I nostri atti ci seguono

Non possiamo illuderci che il nostro agire non abbia conseguenze (Galati 6:7).

Le conseguenze seguono le nostre decisioni, possiamo scegliere di controllare i pensieri sbagliati, e in questo caso le conseguenze saranno positive. Oppure possiamo lasciare che i sentimenti negativi controllino le azioni, e in quest’altro caso le conseguenze saranno negative.

Troppo spesso dimentichiamo che le azioni di una singola persona attuate per i propri scopi, potrebbero finire per ricadere anche sulla sua famiglia o sul resto della congregazione.

Un concetto che spesso sfugge è che non tutti sono consapevoli che lo spazio condiviso nell’organizzazione e ciò che facciamo al suo interno o al suo esterno ci riguardano in prima persona, anche se non sappiamo bene su chi incideranno, come, dove e quando.

Inoltre, se permettiamo ad altri di prendere decisioni al posto nostro significa che abbiamo deciso di seguire loro, con tutte le conseguenze del caso. Alcuni si sono lasciati prendere dalla fretta per poi pentirsi di non aver riflettuto bene prima di decidere.

Ci sono situazioni in cui è meglio cambiare le decisioni prese per evitare di fare cose sbagliate, ad esempio certe circostanze cambiano nel tempo e gli sviluppi possono prendere una strada diversa da quella preventivata.

Ci consola sapere che Dio non ricorda più le scelte sbagliate fatte e che hanno indotto a peccare (2 Corinti 7:11). Anche se Dio si compiace quando rimediamo ai nostri errori, nondimeno non ci esenta da tutti gli effetti delle nostre azioni sbagliate (Galati 6:7).

Si può imparare ad avvicinarsi alle cose positive e a evitare quelle negative? Certe azioni sono influenzate dalle convinzioni. Inizialmente si agisce in base a ciò che si crede sia giusto o sbagliato, ma poi sono le conseguenze che ci fanno comprendere se la scelta fatta sia stata giusta o sbagliata.

Conseguenza deriva da una parola latina che significa “seguire”. Perciò, la conseguenza è la logica conclusione che si deduce da una premessa. Le azioni ci seguono. Per chi ha la speranza celeste, la Bibbia dice che dopo la sua morte “le sue opere lo seguono” o lo accompagnano (Rivelazione 14:13). In questo caso sono le azioni il metro per misurare una vita fedele a Dio o una vita lontana da lui.

Le opere eccellenti recano gloria a Dio (Matteo 5:16). Tra le altre cose, la Bibbia dice che “la sapienza è “pronta a ubbidire”, nel senso che ci si lascia guidare dalla sapienza divina e ci si sottomette a quello che dicono le Scritture.

Il vero cristiano non è conosciuto come uno che prende una decisione e poi rifiuta di riconoscere quei fatti che lo contraddicono. Anzi è pronto a cambiare quando gli viene dimostrato chiaramente con le Scritture che la sua presa di posizione è sbagliata.

Il valore della vita non si valuta solo dall’aspetto esteriore, per quanto possa essere abbellito. Quello che più conta sono le qualità interiori che spingono il cristiano a vivere secondo gli insegnamenti di Cristo.

Ciò che è nel cuore è alla base delle nostre azioni (1 Samuele 16:7). Questo perché le opere non sempre dicono tutto. Il risuscitato Gesù, preoccupato per la congregazione di Efeso nonostante le opere buone che i suoi componenti facevano, disse: “Conosco le tue opere, tuttavia, ho questo contro di te, che hai lasciato l’amore che avevi in principio” (Rivelazione 2:1-4).

Altri possono vedere le nostre opere, ma non possono discernere i motivi che ci spingono ad agire.

Guardatevi dal lievito dei maldicenti digitali. Nel web si tende a dare più importanza alle parole che mettono in risalto errori dottrinali e alle decisioni che vengono prese dall’alto. In tanti si preoccupano degli aspetti negativi e non di quelli positivi.

L’esempio dei farisei ci insegna che dobbiamo avere un concetto ragionevole delle opere. È vero che queste sono essenziali, perché “la fede senza opere è morta”. (Giacomo 2:26) Tuttavia nel web (ma anche nella vita reale) gli uomini imperfetti tendono a giudicare le persone da ciò che fanno, anziché da ciò che sono.

Alcuni sono ossessionati nel cercare continuamente errori fatti dai TdG, come se questo fosse il metro per misurare se una religione sia falsa. Diventano rigidi legalisti come i farisei che “scolano il moscerino ma inghiottono il cammello” (Matteo 23:24).

Singoli comportamenti possono avere effetti minimi ma se si sommano a quelle di altri milioni possono produrre effetti di grande peso positivo o negativo.

Le opere di santa devozione sono approvate da Dio quando procedono dall’interno all’esterno. Proverbi 21:2 dice che Dio “fa una stima dei cuori” non delle chiacchiere. Comprende i nostri limiti e pur essendo perfetto, nei rapporti con i suoi adoratori imperfetti non è un perfezionista. È ragionevole e realista nelle sue aspettative.

In conclusione possiamo dire che alcune conseguenze dipendono da scelte involontarie, anche se prevedibili, mentre altre fanno parte dell’azione stessa. Sul piano morale e spirituale conta il valore che attribuiamo alle conseguenze delle nostre azioni e non all’azione in sé.

I nostri atti ci seguono in qualunque aspetto della nostra vita e se spinti dall’amore di Dio ci impediranno di essere inattivi (2 Pietro 1:8).

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