Ho bisogno di aiuto

christina primo piano

Soltanto se si conosce la storia che c’è dietro ogni sofferenza si può comprendere meglio il dolore dei nostri fratelli.

Christina’s World (Il mondo di Christina) di Andrew Wyeth è uno dei quadri americani più famosi e deve la sua fama grazie a un errore d’interpretazione. Se si osservano con attenzione le braccia della ragazza sdraiata nell’erba si nota che sono magre e piene di rughe. Sembrano le mani di una persona anziana. Non siamo in presenza di una giovane donna, anche se il corpo indica il contrario. Soltanto se si conosce la storia che c’è dietro al quadro si può comprendere meglio questa apparente stranezza.

Christina Olson, la donna raffigurata, aveva già 55 anni quando il dipinto fu realizzato. Abitava con il fratello in un villaggio dove l’artista si recava in vacanza con la moglie. Christina soffriva di una malattia muscolare incurabile. Le sue braccia erano magrissime, le mani deformate e aveva perso l’uso delle gambe. Non accettò mai la sedia a rotelle, lei preferiva trascinarsi per terra con la sola forza delle braccia.  Quando Wyeth la vide in mezzo al campo, decise di immortale quel momento. Per non far stancare ulteriormente l’amica ammalata, fece posare nell’erba sua moglie che all’epoca aveva ventisei anni. Dopo aver disegnato il corpo di sua moglie, Wyeth vi aggiunse la testa e le braccia magre di Christina.

La prima impressione è che la ragazza, sdraiata sul pendio di una collina, sia caduta e che stia trascinando il suo esile corpo verso la fattoria chiamando in soccorso il fratello che si trova dentro la casa situata in cima alla collina. La donna poggia le mani sul terreno, ha un abito rosa e dà le spalle allo spettatore in una torsione del busto verso la casa. L’inclinazione del terreno crea un senso della distanza, uno spazio troppo grande tra la ragazza e il punto di soccorso. Questo spazio ha lo scopo di trasmettere un forte sentimento piuttosto che la scena di un paesaggio. Infatti, dal quadro traspare, non solo la solitudine della ragazza, ma anche l’idea di una donna che convive con la sua disabilità, ma lo fa a modo suo. Desiderio di vivere e impedimento fisico sembrano compagni indissolubili per Christina.

christina

Noi osservatori, non riusciamo a vedere il volto della donna, né capire se è preoccupata o certa che il soccorso del fratello prima o poi arriverà. Non riusciamo a vedere se i suoi occhi si illuminano o si affievoliscono mentre guarda in modo fisso la fattoria. Quegli occhi siamo noi. Ognuno di noi vede quel momento in base al proprio stato d’animo: forza o debolezza, fiducia o disperazione, certezza o rassegnazione. Anche se la prima impressione che arriva all’osservatore è un’immagine di solitudine o di disperazione, non si può fare a meno di notare la determinazione con la quale questa donna non smette di fissare il suo obiettivo, pur se distante. Il suo sguardo non è indirizzato al suo corpo, segnato dalla malattia, non è bloccato al compatimento della sua situazione, è rivolto oltre, in direzione della salvezza.

Quella figura siamo tutti noi, creature impedite dall’imperfezione, ma anche cristiani che non si compatiscono, che non si abbattono, che vedono oltre il loro impedimento, che hanno lo sguardo rivolto in alto, fiduciosi che l’aiuto necessario presto o tardi arriverà. Siamo anche quelle figure che non si vedono, ma che sono dentro la casa, in cima alla collina. Fratelli e sorelle che odono il grido disperato dei loro conservi e che sono desti a prestare l’aiuto che serve a sollevare, a rinfrancare, a sostenere. Oppure, siamo persone che sono talmente occupate alle cose da fare dentro la casa di adorazione che non siamo in grado di udire le grida di aiuto che provengono da fuori, dove forse c’è una pecora smarrita, bisognosa di soccorso e di cure. Come ogni osservatore del quadro dà una sua interpretazione del soggetto rappresentato, così ognuno di noi ha un suo modo personale di intendere cosa significhi realmente prestare aiuto a un nostro conservo, sia esso attivo che inattivo. Una cosa è certa: soltanto se si conosce la storia di cosa c’è dietro a ogni sofferenza, a ogni stranezza dei nostri fratelli possiamo interpretare la vera realtà dei fatti e dare l’aiuto che essi meritano. Non critiche e giudizi negativi, ma aiuto concreto e amorevole. Non si giudica se non si conosce. Si presta aiuto anche quando non si conosce. E’ questa la differenza.

 

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Per saperne di più:

pastore ks Farsi carico di chi è nel bisogno

pastore Chi le può aiutare?

 

 

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