ci vuole arte per capire l’inattivo) abbiamo messo in risalto quanto sia importante per un critico d’arte saper cogliere le varie sfumature per valutare bene un’opera d’arte. In genere, non esprime un parere senza sapere, altrimenti pregiudica la sua reputazione di critico d’arte.

Avevamo applicato questo esempio sull’importanza di conoscere i particolari per avere una visione globale della situazione di un inattivo prima di giudicarlo. Non si può ridurre il giudizio in base a ciò che si vede. Tutto quello che si percepisce è solo una parte ristretta della realtà. Soltanto i mediocri basano il proprio metro di valutazione sulle prime impressioni. Inoltre, ogni inattivo è diverso dagli altri così come ogni opera d’arte differisce da un’altra.

Noi non sapremo mai cosa c’è dietro ogni storia di questi fratelli inattivi. Il meno che possiamo chiederci è di comprendere le loro intenzioni, spesso imprevedibili. Sotto questo aspetto, lo sguardo, ci può essere utile per comprendere.

Quando Gesù mandò i suoi discepoli a predicare, non disse di parlare di lui, ma di guarire gli infermi, risuscitare i morti, sanare i lebbrosi, cacciare i demoni, dare gratuitamente. (Mt 10:8)

Ognuna di queste azioni ha relazione con lo sguardo. Per accorgersi che gli altri sono malati, lebbrosi, poveri, bisognosi di aiuto, occorre avere lo stesso sguardo amorevole di Gesù: prima ama e poi guarda. Noi invece, prima guardiamo e poi vediamo se è il caso di amare.

In genere, gli ostacoli che impediscono ai nostri occhi di guardare come Gesù sono: i pregiudizi o l’idea sbagliata che ci siamo fatti degli inattivi; vedere gli inattivi come un potenziale pericolo, una minaccia per la nostra fede e quindi un soggetto difficilmente omologabile; un ex proclamatore non più in grado di utilizzare le sue energie fisiche, morali, spirituali ed economiche; guardarlo come un malato o una persona debole sia fisicamente sia spiritualmente, e ciò richiede sforzi, sacrifici e tempo per riattivarlo e quindi poca disponibilità per aiutarlo e stargli dietro, come se fosse irreparabile e irrecuperabile.

Lo sguardo è un dono meraviglioso di Geova. Quando guardi negli occhi chi ti guarda ti rendi conto chi è veramente il fratello che ti sta davanti. A Gesù bastò uno sguardo per far diventare alcuni suoi discepoli. Lo sguardo di Gesù non condannava ma salvaguardava. “La lampada del corpo è l’occhio. Se, dunque, il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà illuminato; ma se il tuo occhio è malvagio, tutto il tuo corpo sarà tenebre”. – Matteo 6:22,23.

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Sull’Arte:  

 

Ci vuole arte per capire l’inattivo. Un critico d’arte non esprime un parere senza sapere, altrimenti pregiudica la sua reputazione di critico d’arte. Perché un pastore cristiano deve avere la stessa capacità che ha un critico d’arte quando spiega con passione un quadro?

 

 

Quadri, Geova ed emozioni. Può l’Arte aiutarci a comprendere le ragioni per cui ci commuoviamo davanti a un quadro? Dio è considerato il più grande artista dell’universo. Ci sentiamo emozionati davanti alle opere del suo creato?

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