I «ceppaioli» son tornati: su Internet

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«Sei il padrone delle tue parole e ne sei il responsabile».

Le pubbliche fustigazioni sono di nuovo qui. Online è il titolo di un articolo di Anna Momigliano, pubblicato sul Corriere della Sera domenica 12 aprile 2015. L’autrice cita il libro So Yuo’ve Been Publicly Shamed, di Jon Ronson a proposito della pratica del public shaming. Secondo il pensiero di Ronson, la fustigazione pubblica è tornata di moda sotto forma di umiliazione pubblica su Internet. Il public shaming (pubblico disonore) coinvolge un colpevolista, presunto o tale, che è oggetto di giudizi oltraggiosi espressi tramite post o twitter e una presunta vittima che sente forte il bisogno di mettere in piazza le ingiustizie subite.

Si accoda a essi una confraternita di veri castigamatti che con le loro invettive degne del peggior Savonarola sbandierano gli errori che più sono in grado di nuocere alla reputazione del malcapitato. Il più delle volte, i giustizieri online, sulla base anche di un piccolo indizio, infliggono randellate a destra e manca senza nessuna pietà.

Ossessionati da una giustizia trasparente e sulla base di un processo indiziario che richiama i tribunali dell’Inquisizione e della Controriforma usano i social media come gogna mediatica con lo scopo di rovinare la vita di tante persone.

Da anni l’Italia soffre in modo cronico di colpevolismo, di un sospetto allargato, che della ricerca della verità spesso se ne infischia. La gente cerca il colpevole a tutti i costi e sospetta complotti anche quando dopo vari gradi di processi, l’imputato risulta innocente. Sono i colpevolisti colpevoli di colpevolismo, come accadeva ai tempi dei processi alle streghe. Il linciaggio moderno, oggi avviene a mezzo stampa o tramite i social.

«La gente vuole il colpevole a ogni costo e spesso se ne infischia di cercare la verità»

Quando nel 1985 fu lanciato il primo forum di discussione online, fu scelta una condizione molto chiara: «Sei il padrone delle tue parole e ne sei il responsabile». L’anonimato ha i suoi pregi ma anche i suoi difetti. Un utente anonimo può rivelare notizie scottanti, ma anche idiozie.

In realtà, nessun utente è anonimo. Quando è connesso a Internet, chi è responsabile di un eventuale reato può essere rintracciato e identificato tramite un indirizzo IP. In Rete non si è mai anonimi e in caso di diffamazione si è perseguibili.

Nei tempi biblici, i ceppi erano uno strumento di coercizione e punizione, che consisteva di un telaio di legno in cui venivano immobilizzati i piedi del prigioniero seduto, spesso esposto agli sguardi e agli scherni del pubblico. Giuseppe, Sansone, Geremia e molti altri servitori di Dio soffrirono questo genere di legami.

I ceppi romani avevano diversi fori in modo che, volendo, le gambe potevano essere divaricate, rendendo più penosa la tortura. Mentre erano in prigione a Filippi, Paolo e Sila ebbero i piedi assicurati nei ceppi. — Atti 16:24. Nessuno di questi strumenti era previsto dalla Legge data da Dio a Israele, che non prevedeva nemmeno le prigioni.

geremia-ceppi

Un’ingiustizia ci fa soffrire emotivamente e ci può danneggiare spiritualmente. Chi ne è vittima desidera ardentemente che il torto venga riparato. E’ naturale che sia così, perché il nostro Creatore ha instillato in noi un forte senso di giustizia. Comunque, possono esserci situazioni in cui il nostro senso di giustizia rimane inappagato.

E’ la Rete il luogo adatto per affrontare le ingiustizie? Forse è saggio esaminare prima la questione con obiettività per vedere se si tratta veramente di un’ingiustizia. E anche se lo fosse, è utile riflettere sull’esempio di Giuseppe, che subì molte ingiustizie e non permise che esse fiaccassero la sua spiritualità o indebolissero la fiducia in Geova.

Comunque, nulla si può paragonare alle ingiustizie subite da Gesù. Ingiustizie che lo portarono alla morte. Geova può consentire che una situazione si sviluppi senza il suo intervento e può sostenere quelli che considerano le ingiustizie una forma di addestramento. «Dopo che avrete sofferto per un po’», ci assicura la Bibbia, «l’Iddio di ogni immeritata benignità . . . completerà egli stesso il vostro addestramento, vi renderà fermi, vi renderà forti». — 1Pietro 5:10.

Geova vede cosa c’è nel cuore, e riconosce la lealtà di quelli che gli appartengono, ma i suoi leali devono agire senza esitazioni separandosi dagli ingiusti o rinunciando alle cose ingiuste. Ad esempio, Paolo consigliò di evitare «i discorsi vuoti e di respingere le questioni stolte e da ignoranti perché suscitano contese». (2 Tim. 2:16, 23)

Tali questioni sorgono anche nelle congregazioni, specie tra quei sorveglianti cristiani che promuovono un loro punto di vista su questioni che sono di natura personale. Ciò di cui ci dobbiamo accertare, è se le nostre scelte «sono accettevoli al Signore». (Efes.5:10) E’ nella Bibbia che dobbiamo cercare. E’ la Bibbia che ci deve guidare… anche online.

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