Guardati alle spalle

Ovvero, stai in guardia di fronte ad eventuali attacchi di sorpresa e cautelati in modo da non farti cogliere impreparato da pericoli imprevisti.

Nell’arte, la prudenza, nella versione maschile viene raffigurata con tre volti: uno antico che volge lo sguardo al passato; uno maturo attento al presente e uno giovane che proietta il suo sguardo al futuro. Nel triplice ritratto dipinto da Tiziano e conservato presso la National Gallery di Londra si notano tre volti di uomini che raffigurano la vecchiaia, la maturità e la giovinezza, con riferimento al passato, presente e futuro. Queste tre facoltà intellettuali sono correlate con la prudenza: avere una buona memoria; una buona conoscenza delle cose presenti; saper prevedere e provvedere le cose future.

Sembra che Tiziano dipingendo tre teste di animali (un lupo, un leone e un cane) che guardano anch’esse in tre direzioni diverse, vogliano raffigurare: il lupo che si nutre dei ricordi del passato; il leone, la forza con la quale occorre condurre le attività presenti; il cane, capace di adulare e che guarda con spensieratezza al futuro. In alto, Tiziano ha inserito un motto diviso in tre parti: “Sulla base del passato / il presente prudentemente agisce / per non guastare l’azione futura”.

 

 

Il detto guardarsi alle spalle indica di stare in guardia di fronte ad eventuali attacchi di sorpresa; ma anche premunirsi, cautelarsi, fare in modo di non farsi cogliere impreparati da eventuali pericoli imprevisti. Può dare anche l’idea di guardarsi indietro, ripensare al proprio passato. Non a caso, la prudenza, viene rappresentata anche con una figura femminile che tiene in mano uno specchio in modo da potersi guardare alle spalle, come un automobilista fa con lo specchietto retrovisore della sua auto.

 

 

La prudenza deriva da prevedere, ed è la capacità di operare con discernimento tra ciò che si pensa e ciò che si fa. Serve a portare a compimento un’azione conoscendone bene le conseguenze. L’atteggiamento cauto ed equilibrato al quale la prudenza rimanda non è quello di porre un freno all’iniziativa, di frenare ogni idea, rallentare ogni pensiero o procedere con passo lento nelle proprie attività. È dunque il desiderio di vederci chiaro in quello che pensiamo e che stiamo per fare. «Il saggio è prudente e si allontana dal male, ma lo stupido è avventato e si sente troppo sicuro di sé», recita Proverbi 14:16.

La fretta con la quale si esige di fare certe cose, la pretesa di una rapida efficienza nell’agire, la pressante richiesta di svolgere certi compiti in tempi rapidi a discapito di un maggiore controllo e di una stabilità da verificare, impediscono non solo di prenderci il tempo per valutare eventuali rischi ma anche di scegliere le parole giuste e appropriate per recare beneficio a noi e agli altri. La persona prudente è quella che sa fino a che punto spingersi e come arrivarci. Valutare con oggettività e prevedere con intelligenza sono le caratteristiche di una persona prudente. Dicono che la prudenza sia la “conduttrice”, la guida delle altre virtù, perché coinvolge l’umiltà, l’ascolto e il discernimento, mentre la giustizia, la fortezza e la temperanza dipendono da essa.

Il Testimone prudente non si lascia condizionare dal trionfalismo né si lascia vincere dal pessimismo. Ha i piedi ben piantati per terra, crede nel Nuovo Mondo, ma è conscio che attualmente vive in una realtà tutt’altro che paradisiaca. Il testimone di Geova prudente è quello che fa della verità il suo principale criterio d’azione. La prudenza esige un’intelligenza disciplinata e vigilante, che non si lascia trasportare dai pregiudizi, che non giudica secondo i suoi desideri e le sue passioni, ma cerca sempre la verità, anche se questa risulta scomoda.

Il contrario della prudenza è l’imprudenza, l’essere precipitosi, impulsivi e sconsiderati. Conoscere la realtà vuol dire riconoscere che non si possiede tutta la verità. Il Testimone prudente non considera il possesso della verità abbastanza sufficiente da non mettere in dubbio le proprie capacità, il proprio credo o scartare a priori eventuali informazioni di cui può disporre per una maggiore crescita spirituale o per avere chiara la realtà dei fatti. Senza sminuire la conoscenza di cui si gode e si giudica, il Testimone prudente riconosce i suoi limiti e apprezza i dati che non ha e che cerca per arricchire la sua conoscenza e rafforzare la sua fede.

Un consiglio prudente può fare evitare un’azione precipitosa. Il Testimone prudente di solito è mansueto, nel senso che si lascia dire le cose. Non vuole sempre ragione perché sa perfettamente che questo atteggiamento si oppone alla verità. Il Testimone prudente è solerte, un modo questo per affrontare in maniera spirituale l’inedia. L’anziano prudente sa bene “l’aria che tira” nelle discussioni, nei conflitti, nei dibattiti. Si rende conto quanto sia impossibile anticipare e pianificare tutto ciò che è imponderabile. Egli impara ad affrontare le situazioni impreviste con flessibilità, perspicacia, abilità e ingegno. L’anziano prudente è discreto perché sa che la vita si sviluppa mediante azioni concrete e non solo a parole. Al riguardo è necessario saper indirizzare la prudenza nel modo giusto, perché come si diceva prima, essa guida molte altre qualità e altre virtù la seguono.

La precauzione, tipica del prudente, aiuta a scegliere ciò che è il meglio, superando gli ostacoli che ne impediscono la realizzazione. La realizzazione del bene presuppone conoscere bene la realtà. Non è fuori luogo, guardarsi alle spalle anche in congregazione. Alcuni sono invidiosi dei privilegi altrui. Li bramano e questo li porta a tramare alle spalle dei fratelli. Conoscere questa realtà (invidia tra fratelli) significa comportarsi in maniera adeguata per non farsi sopraffare e per evitare imprevisti dalle conseguenze dolorose.

Essere prudente significa, che di fronte a una situazione che ci obbliga ad agire, si deve indagare innanzitutto sulla realtà che ci sta di fronte e sulla base di ciò, determinare quale è il comportamento idoneo da tenere. La solerzia sembra il contrario della prudenza, in quanto essa è la prontezza a svolgere un compito con scrupolosità. Essere pronti – soprattutto desti e accorti –  ad agire, non significa chiudere gli occhi e muoversi alla cieca. Vuol dire muoversi rapidamente in maniera chiara, avendo bene in mente il giusto modo spirituale per agire. Lasciare che le cose peggiorino, in attesa di una mano divina che le metta a posto è contrario – paradossalmente – alla prudenza. Essere prudenti non significa muoversi con eccessivo ritardo o scaricare a Dio la competenza per risolvere certi problemi. Ribadiamo il concetto che la prudenza guida altre qualità, fra cui la giustizia. Se la prudenza non si muove, la giustizia latita. Perciò, prudenza è anche sinonimo di solerzia, cioè agire con prontezza subito dopo aver conosciuto bene i fatti, permettendo così alle altre qualità (giustizia, temperanza, fortezza) di muoversi anch’esse.

Quando una qualità va smarrita, anche il significato della realtà che essa rappresenta rischia di essere perso di vista. La prudenza separa il dovere dall’essere, vale a dire che il dovere è da fare in quanto dovere, ma potrebbe non essere la condotta giusta. Chi non sa come stanno le cose non può fare il bene, perché non intende in modo corretto la realtà. Purtroppo, anche nelle congregazioni, molti agiscono più per dovere che per conoscenza reale dei fatti. Costoro sono il contrario della prudenza. Essi sono imprudenti, palesemente colpevoli.

L’anziano prudente interpreta correttamente la realtà e agisce in maniera adeguata. Ciò implica farsi consigliare da esperti, avendo la capacità poi di saper scegliere i consigli più appropriati. Coloro che hanno responsabilità nelle congregazioni dovrebbero sviluppare la capacità della prudenza in modo da agire correttamente con i fratelli. Questo non vuol dire avere la certezza di non sbagliare mai; al contrario, significa riconoscere i vecchi sbagli e agire in modo tale da evitare di commettere gli stessi al presente. Il prudente sa come rettificare gli sbagli e chiedere perdono se necessario, e lasciarsi aiutare.

La prudenza aiuta a costruire una personalità matura e completa che genera stabilità nei fratelli. La prudenza ha la capacità di creare ordine dal disordine. Perciò, il Testimone prudente è colui che dopo aver scoperto i mezzi per raggiungere un buon fine, agisce con calma e se necessario anche di fretta, se non ci sono più altre cose da prendere in considerazione. Non aspetta che le cose degenerino o che vadano di male in peggio. Molte cose vanno male in congregazione, soprattutto tra gli anziani, perché molti di loro mancano di prudenza, cioè non hanno chiaro in mente la realtà dei fatti. E di conseguenza creano disastri. Prima viene la prudenza e poi la giustizia. Molti non lo hanno ancora capito, neanche di fronte all’allontanamento di molti fratelli. Per questo motivo, cari fratelli che ci leggete, è necessario che vi guardiate alle spalle.

Diversi, in congregazione, non hanno un’idea chiara della realtà. Mancando di prudenza, non avere cioè la capacità di vedere chiaro, agiscono in congregazione come se avessero le bende agli occhi e dentro le bende anche le fette di salame. In conclusione, il prudente ha gli occhi ben aperti perché conosce chiaramente i fatti sulla base del passato e agisce accortamente al presente in vista del futuro.

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