I criticatori vivono di malessere

La critica è l’arte del giudicare. La vera critica indaga, conosce e valuta correttamente. Chi sa criticare possiede “una facoltà intellettuale che lo rende capace di esaminare e valutare gli uomini nel loro operato e il risultato o i risultati della loro attività per scegliere, selezionare, distinguere il vero dal falso, il certo dal probabile, il bello dal meno bello o dal brutto, il buono dal cattivo o dal meno buono” (Treccani).

Il criticatore ha la consuetudine di criticare in negativo.

I CRITICATORI

  • Non ascoltano e non metabolizzano quanto viene detto.
  • Associano aspetti che non hanno nulla a che fare con il soggetto trattato. Saltano di palo in frasca.
  • Non percepiscono la conversazione come un’occasione per imparare, edificare, crescere, ma come una possibilità per sparare a zero. Vogliono sempre avere l’ultima parola.
  • Parlano alle spalle o nascondono la critica con una battuta o una frecciatina velenosa.
  • Da tempo non sanno più cos’è la pace mentale. Diventano rosiconi.
  • Per riempire il vuoto di se stessi si nutrono di critiche. Dentro di loro attivano un modello di denigrazione che li illude di essere i migliori.
  • Spostano l’attenzione dei loro disagi su altri concentrandosi sui lati negativi altrui. Come disse Gesù: “Guardano la pagliuzza altrui ma non la trave che hanno negli occhi”.
  • Con ogni probabilità essi stessi sono stati oggetto di critiche durante la loro infanzia e per questo è come se fossero stati marchiati a vita.
  • Spesso criticano perché si sentono minacciati dalla bravura e dalle capacità di altri. Si sentono inferiori e questo li spinge a denigrare. Si spaventano quando perdono il controllo della loro vita e su quella degli altri.
  • Offrono il loro aiuto, fanno credere che vogliono stare vicino per sostenervi. In realtà sono come il cavallo di Troia. Una volta dentro, diventano devastanti.
  • In un contraddittorio hanno sempre la peggio e non avendo basi serie e credibili su quanto asseriscono, finiscono per criticare, lamentarsi e piagnucolare.
  • La critica fa sentire potenti soprattutto quando è anonima. In realtà è un segno di debolezza.

Spesso è meglio non rispondere alle critiche perché reagire servirebbe solo ad esaltare ulteriormente l’altra persona e soddisfare il suo desiderio di protagonismo e controllo. In questi casi è meglio ignorare la critica (soprattutto se non si tratta di una persona a te molto cara), perché cercare di difendersi porterebbe solo in un vicolo cieco.

LE CRITICHE SUL WEB

Se date retta al lamentatore, potreste cominciare a pensare come lui. La critica fa breccia in una mente già predisposta al malcontento. Forse il modo di agire di un fratello non vi dava fastidio, ma ora sì che avete ascoltato una critica nei suoi confronti. Alla fine nulla di ciò che fa vi va bene. Avete cambiato atteggiamento: una piccola cosa ora l’avete ingigantita.

Onestamente, non tutti i responsabili di pascere il gregge di Dio sono meritevoli di critiche e di lamenti continui. Ci sono pastori degni di fiducia e che meritano rispetto. E’ vero che alcuni sono indegni del posto che occupano, ma per fortuna si tratta di una minoranza.

“In una grande casa non ci sono solo vasi d’oro e d’argento ma anche di legno e di terracotta, e alcuni per uno scopo onorevole ma altri per uno scopo privo di onore. Se, perciò, uno si mantiene puro da questi, sarà un vaso per uno scopo onorevole, santificato, utile al suo proprietario, preparato per ogni opera buona”. 2 Timoteo 2:20, 21. Coloro che non agiscono in armonia con le norme di Geova sono ‘vasi privi di onore’. Non sono i ‘vasi’ a giudicarsi fra di loro, ma il ‘proprietario’ dei vasi.

Il problema è che, questi ‘vasi disonorevoli’, si lasciano scorrazzare per troppo tempo nelle congregazioni permettendo di fare danni, a volte irreparabili. C’è troppa lentezza nel mettere le cose a posto. E questo causa lamentele da parte di alcuni.

Oggi gli anziani non devono ‘chiudere gli orecchi’ alle lamentele giustificate. (Proverbi 21:13) E invece di criticare i compagni di fede, gli anziani dovrebbero incoraggiarli ed edificarli. — 1 Corinti 8:1. (La Torre di Guardia 15/11/2002)

Non è facile non criticare. Per natura siamo portati alla lamentela. Ancor di più attraverso Internet. Per questo motivo, Gesù condannò questo atteggiamento quando disse: “Smettete di giudicare affinché non siate giudicati; poiché col giudizio col quale giudicate, sarete giudicati…”. — Matteo 7:1-5. Una cosa è certa, nessun essere umano può comprendere i suoi servitori così bene come Geova. Un’onesta valutazione dei nostri propri difetti dovuti all’imperfezione dovrebbe trattenerci dall’emettere giudizi che Dio considererebbe ingiusti.

Se le informazioni spirituali che riguardano i tdG, arrivano attraverso altri canali digitali che non sono la fonte ufficiale, in molti casi non c’è la garanzia che non siano state modificate o contaminate (Sal. 18:26;19:8).

C’è una carica religiosa nel Web, superiore a quella che in genere troviamo nelle chiese o nelle congregazioni. La sua pervasività è tale da far concorrenza (spesso sleale) alle stesse religioni istituzionalizzate.

Il problema è che non si tratta soltanto di esporre (non di rado in modo pregiudizievole) le proprie idee su determinate dottrine o fatti specifici, spesso in forma anonima, ma abbiamo a che fare con una estensione della vita reale. Molti internettiani religiosi vivono realmente quanto leggono o scrivono virtualmente.

Non sempre è facile distinguere la finzione dalla realtà. Anzi, sembra che si stia procedendo a una realtà ‘liquida’, a una fusione tra web e realtà, a una simbiosi di vita, di pensieri che determinano il tipo di comportamento da seguire.

In chiave moderna stiamo diventando figli della tecnologia e dei suoi sistemi di cambiare radicalmente il mondo. Non più la tecnica al servizio dell’uomo, ma l’uomo asservito alla tecnica. E questo processo di interazione riguarda ogni campo, incluso quello della religione. Il nostro processo di apprendimento non è più come quello di una volta, a gradini. La nostra comprensione ha fatto un notevole passo in avanti. Oggi non si cammina più nella conoscenza, ma si corre e velocemente.

Laddove la vita comunitaria è soggetta a un controllo da parte dei vertici, l’accesso alla Rete viene visto come un pericolo. Aprendo una finestra sul Web, un mondo sostanzialmente privo di costrizioni, che presenta una visione di libertà assoluta, un semplice approccio può costituire una forza decostruttiva pericolosa per la propria fede e la propria emotività. E’ quindi fondamentale un controllo che sappia filtrare lo scambio di informazioni che circolano nel Web.

E’ difficile gestire il sovraccarico di informazioni non verificate. Internet per sua stessa natura è sregolato. Il paradosso delle varie diatribe religiose che nascono e muoiono sui social o nei vari blog, è che presentano una radicalità e un’intolleranza, pari se non superiore a quella mostrata dalle stesse religioni nei confronti degli ex membri. Si contesta e si critica la radicalizzazione religiosa reale con critiche virtuali che hanno uguale tenore radicalizzato, se non di più.

Le critiche antireligiose e i detrattori antisette hanno nella Rete una grande risonanza. Il punto non è l’accuratezza o meno delle informazioni, quanto il fatto che la presenza on line sia priva della consistenza fisica del movimento. Più alzano la voce rispetto alla propaganda della religione in discussione, più la stessa religione si chiude in se stessa.

Col tempo si è compreso che demonizzare la Rete o isolarsi da essa è controproducente e anacronistico. Il Web esercita sempre e comunque il suo influsso. E’ impossibile impedire che circolino on line informazioni e critiche di ogni genere. Comunque, bisogna ammettere che certe critiche on line hanno allentato il rigore di certi precetti.

Con la creazione di siti ufficiali si è cercato di positivizzare la propria immagine rispetto alla negatività con la quale venivano presentate certe religioni. In questo modo è stato loro possibile rientrare nel gioco delle interpretazioni e dei conflitti, da cui sarebbero stati esclusi per l’impossibilità di far sentire la loro voce.

La diffusione di Internet costringe a fare i conti con quelle novità che destabilizzano. Il problema di molti siti religiosi istituzionalizzati è la mancanza di interattività, spesso pari allo zero. Ad esempio, il sito ufficiale dei tdG, JW.org è contrario alla diffusione di informazioni da parte di altri siti (sia di tdG che di ex), che non siano i canali ufficiali del sito stesso. JW.org non ritiene un forum online uno spazio appropriato per ‘esortare con mitezza quelli che si oppongono’ (2 Tim. 2:23-25; 1 Tim. 6:3-5). Nessun membro del Corpo Direttivo ha una propria pagina Web né è presente su alcun social network.

La direttiva è chiara: indirizzare le persone al sito jw.org contribuisce a diffondere la “buona notizia”.  Secondo il CD, in questo modo si indirizzano le persone che mostrano interesse per la verità verso i suoi siti ufficiali, mettendoli in contatto con l’unica vera fonte di cibo spirituale, lo “schiavo fedele e saggio”. Fissati questi paletti, la tecnologia informativa dei tdG diventa quindi una esclusiva del CD. Si trascura un particolare: il Web è un “mezzo di comunicazione sociale” dove l’interazione  è la caratteristica principale.

Senza la reciproca influenza tra individui (o gruppi) tramite processi di comunicazione (verbale, gestuale, ecc.) non può esserci interazione. Il sito JW.org è soltanto un adattamento ai tempi moderni, un semplice riallineamento tattico, funzionale alla diffusione della “buona notizia”. La realtà virtuale non sostituisce comunque la reale presenza di Cristo e dei suoi discepoli, nonchè quelle pratiche di vita reale (non virtuale) che Dio approva.

Punto di vista di JW.org su COME REAGISCONO I CRISTIANI ALLE CRITICHE PUBBLICHE

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