I LAVORATORI DELL’ULTIMA ORA

Chissà cosa penserà l’asina dei meriti di coloro che accolgono con buona volontà l’invito di Gesù a lavorare la sua vigna. Sono indeciso se parlare di questo racconto, perché in alcuni passi della Bibbia si deduce che Dio tiene conto dei meriti di ciascuno.

In questa similitudine della vigna con il Regno dei cieli, sembra invece che il padrone della vigna non prenda in considerazione i meriti degli operai, che pur avendo svolto il lavoro in fasce orarie diverse sono tutti pagati con un denaro.

GLI OPERAI NELLA VIGNA (MATTEO 20:1-16)

Per ribadire il concetto che “molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi”, Gesù pronuncia la parabola degli operai nella vigna, facendo riferimento non al passato ma a una situazione del suo tempo. (Matteo 19:30). I capi religiosi, i farisei e gli scribi, in teoria dovrebbero essere quelli che si impegnano di continuo nel servizio a Dio. Sono come operai che lavorano a tempo pieno e si aspettano una paga adeguata: un denaro per un intero giorno di lavoro.

Fra loro c’è la convinzione che le persone comuni servano Dio in misura minore rispetto ai loro servigi, loro lavorano a tempo pieno, mentre tutti gli altri come part time.  Gli “altri” che seguono Gesù, sono considerati “gente maledetta” (Giovanni 7:49). Quando il padrone della vigna (Dio) ha mandato suo Figlio (Gesù) a chiamare questi lavoratori (gli ebrei del I secolo) era il tempo ultimo della giornata, quello dell’11a ora. Si tratta dunque dei discepoli di Gesù che hanno accolto il suo invito.

Saputo che quelli dell’11a ora hanno ricevuto un denaro, quelli della prima ora pensavano di ricevere di più, ma anche loro furono pagati con un denaro ciascuno. Logicamente non erano d’accordo e cominciarono a mormorare. Il proprietario ribadisce che ha rispettato il patto stipulato con loro. Quindi non c’è nessuna ingiustizia da parte sua.

Dopo la morte di Gesù, ci fu un cambiamento epocale: la nazione letterale di Israele verrà rigettata e in seguito Dio ne sceglierà una nuova, “l’Israele di Dio” (Galati 6:16; Matteo 23:38). Coloro che fino ad ora sono stati considerati “ultimi” saranno i primi a ricevere il privilegio di essere testimoni di Gesù “fino alla più distante parte della terra” (Atti 1:5, 8; Matteo 3:11).

Non dico che altri siano migliori di te nell’insegnare e applicare i passi dei vangeli. Ad ascoltare le loro prediche viene voglia di sprofondare. Se non fossi sorretta dalla specifica virtù che contraddistingue noi asini, cioè la pazienza, sarei sprofondata anch’io.

Dimmi, ti sembra un padrone giusto? È ovvio che i lavoratori della prima ora hanno il diritto di protestare. E tuttavia non serve a nulla. Ricevono la stessa paga degli ultimi. Avrebbero potuto scioperare per questo comportamento antisindacale.

Il fatto è che il denaro del padrone della vigna non ha nessuna relazione con i meriti –  come mi sembra che tu abbia afferrato –  né con i primi operai né con gli ultimi. Infatti per gli uni sarebbe poco e per gli altri troppo. E allora? Allora, forse, il denaro significa qualcos’altro che ha più valore del denaro stesso. Il denaro che il padrone paga è uno solo: Gesù. Uguale per tutti e per tutti sproporzionato perché infinitamente più grande di ogni merito umano. E per tutti divinamente soddisfacente e appagante.

Ecco la paga di Dio, che mette in ridicolo meriti e demeriti, questo è ciò che significa l’amore di Dio, l’aver pagato il genere umano ubbidiente per riscattarlo con la cosa più preziosa, il valore della vita di suo Figlio. Pur svolgendo il servizio a Dio, in quantità e qualità, è la famosa moneta che riceviamo con la vita eterna in un nuovo mondo, e la riceviamo più come premio che come compenso. La vita eterna è una ricompensa della benignità di Dio che non meritiamo.

È Dio a prospettare le ricompense ai suoi servitori leali e non i servitori a chiedere un compenso adeguato al servizio che gli rendono. (Ebrei 11:6) Le ricompense sono atti di amore di Dio. Lui apprezza e favorisce tutti quelli che gli rendono persino il minimo servizio, poco e niente. Non sono le ore lavorate nella vigna a contare, ma quanto si apprezza ciò che si riceve da Dio. L’attenzione è sull’immeritata benignità del Creatore e non sul servizio che ciascuno gli rende. Non esiste il concetto di paga: più facciamo più riceviamo. Per Dio non esiste la contabilità e tu dovresti saperlo bene.

Ora rispondimi. Il tuo servizio di lunga data, vale più di quello di un fedele da poco battezzato? O la tua dedizione attiva a Dio ha più valore di quella di un inattivo? Da cosa la misuri? Dal fare servizio o dall’amore verso di Lui? Dirai che Dio è ingiusto a ricompensare chi vuole e come vuole? Chi si salverà nel giorno del giudizio, quelli che si considerano attivi e approvati a motivo delle ore passate a lavorare nella vigna o ci saranno anche quelli che Dio vorrà ricompensare per altre fatiche che tu non conosci?

      Auguri per la ricompensa e buon lavoro per le anime che ti sono state assegnate nella vigna del padrone.

                                                                                                                              La tua asina di Balaam

Quest’asina sta cominciando a diventare un pungiglione nella testa. Devo ammettere che non esistono meriti più grandi di quello del valore sacrificale della vita di Gesù. È l’unico merito per avere la salvezza da Dio.

(continua)

LE PRECEDENTI LETTERE:

  1. IL FICO SECCO
  2. IL RITORNO A CASA DEL FIGLIO

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